Archive for May, 2006

Rimpianti\1

Thursday, May 18th, 2006

Dopo averci smaronato per cinque anni cinque che il vero problema della giustizia risiedeva nell’infamante laurea da ingegnere del dottor Castelli, ieri Romano Prodigy ha issato al Ministero che fu dell’ingegnere tal Mastella Clemente.

Il suddetto, laureato in lettere (fondamentale per risolvere i problemi del nostro sistema) è noto per essere persona coerente,leale e per nulla legato al potere.
Tra le sue credenziali dicono esserci dei senatori, fondamentali per non far cadere il governo. Altro degno di nota, francamente, non riusciamo a vederlo.

Rimpiango Roberto Castelli, ingegnere.

 

We’ll miss you

Wednesday, May 17th, 2006

 

Si chiude l’era Biagi

Wednesday, May 17th, 2006

E’ ufficiale, Cesare Damiano è il nuovo ministro del Lavoro. Una pessima notizia.
Prima di tutto perchè Lavoro e Welfare andavano tenuti insieme e invece sono stati divisi (così da accontentare tutti), secondo perchè Damiano lo conosciamo bene e non ci ispira fiducia.

Ha scritto un libro sul welfare con Tiziano Treu. Siccome il Welfare va a Ferrero vi facciamo solo notare che Damiano è quel che si dice uno statalista duro e puro. Qui la recensione.

Ma siccome il nostro nuovo ministro si occuperà prevalentemente del cosiddetto pacchetto Biagi, sentiamo cosa diceva a riguardo non molto tempo fa.

“L’innovazione finisce per essere soprattutto il forte ingresso delle strutture private che corre, però, il rischio di frantumare le iniziative sul mercato del lavoro, con un processo di dispersione eccessivo. Oggi, infatti, possono intervenire una pluralità di soggetti privati, perfino i consulenti del lavoro. Come se l’occupazione fosse una merce privata!

Io questa legge non la condivido perchè introduce elementi di precarizzazione nel mercato del lavoro che sono l’opposto della buona flessibilità degli anni ‘90.”

Ci siamo giocati il futuro. Adesso spero ceh quel poco di liberale che c’è nella Rosa nel Pugno si renda conto, magari in ritardo, della responsabilità che si è presa nel consegnare il paese a certa gente. Auguri.

 

Due lezioni

Tuesday, May 16th, 2006

E’ tutto qui.

Prima lezione: un blogger (uno dei migliori, diciamolo pure) insegna a molti pseudo-giornalisti come fare domande non banali.

Seconda lezione: un sindacalista (Pietro Ichino) spiega a molti pseudo-esperti di mondo del lavoro come si affrontano i problemi. Con tanto realismo e poca ideologia.

Chapeau

 

Dovete assolutamente votare per…

Monday, May 15th, 2006

Emilia Rossi, Torinese. Candidata in Forza Italia per i Riformatori Liberali. Io non posso proporre voti di scambio ma posso dirvi una cosa molto semplice, cari torinesi: Emilia è persona validissima, liberale vera e votarla è importantissimo.
Per mandare un segnale. Un segnale forte che questo paese può cambiare davvero e che il centrodestra può esserne il motore. Un segnale per premiare tutti quei liberali che fanno politica attiva e che si misurano con l’amministrazione locale.

 

…and you’ll never walk alone…

Sunday, May 14th, 2006

 

Dite un pò quel che vi pare..

Friday, May 12th, 2006

 

…ma noi sto casino per le vicepresidenze,le presidenze, le rappresentanze condominiali, le poltrone, le sedie, i seggiolini, le scrivanie e tutto quello che si stanno distribuendo non lo abbiamo fatto.

Nel 2001 vincemmo, senza tanti casini abbiamo eletto i presidenti delle Camere e formato un governo presentabile.
Questi geniacci qui stanno litigando per mettere un comunista al welfare, rosy bindi all’interno, mastella alla difesa, un giustizialista alle riforme, un pecoraro all’ambiente…e paperino? paperoga? pippo? Glielo vogliamo trovare un posto anche a loro?

