Archive for February, 2007

E’ quasi finita

Tuesday, February 27th, 2007

Quando un governo mette al primo posto la legge elettorale significa solo e soltanto una cosa: che siamo agli sgoccioli.

 

Postdemocratici crescono

Tuesday, February 27th, 2007

Apprendiamo con estremo piacere che Pierferdinando Casini non prende nemmeno in considerazione l’idea che ci possano essere delle elezioni primarie all’interno del centrodestra.

E’ una coalizione,questa, in cui manca del tutto una selezione seria della classe dirigente. Un limite che si palesa ogni giorno quando,in televisione, nei dibattiti, in Parlamento, si presentano personaggi poco preparati e inadatti al ruolo di rappresentare chichessia. La realtà, amara, è che, Forza Italia come An, l’Udc come la Lega hanno fino ad ora prodotto solo quel che il “non dibattito” interno poteva produrre: tantissime, anonime, comparse e nessun attore di livello.

 

Abbiamo bisogno di te

Sunday, February 25th, 2007

Si, proprio di te. Sto cercando un nuovo tema per questo blogghetto. Chi ha proposte le faccia, chi ha due braccia da mettere al servizio di questa campale battaglia per la mia libertà di sparare cagate lo dica e sarà ricompensato con eterna gratitudine :)

 

Italian Bloggers for Giuliani 2008

Saturday, February 24th, 2007

“La grandezza degli Stati Uniti è che le sfide più importanti portano inevitabilmente alla ribalta leader con la forza necessaria per affrontare il momento e la capacità di farci alzare in piedi insieme a loro. Leader la cui attitudine al comando si fa strada tra il rumore dei naysayers. Leader che ci spingono, non soltanto all’urgenza dell’azione ma alla consapevolezza che la vittoria è possibile grazie alle caratteristiche eccezionali dell’America.

Rudy Giuliani è un leader di questo tipo. In questi nostri tempi difficili, la sua è la combinazione unica di visione, coraggio e perseveranza di cui abbiamo bisogno alla Casa Bianca. Ecco perché io spero che avremo il buon senso di eleggerlo presidente degli Stati Uniti d’America”.

Qualche giorno fa Andrew C. McCarthy, sulla National Review, ha spiegato perché Rudolph Giuliani dovrebbe essere il prossimo Presidente degli Stati Uniti d’America. Una lettura obbligatoria, per comprendere quale sia la posta in gioco alle presidenziali americane del 2008. Elezioni che avranno un impatto decisivo non soltanto al di là dell’Atlantico.

E’ per questo motivo che un gruppo di blogger di TocqueVille ha deciso di rendere pubblico il proprio endorsement a favore di Rudolph Giuliani. In questo blog racconteremo la lunga campagna elettorale negli Stati Uniti, sostenendo il candidato repubblicano che ci sembra più adatto per riportare il GOP nel solco della rivoluzione reaganiana. Giuliani ha già dato prova delle proprie straordinarie capacità di leadership durante il doppio mandato come sindaco di New York e dopo la tragedia dell’11 settembre. E, last but not least, si è sempre mostrato fiero delle proprie origini italiane. Partecipa anche tu al blogroll di “Italian Bloggers for Giuliani 2008” e contribuisci a diffondere questa iniziativa.

Crossposted: Italian Bloggers for Giuliani, The Right Nation, Starsailor, The Mote in the God’s Eye, Dall’altra parte.

 

Un paese irriformabile

Saturday, February 24th, 2007

Un ottantaduenne che rinvia alle camere un sessantottenne. Mentre un altro settantenne fa opposizione e parla attraverso un sessantasettente.

Se il secondo settantenne riuscirà a far cadere il primo, attraverso i decisivi apporti di una novantottenne, di un ottantanovenne e di un ottantottenne e non si troverà una maggioranza in grado di sostenere il primo settantenne, allora c’è il rischio che si approdi ad un governo tecnico. Pricipali candidati un settantaquattrenne e un un giovane sessantanovenne di belle speranze.

Siete sicuri che sia riformabile questo gigantesco Jurassic Park travestito da Montecitorio o da Palazzo Madama?

