Archive for June, 2006

Vi presento Mark Cuban

Friday, June 30th, 2006

Faccia da bravo ragazzo, battuta sempre pronta, jeans e camicia fuori dai pantaloni, look sbarazzino e conto in banca tra i più ricchi del globo. E’ Mark Cuban.Nasce vicino Pittsburgh (Pennsilvanya), a Mt. Lebanon,nel 1958. Famiglia medio-borghese,non ricchissima. Grande spirito imprenditoriale, noto fin da giovanissimo perchè si pagò l’università (Indiana) impartendo lezioni di disco dancing.
Uno che poteva venderti un chilo di sabbia nel Sahara e che nella vita ha stupito tutti con invenzioni senza precedenti.

Sembra vivere la sua vita come un lunghissimo film in cui lui è sempre protagonista, in un modo o nell’altro. Dei suo affari,dice sibillino “all good businesses are personal, the best businesses are very personal”.
Grande senso della scena, grande padronanza del palcoscenico, grandissima dialettica e ottime idee da far fruttare: questo è Mark Cuban e,credeteci, basterebbe così poco per definirlo.

Ma il colpo di genio è un altro. Quel che dice,fa. E siccome crede gli affari siano “cose personali” decide di piegare internet ai suoi bisogni.
Finita l’università, conclusi gli studi e, dopo aver bazzicato per un pò il mondo dell’informatica (con grande successo,ovviamente), sente un gran bisogno di ascoltare di nuovo la radio della sua università. Quella che ascoltava nella sua camera al college  disteso sul letto, quella che faceva le radiocronache degli Hoosiers di Bobby Knight. Si,proprio quella.
Stava a Dallas in quei giorni e non gli bastava la tv via cavo, le radio locali e tutto l’ambaradan massmediatico del Texas. Voleva di più, voleva la radio dell’Indiana. Dovunque fosse lui voleva sentirsi gli Hoosiers e ascoltare le news dal Campus di Bloomington. Senza discussione.

Nacque Broadcast.com, prima raccolta on line di radio di tutta america. Così che ognuno, ascoltando la propria radio potesse sentirsi a casa, anche dall’altra parte del globo terrestre.
L’idea fu un successo senza precedenti. Tanto che in un solo anno di attività,quella radiolina on line che doveva servire al buon Mark per respirare la fresca aria dell’Indiana, diventò un’azienda con 330 dipendenti e milioni di contatti giornalieri. Nonchè una varietà di radio e di eventi da attirare le attenzioni dei più grandi colossi informatici del momento.

La spuntò yahoo.com, che offrì al nostro Mark 5.7 miliardi di teste presidenziali per portarsi via l’arnese. Mark accettò, ma invece di goderseli al sole delle Hawaii,spaparanzato su un materassino gonfiabile decise che doveva essere ancora protagonista. Sempre più in alto.

Il suo obbiettivo era ancora una volta il basket, il suo grande amore. Talmente grande e talmente amore da fargli fare la pazzia di comprare i Dallas Mavericks, il giorno di San Valentino del 2000.
Inutile dirvi che fu un successo.

Quando acquistò la franchigia, i Mavs erano una buona squadra,niente di eccelso. Famosi per essere organizzati come un torpedone di turisti italiani a Londra: chiassosi e senza regole. Allenati da Don Nelson, un uragano di simpatia e buonumore ma non proprio un coach completo, considerato il fatto che ignorava la metà campo difensiva. Uno Zeman baskettaro, per capirci.
A Mark piaceva quel modo di fare, un pò guascone,un pò teatrale. Ma più dello spettacolo a Mark interessavano le vittorie e allora mise le mani nell’ingranaggio e cominciò a lavorare di testa sua. Rivoluzionando.

Oggi Dallas ha una solida mentalità difensiva, un ottima rotazione, un sacco di giovani bravi e con ampio margini di miglioramento e sopratutto sono un modello commerciale. Spogliatoi iper tecnologici, sala pesi che sembrano astronavi di Star Trek, tv al plasma ovunque e un grandissimo appeal sia per i giocatori, che per gli spettatori.
Mark Cuban ha dimostrato che si può contemporaneamente buttare una palla a spicchi dentro un cerchio di ferro, fare dello spettacolo allo stato puro e creare un’organizzazione capace di mettere insieme successi sportivi, merchandising, centri commerciali, cinema e uno stadio all’avanguardia.

