Archive for October, 2006

Non tradire Vicenza

Tuesday, October 31st, 2006

C’è stato un tempo in cui la politica italiana ruotava attorno alla “casalinga di Voghera”. Tutto doveva essere comprensibile ai suoi occhi, tutto doveva essere tarato sui suoi bisogni, sui suoi modi di esprimersi, persino sulle sue paure. Se qualcuno avesse voluto mettere in difficoltà l’avversario politico, sarebbe bastata una semplice citazione della famigerata “casalinga” a sistemare le cose. I tempi cambiano e, con essi, la politica. Questi che viviamo sono senza dubbio alcuno gli anni del “popolo di Vicenza”. Dal capoluogo degli orafi veneti partì la rimonta di Berlusconi col celebre show a Confindustria, nella splendida Piazza dei Signori si è ritrovata per la prima volta la Casa delle Libertà in versione “opposizione”. Se il centrodestra vuole riprendersi questo Paese, non può prescindere dal popolo di Vicenza, che non è altro che uno spaccato, un campione, dell’intero popolo del Nord-Est dinamico e produttivo che non chiede allo Stato maggiori aiuti ma soltanto minori impicci. Intercettare questa pulsione antistatalista è stato il vero colpo di genio di Silvio Berlusconi, il fatto che, più di ogni altro atto governativo, lo ha riavvicinato al tessuto produttivo di questo Paese. Il cosiddetto popolo delle “partite Iva” è un agglomerato disomogeneo e disarticolato di piccoli e medi imprenditori che hanno un pessimo rapporto con la politica e con l’apparato statale: lo vedono sempre più come un pericolo, un ostacolo alla possibilità di fare impresa e sempre meno come un’occasione per migliorare la propria situazione. Oltre che alla politica, questa gente è allergica ai compromessi.

Va da sé che le parole di Berlusconi di oggi (“la grande coalizione è un’ipotesi valida, di buonsenso”) è quanto di più lontano esista dalle esigenze di questa gente. Qui, la grande coalizione italiana se la ricordano bene: si chiamava pentapartito ed era lo strumento attraverso cui la politica di palazzo si era dimenticata del Nord-Est. Fu il pentapartito a causare il “fenomeno Lega” ed è per scongiurare un nuovo consociativismo che questa gente è scesa in piazza. Oggi come allora la politica si è dimenticata del Nord-Est e questo si è affidato a un non-politico per far sentire la propria voce. Se però passasse l’idea che anche l’ultima speranza di uno stato diverso si è piegata alle manovre politicanti, allora Piazza dei Signori e il meeting di Confindustria si svuoterebbero in un solo colpo di ogni significato e diventerebbero un bel libro di sogni mai avverati. Se la Casa delle Libertà vuole tornare a essere forza di governo, non si dimentichi di dimostrare ogni giorno a questa gente di volere davvero il cambiamento, altrimenti si scordi di ritornare a Vicenza, in campagna elettorale, ad elemosinare consensi. Una nuova spartizione del potere, con il Nord-Est relegato in un angolo, a queste latitudini non la digerirebbe nessuno.

© L’Opinione

 

Mi sa che ci sono

Monday, October 30th, 2006

Da destra mi accusano di essere un “comunista di destra“, da sinistra mi accusano di essere “troppo conservatore“. Dal centro mi dicono che sono “troppo poco politico“.

Ecco,mi sa che ho trovato l’equilibrio. 

 

Campione

Sunday, October 29th, 2006

 

Ha acceso il sigaro ed è scappato via

Sunday, October 29th, 2006

Bob Cousy penetra in mezzo all’area, scarica per Bill Russel che si alza mezzo metro sopra l’avversario di turno, appoggia al tabellone e mette al sicuro la partita. Il vantaggio è considerevole, gli avversari non potranno mai rimontare, la partita è virtualmente finita.
Ma il requiem al match lo può dare solo il coach. Red si alza dalla panchina, fa due passi verso il centro del campo, dal taschino della giacca estrae un sigaro, cubano. Con un movimento veloce prende l’accendino e dà fuoco al cubano, aspira con la solita teatralità e lancia uno sbuffo di fumo bianco verso il tetto del Boston Garden. Boston ha vinto, è il sigaro della vittoria.