 

The Bronze Lady

Thursday, February 22nd, 2007

Qui.

 

De Profundis

Wednesday, February 21st, 2007

Inutile che ci provino, anche solo lontanamente, a raccontarci ciò che non c’è: non ci sono ripensamenti, non ci saranno inversioni di marcia e non ci sono stati (finalmente) salvagenti da destra. Il Governo Prodi si ferma qui. 158 voti favorevoli, 136 contrari e 24 astenuti (che al Senato si sommano ai no) sono i numeri della resa di questa maggioranza che non c’è più e, forse, non c’è mai stata dall’inizio.

Avevano trovato, a stento, la quadratura su tutto, compattandosi sulle cose più impensabili, ma non hanno superato lo scoglio ideologico più grande: la Politica Estera. Con grande coraggio ieri il Ministro D’Alema aveva detto ciò che in un paese normale dovrebbe essere l’evidenza costituzionale: senza politica estera un governo non può stare in piedi.
Lo hanno accontentando subito, spiegando, a quei pochi che ancora avevano qualche dubbio, che il Governo italiano una politica estera non ce l’ha.

Ora, se questo vuole almeno provare ad essere un paese normale, volti pagina,in fretta, senza ripensamenti. Il centrosinistra di lotta e di governo deve fermarsi qui.

 

E va bene così…

Tuesday, February 20th, 2007

…Senza Parole!

 

Il Migliore

Tuesday, February 20th, 2007

Questo post è il migliore che io abbia mai letto su David Cameron, e vi assicuro che non è tenero col mio Davidino. Repubblica e Corriere un pezzo così se lo sognano.

 

Terza Frontiera ad Ovest

Saturday, February 17th, 2007

L’avessero detto tre o quattro mesi fa, non ci avrebbe creduto nessuno. Il
Labour Party sembra aver fermato l’emorragia di consenso e,contemporaneamente
a questo, Cameron sembra non sfondare nell’elettorato moderato
come più di qualcuno aveva previsto dopo la convention di Bournemouth.

Continua sul nuovo numero di Frontiera Ovest, a pagina 3, accanto al pezzo dell’amico Francesco con cui ci siamo addentrati in questo parallelo continuo tra Sarkozy e David Cameron e tra i due rispettivi partiti.
Se volete un’opinione (di parte,ovvio) a me questo giochino di confrontare i due piace un sacco. Per capire come si muove il resto d’Europa e il conservatorismo mondiale mentre noi siamo qui, alle prese con le manifestazioni di Vicenza, le Br, Diliberto e un centrodestra che,mai come oggi, sentiamo distante e poco coraggioso.

E di questo parla, magistralmente, Giuseppe Lombardo nel suo editoriale. Poi ci sono due graditissime new entry, Antonio Scalari e Gianmario Mariniello, con due pezzi di livello sui conservatori USA e il debito pubblico.
E poi la garanzia Umberto Magni con un bel pezzo sulla lezione tatarelliana.

Trovate tutto qui, secondo me ne è uscito un bel numero.

 

Tra dubbi e speranze

Friday, February 16th, 2007

La nomina del nuovo coordinatore regionale del Friuli Venezia Giulia rappresenta un dato politico importante, ben oltre quella che è la reale portata dell’incarico.
Il Messaggero Veneto di oggi ne parla come si trattasse di una battaglia campale, stilando addiritttura la lista dei vincitori e dei vinti.

Sarebbe ora di rifiutare quest’impostazione, quantomeno sul piano metodologico, fermo restando che il dato sostanziale potrebbe essere anche questo. Ogni volta che, almeno in Friuli, c’è stato da scegliere un candidato, un coordinatore, un referente cittadino e quant’altro si sia andato scegliendo in questi anni, è partita la logica delle “correnti” che coinvolge questo partito più di quanto accade in altre formazioni politiche, almeno a livello locale.

Correnti,spesso contrapposte, che finiscono per incrociarsi, mischiare, rovesciare i tavoli delle trattative quasi ci trovassimo di fronte alla composizione di un grande governo del compromesso storico. Il paradosso è che staremo parlando di un partito, uno soltanto.