Ma la cosa più bella dei Mavs è il loro presidente: istrionico, vulcanico, ipermultato per le sue dichiarazioni fuori dagli schemi e per le battaglie campali contro gli arbitri.
Ha aperto pure un blog, tu gli scrivi, lui legge sicuramente. E poi scrive post di ogni tipo: basket, lifestyle, cavoli suoi.

Perchè il business migliore è molto personale e perchè,come dice lui “se dovessi morire vorrei rinascere come sono“. Anche noi lo vorremo. Rinascere come lui,ovvio.

 

Sugarfree Carolina

Thursday, June 29th, 2006

Quello che si è svolto questa notte a New York è stato un draft stranissimo. Indecifrabile, sotto molti aspetti: talento livellato, squadre che fino all’ultimo non sapevano chi scegliere (col solito grande dilemma: scegliere comunque il più forte  o prendere qualcuno che risulta utile subito).

Alla fine Bargnani si è preso la prima assoluta (primo europeo a riuscire nell’impresa) ma i nostri occhi erano puntati sulla “war room” dei Bobcats, Charlotte, North Carolina (mia patria elettiva).
Quando uscirono le griglie del draft avevo posato gli occhi su Adam Morrison: guardia/ala da Gonzaga University, gran realizzatore e ottimo tiratore in uscita dai blocchi.

Pochi dubbi sul talento, sulle mani dolcissime e sui piedi velocissimi. Il problemi erano tre:difesa, concentrazione e tenuta fisica. Si,i problemi fisici sono stati fondamentali e sono stati il principale argomento “contro” questo ragazzo bianco dall’aria un pò naif.
Adam Morrison è,infatti, diabetico.
Capita spesso che durante le partite chiami un time-out per sottoporsi al controllo dell’insulina. A livello nba queste cose contano: ottantadue partite da giocare in regular season e la tensione sempre altissima ti fanno credere che forse uno con questi problemi rischia di non esplodere mai.

Ma nel North Carolina si respira ottimismo a pieni polmoni ultimamente: Michael Jordan ha appena acquistato un’importante quota azionaria del team e sembra vicino il ritorno a casa di Larry Brown come head coach.
E allora la fiche è finita su Adam. Chissenefrega dei problemi di salute, questo è un talento vero. Sarà una Charlotte senza zucchero ma con tantissima adrenalina. Sugarfree,appunto. Ma non per questo meno sweet.

 

 

Peccato non abitare vicini (stiamo solo ai due estremi della penisola), ma noi il draft lo abbiamo seguito in diretta. Sempre più grandi! ;)

 

Gianluca

Thursday, June 29th, 2006

Quando nasci tra le Alpi Carniche e la laguna di Marano, qualunque cosa la vita ti riservi, sei prima di tutto un Friulano. Nel bene e nel male.
Gianluca Pessotto è un friulano di Latisana, nato vicino alla turistica e mondanissima Lignano Sabbiadoro.

Del Friuli, Gianluca, porta dentro di sè i segni distintivi: la riservatezza, l’attaccamento al lavoro, il senso di responsabilità.
Un mix di pregi-difetti che può diventare drammatico quando la vita sembra voltarti le spalle. Perchè, d’un sol colpo, l’attaccamento al lavoro può diventare una malattia che ti fa pensare di non essere all’altezza e la riservatezza ti porta a tenerti tutto dentro, a non ostentare, a far credere che tutto vada bene. Mentre dentro, ti senti morire.

Lo sanno bene tutti i friulani ,specie quelli lontani da casa, quelli che, per un motivo o per un altro hanno lasciato la “Piccola Patria” per cercare fortuna altrove.
Perchè non avere le montagne del Tarvisiano e il mare di Lignano come cornice ti fanno sentire un pò più solo, un pò più malinconico e un pò più disadattato.

Deve aver pensato tutto questo Gianluca, deve aver sentito il vuoto dentro. Un vuoto che ha finito col diventare insopportabile, fino a fargli preferire il vuoto di un volo solitario verso la fine di ogni sofferenza.

Un rosario stretto nel pugno, l’ultimo segnale d’amore per una vita da cui cercava di fuggire. Una vita che,per fortuna, in queste ore se lo sta riprendendo.

O sin cun te, Gianluca.

 

Dove sta Tocqueville/1 -Italia-

Wednesday, June 21st, 2006

Cominciamo dal reale, perchè da lì dobbiamo partire. Quando mi si chiede cosa sia Tocqueville adesso, non posso far finta che non esista un mondo attorno a noi e non posso ragionare come se il mondo esterno non esistesse.