Red Auerbach ha creato un mito, così. Con un gesto irriverente, arrogante e presuntuoso. Quando i suoi Boston Celtics prendevano il largo e si avviavano alla vittoria, ci pensava lui a dare il colpo di grazia al morale avversario: sigaro in bocca e via, verso un altro trionfo.

Red Auerbach non ha mai giocato a Basket, ma ha segnato questo sport più di ogni altro. Sabato 28 ottobre, ha deciso di accendersi l’ultimo sigaro e di volare via per sempre. Lascia un’eredità da vero rivoluzionario, fatta di lavoro, programmazione, gestione del gruppo, motivazione. E’ stato un mito, per gli amanti dello sport, delle vittorie e dei Celtics. Perchè i Celtics, “non sono una squadra, sono uno stile di vita”.

Speak Corner: Washington Post, Nba.com, Boston Globe, Sport Illustrated, Espn.com

 

Ecco perchè uno ha il 24% e l’altro non arriva al 10

Thursday, October 26th, 2006

“Berlusconi è la novità, io sono la tradizione. Lui è venuto dal nulla, io vengo dalla Dc”

PierFerdinando Casini,alla presentazione del libro di Claudio Velardi (uomo riconduciblie ai DS). Io che vi dicevo ieri?

 

Labour sotto quota 30

Thursday, October 26th, 2006

Ci avevano provato a taroccare i sondaggi, raccontandoci che Labour Party e Tories erano appaiati. Di più: ci volevano far credere che il partito di Gordon Brown guidava con due punti di vantaggio.
Ovviamente era tutto falso e quel sondaggio era così tanto fasullo che non stimava nemmeno il gradimento dei LibDem.
L’ultimo sondaggio,molto più accurato, ci da la reale dimensione della questione. Ed è una piacevolissima sorpresa: il new deal cameroniano guadagna consensi anche nel difficile periodo post-congressuale e sfiora quota 40%. A crollare è il labour party, sotto quota 30% e distanziato di ben 10 punti dal Tory Party.

 

Dietro i silenzi di Silvio

Wednesday, October 25th, 2006

E’ ormai evidente a tutti: la base di Forza Italia (e del centrodestra) scalpita. Scalpita perchè vorrebbe un’opposizione maggiormente incisiva, scalpita perchè vorrebbe la fatidica “spallata” ed elezioni anticipate, scalpita sopratutto perchè percepisce una sorta di “sindrome da abbandono” quasi che il loro leader carismatico si sia trasformato in agnellino.

C’è qualcosa di estremamente complesso dietro i silenzi di Berlusconi e dietro il “low profile” adottato in queste settimane da Forza Italia. Alle spalle di tutto c’è la paura, che è ormai un’ipotesi concreta, che sul tavolo delle trattative politiche si stia studiando una soluzione per uscire dalla doppia impasse: quella Prodiana e quella Berlusconiana. L’impasse Berlusconiana consiste, in tutta evidenza, nella presenza di un leader che ha determinato il bipolarismo in Italia e che, stante le cose, rimane l’unico ostacolo alla formazione di un “Grande Centro”.  Toglierlo di mezzo siginificherebbe, sopratutto per alcuni, aprire la strada a scenari ed assetti fino a pochi mesi fa difficilmente ipotizzabili.