Per D’Alema: Massimo non preoccuparti,se non ti danno nemmeno gli esteri o quello che chiedi, ricordati sempre che Ratzinger è vecchiotto. Magari al Conclave prossimo mettiamo una buona parola per te. Chissà che dove non è riuscito Romano riesca lo Spirito Santo.

Andate in Pace.

 

SottoMonarchia

Friday, May 12th, 2006

Il nuovo Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio sarà Enrico Letta, succede a Gianni Letta.

Il Letta di Prodi sarà Letta.

 

La gente come noi non molla mai

Thursday, May 11th, 2006

 

Dev’essergli venuta la tentazione di mollare tutto all’Amor Nostro. Gli è balenata in testa, come un temporale estivo: rapido e quasi indolore. Potrebbe andare a Tahiti, comprarsi un atollo in qualche oceano, costruire ospedali per bambini. Potrebbe fare qualsiasi cosa.

Ma,porca vacca, lui è Silvio, non uno qualsiasi. Lui ha dato cittadinanza politica a milioni di persone che non ce l’avevano. Nel 1994 è sceso in campo raccogliendo i cocci di un’Italia sfiduciata dai politici di professione e raccontandoci che esisteva un’Italia diversa che non era nè Martinazzoli, nè Occhetto.
E poi dal 96 al 2001,quell’attraversata nel deserto, il giro in nave per le regionali, Azzurra Libertà cantata a squarciagola, il riavvicinamento con Bossi, il Contratto con gli Italiani. Nessuno come lui ha innovato la politica di questo paese, nessuno come lui ha saputo essere politico e antipolitico nello stesso tempo. Tesi e antitesi di se stesso. Nessuno.

Andato al governo ci ha deliziati per cinque anni: le pacche sulle spalle, le passeggiate in Piazza Navona, le cene del lunedì, i consigli ad Ancelotti, le ospitate da Vespa, l’appello finale nel confronto. Quel dito puntato e quell’ “andiamo avanti insieme”, tutto per il suo popolo.
Già, il suo popolo. Se non ve ne siete accorti l’impresa di Silvietto nostro è stata quella di creare un popolo di centrodestra, di mobilitarlo, i portarlo al voto compatto a riconfermagli la fiducia.
Un’elezione ormai persa si è rivelata la più grande rimonta elettorale a cui abbiamo assistito. Una cavalcata esaltante, fatta tutta d’un fiato.

Conclusasi a Napoli,in un bagno di folla senza precedenti. Ci siamo specchiati in quella folla che lo acclamava, abbiamo capito di essere un popolo anche noi. Silenzioso e moderato, ma non per questo ininfluente.

E allora via quell’aria triste Silvio, la gente come noi non finisce di stupire, di vincere, di gioire e di lottare per quello in cui crede.
Solo dieci anni fa pensare che sarebbe esistito un centrodestra così forte in Italia sarebbe stata un’utopia. Pensare di creare un polo che osteggiasse i poteri forti, che se la prendesse coi vertici di Confindustria, con l’Editoria schierata, con l’egemonia culturale e che riuscisse a raccogliere e coagulare consensi era una follia.

Già, la Follia. L’elogio della Follia. Quello che ci fa dire oggi che il futuro di questo paese siamo noi e che questo rigurgito di passato finirà presto.

PS:LEGGERE ASSOLUTAMENTE

 

Lo strappo più grave

Wednesday, May 10th, 2006

Inutile girarci intorno. Hanno i numeri,decidono di governare. Bene.
E poi hanno i numeri per eleggere il Presidente della Repubblica e decidono di eleggerlo. Benissimo.

Peccato che nel programma c’era scritto l’esatto contrario. Ma si sa,sono uomini d’onore, loro. Sarebbe stato fondamentale, in un sistema bipolare schizofrenico come questo, avere una figura di altissimo profilo e di indubbia imparzialità.