Esiste un mondo intorno a noi,quindi. Partiamo da quello.
Da quel mondo ci raccontano che in Italia esiste un governo di sinistra-centro, capitanato dal prof. Romano Prodi. Questo governo e la sua maggioranza hanno nominato due ex comunisti alle presidenze di Camera e Senato e un ex sindacalista a quella del Senato.
L’altra merà di un paese spaccato in due non ha ottenuto rappresentanza in quelle che vengono sobriamente definite “istituzioni”.

Per come la vedo io,se fotografassimo l’attuale, Tocqueville è un aggregatore che sta all’opposizione.
Sicuramente sono all’opposizione i bloggers di “destra sociale“, sicuramente lo sono quelli di An, sicuramente lo sono i Berluscones, sicuramente lo sono gli uddicini, sicuramente lo sono i salmoni riformatori e liberali, sicuramente lo sono gli anarcocapitalisti. E altrettanto possiamo dire di chi non vorrebbe far distinzione tra destra e sinistra.

Ora voi, saggiamente, direte: e quelli della rosa nel pugno? Lo so, lo so che pensate a Federico.
Uno che scrive questo, questo e che promuove un documento coraggioso come questo forse così tanto allineato all’attuale maggioranza non dev’essere.
Io chiedo,e vi chiedo: è giusto perdere sensibilità (diversissime dalle mie) come queste per incastrare Tocqueville nel recinto del centrodestra? Io credo,sinceramente, che sia sbagliato e controproducente, quindi non direi che Tocqueville è l’aggregatore dei blog di centro-destra.

Però posso con certezza affermare che in questo momento Tocqueville è sicuramente all’opposizione rispetto a questa compagine governativa, radicali inclusi (è una contraddizione in termini politici, ma non lo è se consideriamo i singoli bloggers).

Nei commenti qui sotto Paolo scrive che Tocqueville è il posto in cui stanno gli anti-statalisti. Io concordo e,aggiungo: anti-comunisti.
Per la politica interna potrebbe essere un’ottimo punto di partenza.

 

E alla fine arriva il twin…

Wednesday, June 21st, 2006

Bloggare sarà anche di sinistra. Certo nessuno dubita lo sia anche sparare puttanate

Game, Set, Match.

 

Qualcuno deve rispondere

Tuesday, June 20th, 2006

Il Master si pone tre interrogativi che DEVONO ottenere risposta al più presto.
Per fare chiarezza, per sgombrare il campo dai dubbi, per evitare malintesi.

Io una mia risposta ce l’ho ma è giusto che il segnale arrivi da chi è deputato a darlo.

 

E tu sei troppo bella…

Monday, June 19th, 2006

Si, proprio tu. Oggetto di scontro, polemiche, attacchi, invidie.
Proprio tu, con i tuoi difetti, le tue crisi esistenziali, la tua voglia di crescere e la tua paura di esser grande.
Proprio tu, che ci fai arrabbiare, lavorare anche la notte, sorridere, sperare.

Sei troppo bella. Troppo bella per descriverti solo con una pagina web, con delle sezioni, con dei primi livelli.
Bisogna conoscerti,per apprezzarti. Bisogna guardarti da vicino, negli occhi dei tuoi cittadini, di quelli che nella vita reale si battono,che sgomitano e poi scrivono il loro pezzettino e danno vita a quel miracolo che sei.

Bisognava esserci a Sestri Levante, per capire qualcosa che forse non è chiaro. Quanto sei bella, realmente bella.
Perchè la bellezza virtuale, l’appeal internettiano, la fugace gloria dei link non rendono giustizia a 900 blog, a centinaia di bloggers e a chissà quante anime che nei tuoi quartieri vivono, irrequiete o addormentate.

Magari sono solo disincantato, magari sono solo un povero illuso, o magari ci ho visto giusto. Nessuno ce lo potrà dire con certezza; ma c’erano un sacco di cose belle sulla riviera ligure questo week-end.

E non erano solo le spiagge, le turiste tedesche, le bellezze naturali. C’era qualcosa di più.
C’era la società civile che si da voce, che cerca uno spazio, che vuol farsi sentire.
E vuol farsi sentire con la passione politica che batte nel cuore di ognuno di noi.