La controprova di tutto ciò sta stampata sulle colonne di Libero di Domenica scorsa: dopo la manifestazione di Vicenza (col distinguo di Casini) è uscita forte l’ipotesi di un governo “Montezemolo”. Non fermiamoci ai nomi, è la sostanza che conta: ogni qualvolta Berlusconi parla, ogniqualvolta (assieme a Fini)  FI e AN ritrovano unità di intenti e di azione, la maggioranza di governo si ricompatta e,assieme ad essa, si ricompatta l’asse trasversale che vorrebbe un governo di larghe intese.

Per Berlusconi c’è un’unica soluzione: lasciar fare tutto a Prodi e puntare a un regolamento dei conti a sinistra. Dopo, forte della prova di immaturità data dall’Ulivo e con la legge elettorale approvata (già se ne discute), bisognerà convincere Napolitano a sciogliere le Camere. Silvio sarà ancora candidato premier e, all’alleato fedele Gianfranco, andrà la promessa della successione. Se,viceversa, il governo dovesse cadere complice un accelerazione del centrodestra  c’è il serio rischio che Casini (che intanto ha mandato Follini in avanscoperta) punti a un governissimo con Margherita, Ds, Rosa nel Pugno e parti anche consistenti di An e Fi. A rimanere fuori dai giochi sarebbero,oltre a Lega e sinistra Radicale, i fedelissimi di Berlusconi e Fini, sacrificati sull’onda lunga di un consociativismo di ritorno.

Ai due leader dell’opposizione rimane solo la strada del silenzio, sperando che l’elettorato capisca e non si disinnamori di un Berlusconi calcolatore. Altrimenti, dovremo rassegnarci a morire democristiani, in un modo o nell’altro.

 

Appunto per i Friulani

Wednesday, October 25th, 2006

Quando dovremo votare per le elezioni regionali, ricordiamoci che questo Governo (sponsorizzato dal nostro Governatore) ha tagliato i fondi per la tutela delle minoranze linguistiche (tra cui il friulano) di:

- 1.813.273 € per il 2007
- 1.929.359 € per il 2008
- 4.387.405 € per il 2009

Il fondo,per la cronaca, prevedeva 10 milioni di euro da dividere per 12 minoranze. Questo fondo taglia più del 80% in tre anni. Mandatelo a memoria, a futura memoria.

Via Christian Romanini.

 

Una sorpresina ce la fa

Tuesday, October 24th, 2006

Vi dico,ma non raccontatelo in giro, che nel giro di una settimana-due al massimo, Giancarlo Galan (Presidentissimo della Regione Veneto) una sorpresina che incasina un pò di cose ce la fa.

 

Gran Serata con Magdi

Tuesday, October 24th, 2006

Grandissima serata ieri sera a Udine, al Palamostre. Ospite Magdi Allam che,in un happening a metà strada tra il talk show e la presentazione di un libro, ci ha tenuto compagnia per più di un’ora e mezza parlando di Islam, di terrorismo, ma sopratutto di Italia.
Gran Cerimoniere,e organizzatore della serata, Diego Volpe Pasini, leader di SOS Italia e consigliere comunale a Udine. Ospite assieme a lui, Renato Carlantoni di Alleanza Nazionale e, a moderare (meglio: a stimolare) il dibattito, Tommaso Cerno, la miglior firma del Messagero Veneto.

Una serata piacevole, commenti e dibattiti non banali per parlare di un tema delicatissimo, come l’integrazione, il multiculturalismo, l’Italia che abbassa la testa. Magdi Allam ha conquistato tutti, con la sua semplicità, la sua umiltà ,la sua capacità di parlare di temi difficilissimi con metafore semplicissime.

Due ore a firmare libri e parlare con la gente,poi tutti a cena.
L’applauso più lungo quando ha parlato di magistratura: “Un emergenza democratica“, e abbiamo detto tutto.