Non sarà così, per volere dei Ds. Lo strappo, a mio avviso, è grave e i motivi sono molteplici.

Primo: si è deciso di considerare la carica più prestigiosa e rappresentativa alla stregua di una qualsiasi poltrona in un CdA di qualche azienda parastatale. E la si è lottizzata di conseguenza. Doveva andare ai Ds, c’era da decidere il nome. Prima D’Alema, poi Napolitano. Oltre Napolitano non c’era nessuno di proponibile, non dei Ds, per cui la partita si è chiusa lì.

Secondo: si è scelto una personalità connotata politicamente in maniera evidente.
Mi obbietterete che accadeva anche prima, ma con l’avvento del sistema bipolare e la conseguente spaccatura in due del parlamento in una ferrea logica di alternanza mi sembrava ovvio (a rigor di costituzione) si dovesse scegliere un uomo al di fuori degli schieramenti,o almeno dei partiti.
Per Ciampi fu così: uomo vicino al centrosinistra (tanto da esserne ministro) ma sicuramente al di sopra di ogni sospetto.
Le uniche immagini che abbiamo di Napolitano, al momento, riguardano congressi di partito. Dalla Falce e Martello, ai Ds, passando per la Quercia di Occhetto. La  cosa è,francamente, deprimente.

Terzo: si è deciso che il sistema di “collaborazione” tra maggioranza e opposizione in occasioni dal forte carattere istituzionale come queste debba essere uno schema del tipo “io propongo, se ti va bene meglio”.
Si è proposto D’Alema e lo si è ritirato, non perchè non lo votasse la Cdl (si sarebbe dovuto ritirare anche Napolitano) ma probabilmente perchè lo avrebbero impallinato gli Unionisti. Poi è uscito il regale Giorgio e di fronte al diniego (motivato e unito a una rosa di nomi alternativi, tutti esponenti del centro-sinistra) si  è preferito tirare dritto.

E’ uno strappo grave, perchè riguarda un momento solenne e che dovrebbe essere di unità quasi totale. E’ uno strappo di cui non possiamo non tenerne conto e che dobbiamo mandare a memoria per capire due cose: che la sinistra ha nell’occupazione del potere il suo programma principale (ben oltre il “bene dell’Italia” in 281 pagine) e che da oggi inizia un periodo nuovo, una Terza Repubblica formale e sostanziale.

Formale perchè una parte politica sceglie di chiudere definitivamente in faccia all’altra la prospettiva di un dialogo su temi “generalissimi”, sostanziale perchè un uomo fortemente di parte assurge a simbolo dell’Unità nazionale e la svuota di ogni significato.
Le contromosse sono poche e debbono essere attuate in fretta: opposizione durissima, nessun soccorso per nessun motivo e riconta attentissima dei voti.

Perchè, Dio non voglia, se scoprissimo che alla Camera la maggioranza sarebbe stata diversa a cadere non sarà solo un governo che probabilmente vivacchierà di giorno in giorno ma sarà l’architettura costituzionale stessa messa in piedi da questa manica di irresponsabili che si candida a governare.

 

PS: il mio candidato era Mario Monti, ci ho sperato fino all’ultimo.

PS2: A me,Napolitano, ricorda tanto Scalfaro. Speriamo di no, ma nel 1992 guardò i magistrati fare strali delle prerogative della sua Camera senza battere ciglio. Il suo partito, occorre dirlo, fu risparmiato. Il Presidente di Tutti.

 

Diritti umani?

Wednesday, May 10th, 2006

Cina, Cuba, Russia, Pakistan e Arabia Saudita nel Consiglio Onu per i diritti umani. Il requiem è servito, su un piatto d’argento.

 

Tra realismo e welfare state

Tuesday, May 9th, 2006

Tra realismo e welfare state

Jinzo spara a zero sul sito W2W, definendolo un “bidone liberal” e prendendosela (anche) con questo blog che ne espone il bannerino.
Le tesi sono semplici e, in parte, da me condivise.