Una passione reale, come la tua bellezza. Perchè a me piaci così, Tocqueville, contraddittoria e sempre in movimento.
Verso un mondo migliore, bello almeno quasi quanto te.

 

A Sestri, da liberali

Thursday, June 15th, 2006

di Gionata Pacor

Il convegno di Sestri era nato da un’idea di riunificazione dei liberali. Poi è stato trasformato in un convegno dei giovani liberali. Ora è diventato un convegno sull’informazione e sul pluralismo.
Spero non si riduca, come leggo in un blog di Tocque-Ville, ad un’occasione per risolvere i problemi organizzativi di Tocque-Ville (http://tocque-ville.splinder.com/1150288939#8381743), perché se Jim Momo debba essere aggregatore di Tocque Ville oppure no non è un problema prioritario dell’Italia, nè del liberalismo italiano e nemmeno dell’informazione italiana.

Tudap (tra l’altro pubblicato su http://www.liberalcafe.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1601) auspica che le cose vadano in un altro modo: “la discussione avrà diversi temi (coordinamento tra quotidiani, riviste, editori e think tank; discussione politica; organizzazione della community web; sviluppo de L’Opinione…)” e mi sembra toccare un argomento importante, quello del coordinamento dei media per creare delle sinergie nell’azione politica.

Il problema però è… nell’azione politica di chi? Tutti questi media si dovrebbero coordinare per seguire quale “linea editoriale”? Per supportare quali partiti, quali progetti politici, quali posizioni politiche? Sembriamo un esercito che sta serrando le fila senza ancora sapere contro chi e tanto meno per chi si debba combattere. Di sicuro non siamo tipi da organizzare un esercito mercenario per poi metterci a disposizione del miglior offerente…

Il primo tema su cui si dovrebbero coordinare tutti questi media allora dovrebbe essere la creazione di un forte soggetto liberale. La creazione del soggetto per cui valga la pena coordinarsi e comunicare. Ci sta provando NeoLib, che ha aperto un sito apposta (www.neolib.it). Ci sta provando il nostro amico Paolo di Muccio con i suoi articoli sull’Opinione. Ci sta provando, da tempo immemore, Giuliano Gennaio sul suo www.liberalcafe.it. Ci sta provando la Destra Liberale, che sul suo sito www.liberaliperlitalia.it ha aperto un’apposita sezione. Ci stiamo provando noi della neonata associazione dei Riformatori Liberali Europei (www.european-liberals.eu), che abbiamo nella nostra prima mozione un punto che ci impegna a collaborare con tutte le proposte fusioniste tra club, associazioni, movimenti e partiti liberali. Ci sta provando Nico Valerio sul suo http://liberali-italiani.blogspot.com/, che canta vittoria per aver riunito 12 associazioni liberali “vere”, ma nel riunificare i liberali non dimentica mai di ricordare che saranno comunque esclusi “i sedicenti “liberali” fattisi eleggere con l’inganno in Parlamento”. Sarà per questa voglia di escludere tutti quelli che secondo lui non sono abbastanza liberali, ma di fatto questo piccolo evento del 10 giugno, questo tentativo di riunificazione dei liberali è stato praticamente censurato proprio da chi oggi qui parla di pluralismo e di coordinamento dell’informazione liberale per dare una maggiore incisività all’azione liberale.

Certo, la voglia di unirsi c’è in tutti noi, ma ci si torna a dividere subito quando ci si chiede… “uniti va bene… ma chi sono i liberali? E unirsi… per stare con chi?” In un sistema bipolare i tre criteri con cui si sceglie a chi dare il proprio voto si basano su una valutazione delle persone, dei programmi e delle alleanze. Insomma non si viene valutati solo per chi si è e per cosa si vuol fare, ma anche per “con chi” lo si vuole fare. Ecco che saltano fuori le distinzioni tra liberali di destra, di sinistra o terzopolisti.