 

La Rosa sfiorita

Monday, October 23rd, 2006

Il  congresso  nazionale  di  Radicali  Italiani  si  terrà a  Padova,  nei  primi giorni di  novembre.  La  dirigenza  del  movimento  liberale, liberista  e  libertario, co-fondatore  della  Rosa  nel  Pugno, ha  scelto la città  della rivoluzione  culturale  del  Quattrocento e  la  capitale  dell’umanesimo. Padova è anche  la  città  che  ospita, fino  al  gennaio  del  prossimo  anno, Andrea  Mantegna, uno  degli  artisti  più  geniali dell’epoca.  Il  suo  portato  è  rivoluzionario, irrompe  sulla scena artistica, spezza la  tradizione  tardogotica,  diventa  l’interprete più  efficace  di  una  città  in pieno  fermento  economico  e  sociale; centro urbano colto  e  avanzato, con  un  fortissimo desiderio  di  modernità. Dal  Mantegna in avanti, la natura dei patavini si è estesa come un magma, influenzando e arricchendo  l’intero  nord  est.

In  un  contesto così  pruriginoso, pronto  ad  annusare i capovolgimenti  dei sistemi  produttivi,  si  tiene  il  quinto  congresso  del  movimento politico che ha  contribuito ha  portare  al  governo  di  questo  paese, chi  appartiene  a  un  mondo  completamente  diverso. Radicali  Italiani,  attraverso  la  Rosa  nel  Pugno, ha favorito  la  composizione  di  un  esecutivo  che   non è  in grado  di  distinguere e  dialogare  col  mondo  dei produttori,   anzi, lo  insidia.  Nei  giorni  scorsi,  a Treviso  vi  è  stata  un’importante  manifestazione, corretta,  senza  eccessi,  per  ricordare  il  valore  dell’impresa  nel  sistema  italiano; l’agitazione,  ha  rivelato  il  disagio delle  categorie  produttive  di  fronte  alla prima manovra  finanziaria militante. Per  la  maggioranza  di  governo  è  sembrato  che la  protesta  di  Treviso  non  sia  degna  di  nota. Nessun  segnale  di  attenzione.

Del  resto, i  lavoratori autonomi  sono ormai  considerati  evasori tout  court,  marchiati.  Di  questo governo, “distratto” sulla  manifestazione, fanno  parte, per  la  prima  volta, anche  esponenti  radicali, tornati in parlamento grazie  al compromesso  temporaneo con  lo  Sdi. Il contratto, denominato  Rosa  nel  Pugno, si  ispira  a  tre  nomi: Blair, Fortuna, Zapatero, Basta citare il  primo, per  capire  che nemmeno  i  voli  low  cost oltremanica hanno  favorito l’osmosi  col  premier  britannico, a  giudicare almeno da  questi  primi mesi di  legislatura. Neppure  l’amabile buona  volontà  del  segretario uscente Capezzone, che  interpreta  felicemente  i  due  capponi  manzoniani, riesce a  convincere più  gli  elettori  che, vien  da  dire inconsapevolente, hanno  votato  il  peggior  governo  del  dopoguerra.

La  Rosa  nel  Pugno  oggi  appare  indurita, incerta, intenta  a  liberarsi dalle  miserie  di  un  dibattito ammuffito, vecchio,  caduto nel  profondo  della  partitocrazia.  Gli  incoraggiamenti  e le  speranze  dell’infaticabile  Pannella  sono  esemplari,  eppure,  la  Rosa  nel  Pugno è  divenuta  l’esempio paradigmatico della  fenditura  geologica  che  divide  il  mondo  della  politca da  quello del  Mantegna  rivoluzionario; della  Padova  genitrice dei  lampi di  genio, della  pionieristica  incertezza che  investe il  grande  interprete  dell’abolizione  della  miseria di  rossiana  memoria. Il  Mantegna, nella  sua  opera  coraggiosa,  ha  mutato il  corso  della  storia. La  Rosa,per  converso, è l’immagine  tragica  dell’inconcludenza  della  politica, che  non  riesce  a  spezzare  la  sua  tradizione, costretta  a  soccombere, spaesata, di  fronte  alla  dinamicità  dell’ impresa.