Dice Jinzo:”E’ tempo di riconoscere che il welfare non possa essere riformato. Dev’essere abolito”

Va bene, mettiamola così: se io e Jinzo costituissimo ex novo uno Stato e avessimo il compito di organizzarlo lo concepiremo senza welfare o con un welfare decisamente leggero (in fondo lui propone la carità privata come soluzione. Ma se quella carità privata diventa deducibile dall’imponibile fiscale,in qualche modo lo Stato la mano ce la mette. E’ un welfare state leggerissimo, ma c’è.)
Ma così non è. Viviamo in uno stato lungo e stretto. Uno stato che,per conformazione geografica, presenta differenziali economici altissimi oltrechè stili di vita completamente differenti tra Nord e Sud. Uno stato che, per essere unito, ha avuto bisogno di un sistema sociale incisivo, riequilibratore e invasivo che cercasse (senza riuscirci) di omogenizzare le condizioni di nord e sud del paese.

Questo sistema ha fallito, perchè si è rivelato un sistema che non incentivava l’individuo a migliorarsi ma che lo sorreggeva passivamente, senza chiedergli niente in cambio. Se vuoi fai, se non vuoi ci pensa lo Stato.
Una follia.

Ma questo sistema è esistito e non possiamo far finta di niente, non possiamo svegliarci un bel giorno e dire “punto e a capo”. Perchè il tessuto sociale di questo paese finirebbe distrutto sotto il peso di una guerra tra ricchi e poveri.

E’ serio, e davvero riformista, fare un’analisi della situazione attuale e cercare di porvi rimedio, introducendo misure che vadano nella direzione opposta a quella dell’amortizzazione sociale passiva. Già fare accettare queste misure dal corpo sociale sarebbe un ottimo risultato.
Le riforme non si possono imporre a colpi di decreti ingiuntivi; perchè siano efficaci esse devono passare per la convinzione dei cittadini che alcuni sacrifici e alcune rinunce siano strumentali per un futuro migliore.

E’ evidente a tutti ( e lo ribadiscono ogni giorno gli osservatori economici internazionali e non) che la Legge Biagi vada nella direzione giusta, introduca forme di flessibilità auspicabili e de-congeli il mercato del lavoro. E’ talmente evidente che anche i numeri nudi e crudi ce lo confermano, pur in un periodo di sostanziale diffcoltà economica del nostro paese.
Ma è altrettanto evidente che i cittadini, i lavoratori, gli operai, i giovani di questo paese hanno percepito la Legge Biagi come un problema da risolverre non come la (parziale) soluzione di alcune patologie croniche del nostro sistema.
Dobbiamo chiederci il perchè. Ne abbiamo il dovere, noi che ci interessiamo al mondo del lavoro e alle sue dinamiche, noi che difendiamo quel pacchetto legislativo e ci impegniamo a renderlo migliore. Dobbiamo chiederci perchè, il popolo, ha percepito questa riforma come negativa, perchè la osteggiata come fosse una iattura. Non è solo un fatto di privilegi, non possiamo derubricare a “bambini viziati che non mollano la presa” ogni protesta che viene dal tessuto sociale di questo paese.

Welfare to work ha il merito, grandissimo, di cercare di fare questo. Cito dal suo incipit: “un sito dove confrontare, senza pregiudizi ideologici, le diverse opinioni sul welfare”.
Senza pregiudizi ideologici. Quelli che ti fanno dire che il welfare va abolito sono pregiudizi ideologici. Non perchè l’idea in astratto sia sbagliata, ma perchè è assolutamente impraticabile o se è praticabile lo è soltanto sfasciando la tenuta sociale del paese. Per ottenere quello che chiedi dovremmo dire “si” dall’oggi al domani a milioni di nuovi poveri e questo non perchè il “welfare” garantisca la ricchezza e l’anarcocapitalismo no. Ma semplicemente perchè il nostro paese non è pronto a un passo di quel tipo, il nostro paese è stato abituato ad essere sostenuto e incentivato.
Proprio come un bambino che impara faticosamente a camminare. Non lo aiuti togliendogli ogni sostegno da un giorno all’altro, lo aiuti insegnandogli ad essere autonomo e abituandolo a comportarsi come se quei sostegni ci fossero solo in caso di bisogno.