Facciamo allora una proposta che potrebbe essere la quadratura del cerchio: coordiniamo la comunicazione dei media liberali su una lista liberale per le elezioni europee. Alle europee si vota con il proporzionale puro. Non ci sarà il problema di scegliere una coalizione in quanto lo schema di riferimento non sarà il bipolarismo italiano ma il sistema proporzionale europeo. L’apparentamento a Bruxelles sarà con l’ELDR, il gruppo parlamentare che riunisce i partiti liberali europei. Si potranno superare le distinzioni tra liberali di destra, di sinistra o terzopolisti perché in quelle elezioni dovremo essere liberali e basta. È un tentativo che vale la pena di essere fatto.
P.S.
Per aderire a questa proposta vi invitiamo ad aderire all’associazione “European Liberals for the Reforms – Riformatori Liberali Europei”. Non è un partito, ma solo un think tank, un club dei Riformatore Liberali. L’adesione per il 2006 è gratuita. Basta mandare una mail con i propri dati personali a alessandrodoni@libero.it o a pacorgionata@aol.com (rispettivamente Presidente e Coordinatore dell’associazione). Chi sarà a Sestri Levante potrà anche compilare i formulari che hanno a disposizione i nostri membri presenti al convegno: Paolo Di Muccio (collaboratore de l’Opinione), Giuliano Gennaio (direttore di Liberal Cafè), Simone Bressan (redazione di Tocque-Ville.it), Pietro Paganini (membro del direttivo del Lymec, il movimento europeo che riunisce tutte le associazioni giovanili liberali europee, per un totale di oltre 200.000 iscritti).

 

La speranza è ancora Silvio

Monday, June 12th, 2006

Domenico ha mille ragioni per scrivere questo post.
E’ del tutto logico,in un paese normale, che un leader di partito (e di coalizione) in sella dal 1994 ceda il passo a qualcun’altro. Specie dopo aver perso le elezioni, seppur di poco.

Tutto vero, ma questo non è un paese normale. Ha una sinistra “antagonista” fortissima, la sinistra riformista e socialdemocratica (normale sparring partner dei conservatori in tutto il mondo) qui rappresenta una minoranza dell’intera “gauche” e,sopratutto, la destra è ben lontana dall’essere una composizione armonica e moderna pronta a camminare da sola.
Berlusconi in questi cinque anni di governo ha dimostrato di essere l’unico in grado di aggregare una coalizione che va da Bossi e Tremaglia a Follini e De Michelis, di dargli un programma di govern o e di non cadere alla prima difficoltà parlamentare.

Ma ha fatto di più: è stato l’unico, in tutta la storia Repubblicana, capace di mobilitare l’elettorato a tal punto da riuscire quasi a vincere una tornata elettorale in cui aveva tutti contro. Sindacati, Confindustria, Poteri Forti, Giornali e presunti intellettuali.
Liquidarlo come una semplice “deriva sudamericana” è poco elegante. Quest’uomo coi suoi difetti, le sue scarse basi politiche, il suo fare istrionico ha dato cittadinanza politica a milioni di persone che non l’avrebbero avuta,ha sdoganato la destra italiana, ha ricucito i rapporti con la parte irrequieta e produttiva del paese (il nord per capirci) e ha dato un minimo di modernità a questo paese.

Se parliamo di Legge Biagi, di grandi opere, di un’Italia protagonista sul palcoscenico internazionale, di Riforme radicali è perchè c’è stato un governo che,con i suoi mille difetti e con tanti sbagli, è riuscito a far passare qualche idea, è riuscito a entrare negli ingranaggi dello Stato più irriformabile del mondo riuscendo a muovere qualcosa.

Fatto l’elogio, facciamo un pò di fantapolitica.
Supponiamo che Silvio accolga l’appello e si tolga dalle scatole. Ammettiamo per un attimo anche di creare un grande partito unico di centrodestra (ma ha senso con questo sistema elettorale?) e ammettiamo che Silvio Berlusconi (unico a crederci, unico a lottare quando gli altri si preparavano a perdere. Ricordiamocelo questo) decida di rimanere un “padre nobile” senza entrare nell’agone politico in prima persona.

Che si fa? Chi prende in mano le redini della situazione?
Casini no, Fini forse.

Tutti sanno della mia stima per il leader di An,ma guardiamo ai fatti. Guida un partito diviso in tre correnti (a essere ottimisti),un partito che non riesce a gestire e che solo uno scandalo estivo (le conversazioni tra La Russa e Gasparri riportate da un giornale) gli ha permesso di tenere unito.
Un partito lontanissimo dall’essere un esempio di “destra moderna”, pieno com’è di elementi di destra sociale e di ex missini nostalgici.
Siamo seri: se oggi Fini prendesse in mano la Cdl,esploderebbe nel giro di un autunno.

Anche perchè difficilmente Casini gli lascerebbe la leadership senza prima tentare una guerriglia che finirebbe col dilaniare il (futuro) partito unico dei moderati.
Se c’è una speranza, una sola di tenere unito tutto questo,quella speranza si chiama Silvio Berlusconi.