Gianfranco Leonarduzzi
Membro del Comitato Nazionale Radicali Italiani

 

Dico Morrison

Sunday, October 22nd, 2006

Dico Morrison perchè un bianco così non si vedeva dai tempi di Larry Bird. Dico Morrison perchè è stato top-scorer della NCAA appena conclusa. Dico Morrison perchè scelto al numero 3 da Micheal Jordan. Dico Morrison perchè Adam è un personaggio a 360°, capace di attirare l’attenzione come pochi. Dico Morrison perchè,a differenza di altri rookie, sa prendersi sulle spalle la squadra. Dico Morrison perchè giocherà in una squadra giovanissima (Charlotte) di cui diventerà leader prestissimo. Dico Morrison perchè è diabetico ed è la dimostrazione che la forza di volontà conta,eccome. Dico Morrison perchè è uno dei migliori tiratori in uscita dai blocchi che io abbia mai visto. Dico Morrison perchè viene da Gonzaga, come John Stockton, e da Gonzaga si è portato via una dote importante: l’umiltà e il senso del sacrificio. Dico Morrison perchè EA Sports l’ha già selezionato come testimonial di NBA LIVE 07. Dico Morrison perchè con quei capelli non può non vincere tutto.

LUI DICE ANDREA BARGNANI.

 

L’Italia siamo noi

Saturday, October 21st, 2006

Si è messo pure a piovere, in questa giornata vicentina che consacra la ritrovata unità tra Fini e Berlusconi e dissipa ogni dubbio su chi sia il leader di questa coalizione.Silvio Berlusconi è accolto da un boato appena mette piede in una piazza dei Signori stracolma (gente arrampicata ovunque).
Noi da perfetti privilegiati eravamo nella zona vip e ci siamo gustati il clima di coesione che c’è tra la base del centrodestra nel nordest: non esistono leghisti, forzisti,aennini. C’è solo un grande popolo che chiede ai suoi leader meno tasse e più libertà, meno fronzoli politici e più azione unitaria.
Sono le tasse ad unire tutta questa gente e questi politici: meno tasse, ovunque. Per le famiglie, le imprese, gli operai. Meno tasse per essere più liberi, meno tasse per non sentire il fiato dello Stato sul collo. C’è il nordest produttivo oggi in piazza,quello che non si rassegna a veder tassata anche l’aria che respira, quello che vuole contare nelle istituzioni e non solo nelle statistiche della produttività. Quello che vuole, orgogliosamente, rivendicare il ruolo che gli spetta. Un ruolo di rilievo in un’Italia diversa, più libera e attenta alle esigenze dei suoi cittadini, con meno stato e più individuo. Un’Italia che riparte da qui, da Vicenza: quell’Italia siamo noi.

 

 

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Le foto sono mie, le ragazze (purtroppo) non sono mie. Ma vi assicuro che erano davvero da sposare con quella maglietta “Silvio ci manchi”.

 

Noi ci andiamo

Thursday, October 19th, 2006

Non siamo molto amanti delle piazze piene di gente che manifesta. Della splendida Piazza dei Signori di Vicenza,poi,apprezziamo la basilica Palladiana che va vista prima di iniziare il tour delle Ville Venete, per capire il Palladio e per capire Vicenza.
Però ci sono momenti in cui Piazza dei Signori diventa più bella se riempita da gente che manifesta. Specie se manifesta contro questa Finanziaria assurda e liberticida. Specie se diventa il momento in cui il centrodestra decide di guardarsi negli occhi e di dire che quest’Italia si merita di meglio che un misero governicchio Prodi.

Sabato prossimo, alle 10, saremo a Vicenza a dire che noi a questa Finanziaria diciamo no.

 

Diteme er Pantheon

Monday, October 16th, 2006

Da domani,Roma. Per un paio di giorni non ci si sente. Baci a tutti.