 

Scusate il ritardo

Monday, May 8th, 2006

 

Scusate il ritardo

Sono rimasto fuori dal giro telematico per qualche giorno e così mi sono goduto il mio Friuli che celebrava i 30 anni dal Terremoto che il 6 maggio 1976 lo ferì quasi mortalmente.

Quasi. Perchè la mia terra ha un sacco di difetti, una marea di cose per cui vorresti scappare ma poi, quando la guardi con gli occhi del cuore, ti accorgi che è come vorresti essere: tenace, semplice, onesta.
Questa terra si è ripresa, ha ricostruito con fatica, ha tirato su una società splendida da un cumulo di macerie. Questa terra ci ha reso orgogliosi di essere suoi figli.

 

Da oggi ricominciamo ad occuparci di cose meno serie, come la politica. Tra un pò inizia il conclave repubblicano per l’elezione del sommo pontefice della Costituzione. Quello che rinvia le leggi della Cdl e firma quelle delle Unione.
Tra le notizie degne di nota: Snake ha cambiato casa, e chi non va a trovarlo è un maleducato e uno skipper comunista a cui hanno tolto Camera e Qurinale. :D

 

Alpin,jo mame

Friday, May 5th, 2006

Preghiera dell’alpino

Su le nude rocce, sui perenni ghiacciai, su ogni balza delle Alpi ove la Provvidenza ci ha posto a baluardo fedele delle nostre contrade, noi, purificati dal dovere pericolosamente compiuto, eleviamo l’animo a Te, o Signore, che proteggi le nostre mamme, le nostre spose, i nostri figli e fratelli lontani e ci aiuti a essere degni della gloria dei nostri avi.

Dio onnipotente, che governi tutti gli elementi, salva noi, armati come siamo di fede e di amore.

Salvaci dal gelo implacabile, dai vortici della tormenta, dall’impeto della valanga: fa che il nostro piede posi sicuro sulle creste vertiginose, sulle diritte pareti, oltre i crepacci insidiosi: rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra millenaria civiltà cristiana.

E tu, Madre di Dio, candida più della neve, Tu che hai conosciuto e raccolto ogni sofferenza ed ogni sacrificio di tutti gli Alpini caduti, Tu che conosci e raccogli ogni anelito ed ogni speranza di tutti gli Alpini vivi ed in armi, Tu benedici e proteggi i nostri Reggimenti, i nostri Battaglioni, Gruppi, Compagnie e Batterie.

 

Alpin,jo mame.E’ quello che dice un ragazzo alla sua mamma quando sa di essere un alpino. Un friulano è sempre un pò alpino.

I friulani oggi piangono i loro fratelli, morti per garantire la libertà.

 

Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura

Tuesday, May 2nd, 2006

Viva l’Italia, l’Italia che non ha paura

C’è stata un’Italia particolare in questo primo maggio che sarà consegnato alla storia come quello delle polemiche inutili. Un’Italia silenziosa ma non per questo inerme, un’Italia dal profilo basso ma dai valori alti. Un’Italia che non ha paura.

Non ha paura di mettersi in fila sotto il sole per rendere omaggio a quelli che non si vergogna di chiamare EROI. Non ha paura di guardare la bandiera sventolare a mezz’asta e di pensare che lontano da noi, un contingente di pace, sta garantendo la libertà a un popolo che fino a tre anni fa viveva oppresso da una dittatura sanguinaria.

E’ un’Italia che non vedrete ballare in piazza nel giorno del lutto, un’Italia che non sentirete cantare, non ammirerete scioperare. E’ un’Italia umile e moderata.
L’Italia che vi ritroverete davanti ogni volta che c’è bisogno di ricordare a qualcuno quanto è grande questo Paese.