E,detto tra di noi, è anche l’unica speranza che hanno i liberali di ottenere un minimo di visibilità. Nota,infatti, che in un modo o nell’altro quelli che noi definiamo “liberali di riferimento” (Martino, Della Vedova,Biondi, Costa) sono tutti esponenti di Forza Italia (o eletti in quelle liste).

Nè An nè l’Udc hanno mai concesso ospitalità politica ai liberali, nemmeno lontamente.
E,sempre detto tra noi, ricordo che in Forza italia risiedono le uniche istanze progressiste di questo centrodestra (mi basta pensare ai diritti civili).

Silvio Berlusconi ha una grossa colpa, per cui è odiatissimo. Ha letteralmente rovesciato il tavolo della politica: ha aggregato gente che di politica non si era mai occupata, ha rotto il dualismo dc-pci che martinazzoli e occhetto tentarono di riproporre, ha salvato un’intera classe dirigente orfana del “socialismo dal volto umano” di Bettino Craxi, ha fatto diventare la riduzione delle tasse e il federalismo temi su cui i politici italiani devono confrontarsi ogni giorno e,sopratutto, ha riportato l’Italia al fianco degli Stati Uniti.

Ha fatto troppo, per poterlo liquidare così. E gli altri hanno fatto troppo poco per meritarsi la mia e nostra fiducia.
Dimostrino di essere dei leader coraggiosi e,forse, ne riparleremo.

Per questo, caro Domenico, la porta dei sogni chiudila tu.

 

(RI)Salvate il soldato Grillo

Saturday, June 10th, 2006

Niente, non pago d’aver difeso Fassino quest’estate, non pago d’averci rotto i maroni per cinque anni con Berlusconi, non pago di gridare in continuazione che in Italia l’informazione è imbavagliata (ma chissà percolpa di chi?). Non gli bastava tutto questo, no di certo.

Il nostro (vostro) Beppe Grillo ha sentito il bisogno impellente di salire a Palazzo Chigi per recapitare al nostro (vostro,anzi: suo) Presidente del Consiglio una bella letterina infarcita di demagogia un tanto al chilo.

Perchè lui (Beppe Grillo) si sente interprete del sentimento popolare e investito da chissà quale elezione prende e va a raccontare a Prodi che non basta avere la fiducia della Camera e del Senato. No. Serve anche quella di BeppeGrillo.it. Eh,ragazzi: non pretenderete mica che in una compiuta democrazia a decidere siano gli elettori e i loro eletti? Non pretenderete mica che le Camere dei Deputati contino qualcosa,vero? Non sarete mica così ingenui da credere che serva farsi eleggere per essere i rappresentanti politici di qualcuno in questo paese.

Noo. Scherzate. Basta aprire un blog, autonominarsi alla sudamericana paladino del mondo italico (ma che brutto vizio,questi di sinistra), dire due cose contro bush, due menate ecologiste e mandare una lettera di licenziamento a Romano Prodi, presidente del Consiglio. Uno che per mandarlo via dall’Iri hanno dovuto chiuderla (l’IRI) e per mandarlo via da Palazzo Chigi hanno dovuto spedirlo a Bruxelles.

Ma se crede di essere così potente,perchè non si candida? Mah,misteri della vita.

 

Freedometto col Megafono

Friday, June 9th, 2006

 

Noi,rivoluzionari dell’aperitivo lungo…

Wednesday, June 7th, 2006

…ci siamo rotti le palle.
L’unico vitigno bianco friulano “autoctono” si chiama Tokaj. O Tocai. O Tocaj. Come diavolo vi pare.

Ma c’è un problema. L’Ungheria ha un vino che ha lo stesso nome.
Solo che il loro, a differenza del nostro, è un vino passito,un vino muffato, un vino da dolce e chi più ne ha più ne metta. Tutta un’altra cosa rispetto al Tocaj con cui facciamo “cin cin” per l’aperititvo quassù nelle valli del Friuli ubriacone.

E così noi (si,noi)dobbiamo cambiare nome al nostro vino,che da oggi diventa ufficialmente “Friulano”.
Bellissimo, ma a me non piace. Non perchè non condivida il richiamo al Friuli o quant’altro, ma perchè quando entri in un’osteria e chiedi un bianco ti danno un Tocaj, non un Friulano.
Porca vacca.

Io mi ribello, inizio la mia disubbidienza civile.E siccome non posso e non voglio boicottare il vino che più mi piace, continuerò a chiamarlo Tocaj.

Fanculo l’Ungheria, mi difende Napolitano.

 

Semplicemente perfetto

Monday, June 5th, 2006

Leggetelo. E leggetevi anche i commenti.

Quando aa dice:

Poichè noi siamo conservatori e liberali (o meglio: conservatori liberali, gli unici liberali mai esistiti) sviluppiamo un metodo di analisi che non abbia bisogno di attidi fede, anche verso Von Hayek, ma piuttosto di capacità analitiche.
Rigth is with Reality, Left with Utopia

 

A un’amica avevo confidato che mi rendevo conto ogni tanto di avere spaventose sbandate idealistiche, di non sentirmi più così tanto realista e conservatore.
Letto questo i dubbi sono spariti.

 

 

Qui lo dico e qui lo nego

Monday, June 5th, 2006

Però,insomma, io in fondo non sono contrario a priori a un’amnistia o comunque a un provvedimento che almeno provi a sistemare le cose nei carceri italiani (che sono una vergogna per un paese civile). Ovviamente, senza una seria riforma del sistema sarebbe come un’aspirina per curare un cancro. Però le barricate alzate da un partito come Alleanza Nazionale, mi fa pensare che qui a destra c’è ancora tanta strada da fare per trovare qualcuno che prenda il posto di Berlusconi.

Però,insomma, non è che io sono così scandalizzato dall’operazione-Mussi in ambito europeo.
Se un errore Mussi ha compiuto è stato quello di fare un’operazione del tutto personale,senza un minimo di collegialità con il resto dell’esecutivo. Ma,oltre a questo errore, la revoca della firma su quel documento (firmato da pochissimi stati, non certo brillanti per avanzamento economico-sociale) non mi pare uno strappo così grave, anzi.

Però,insomma, Padoa Schioppa ha solo applicato la finanziaria rigorosa del ministro Tremonti. Come da indicazione (saggia) dell’Unione Europea.
Io ero d’accordo prima con Tremonti e sono d’accordo oggi con Padoa Schioppa.

A destra,il solito vuoto politico. E io continuo a guardare David Cameron e continuo a sperare che esca anche qui uno così…

 

Il peso su Abele

Thursday, June 1st, 2006

C’è modo e modo di fare le cose. E così c’è modo e modo di concedere una grazia.

Il nostro sistema penale ha un grosso limite: nel porocesso elimina completamente la parte offesa. Salvo la costituzione come parte civile nel processo penale non resta niente di chi il torto lo ha subito.

Mastella e Napolitano compiono l’ennesimo atto irrispettoso nei confronti di chi è stato colpito dalla condotta criminosa di un terzo.
Bompressi è stato processato, Bompressi è stato condannato. Da qui occorre partire.

La verità processuale accerta che esiste un omicidio e che esiste un omicida. Per quel delitto c’è un colpevole,  per quel colpevole una pena.

Che io sia d’accordo con la grazia (anche per Adriano Sofri) non è un mistero. Ma esistono norme, prassi, consuetudini e procedimenti che servono a far sì che la grazia non venga concessa agli “amici”.
Io sono contrario alla grazia come istituto,perchè è quanto di più illiberale esista. Però c’è nel nostro ordinamento e va rispettata.

Ma esistono anche gli offesi, esistono anche gli amici di Abele. Che meritano tutela e rispetto,tanto quanto Caino.

Bompressi è andato in carcere nel 1997, c’è uscito un anno dopo. Ora viene graziato, per motivi di salute.
Quante persone soffrono la stessa situazione psico-fisica di Ovidio Bompressi? Quante persone presentano i medesimi requisiti di quello che per la giustizia italiana è l’esecutore materiale dell’omicidio Calabresi?
E sopratutto: che senso ha un blitz istituzionale di questo tipo? Che senso ha questa velocità, questa smania di graziare uno che sta ai domicilari e soprattutto che senso ha questo giustizialismo al contrario?

Ha il senso,triste e cupo, di una giustizia che pone sul piatto della bilancia due pesi e due misure. Un peso, lieve, per i “compagni che sbagliarono”, l’altro,grave come un macigno, sul cuore delle vittime di quell’errore.
Dimenticate ancora una volta, messe di nuovo ai margini. Questa volta per sempre.