E’ francamente deprimente, da iscritto, simpatizzante o quant’altro continuare a vedere teatrini di questo tipo che,ogni volta, lasciano la base con l’amaro in bocca. Una base entusiasta e ansiosa di partecipare alla vita di un partito che riesce sempre a incarnare i difetti della prima repubblica, senza prendersene i pregi.
Le parole più sagge, per quanto ci riguarda, le ha espresse Renzo Tondo sul suo blog.

Per parte mia a Isidoro Gottardo la massima collaborazione: il partito ha bisogno di lasciarsi alle spalle la stagione di manovre e manovrine per lanciare quanto prima la sfida programmatica e organigrammatica a Illy.

Per parte mia, per quello che può valere il mio impegno, sarò a Gorizia pancia a terra per chiunque, proprio perchè so quanto sia importante la riconquista del capoluogo isontino.

Parole pacate di un uomo che ha dimostrato più volte di saper fare un passo indietro per il bene del partito. Un uomo che oggi il Messaggero include tra gli “sconfitti” ma che probabilmente mai ha pensato che si trattasse di una guerra. Abbiamo bisogno di più collegialità, di più partito, di più discussione e di meno nomine calate dall’alto e imposte senza nemmeno uno straccio di congresso.

 

E alla fine arriva Isi

Thursday, February 15th, 2007

Questa è un’anteprima sul serio. Isidoro Gottardo è il nuovo coordinatore regionale di Forza Italia per il Friuli Venezia Giulia. Succede al carnico Vanni Lenna che ha guidato il partito in un momento delicato portandolo, comunque, a ottimi risultati.

Personalmente non ho moltissimo da dire, Gottardo mi sembra persona decisamente per bene e di grandissima levatura politica. Eredita un partito forte ma con moltissime (troppe) divisioni. Sarà sicuramente un buon coordinatore. Può passare alla storia se riesce a ricompattare gli azzurri e a farci vincere Udine e la Regione. Noi,ovviamente, ci contiamo.

In bocca al lupo.

 

Clamoroso: il verbale dell’assemblea segreta di Tocqueville!

Thursday, February 15th, 2007

Tu chiamale se vuoi,redazioni.

160 euro di aperitivi. La linea editoriale è sempre più storta. Grazie a lui, lui, lui e lei. Anche a lui, che però beve succo d’arancia.

 

Ancora voi, ancora Noi

Monday, February 12th, 2007

Una volta ancora, una di più, le ombre sono apparse all’orizzonte. Avevano la faccia cupa e triste di Desdemona Lioce, gli occhi vibranti di odio di Mario Galesi. Con nomi diversi, certo, ma con la stessa carica omicida e sprezzante della vita altrui. Ci hanno provato, di nuovo, come in un film già visto. Nel mirino i soliti “padroni”, i complici dei padroni e tutti quanti venissero percepiti come “diversi”.

Per un attimo, uno soltanto, ci è sembrato di rivivere quei momenti. Per un secondo abbiamo pensato a Pietro Ichino come un nuovo Marco Biagi. Un nuovo incubo che ritorna, e ogni volta è più brutto di prima.
Chiunque metta il naso nel mondo del diritto del lavoro diventa un bersaglio. Mobile, ma pur sempre un bersaglio.

Questa volta,però, la storia è girata. Il destino si è fermato un attimo e ha invertito la rotta. Lo Stato è arrivato prima di loro, prima del loro dito sul grilletto di una P38, prima del loro odio che ti colpisce alle spalle, prima della loro vigliaccheria travestita da rivoluzione culturale permanente. Quello Stato, oggi, ha opposto ai nuovi Galesi gli occhi pieni di speranza di Pietro Ichino che, condannato a morte da questi mercenari dell’odio di classe, ha invitato, coi suoi soliti modi composti, a “non chinare la testa”. Quella testa che non chinò mai Marco Biagi, quella testa che teneva ben alta Massimo D’Antona.
Hanno ucciso due campioni del giuslavorismo italiano e si sono trovati davanti un altro uomo coraggioso, capace di sfidarli a colpi di libri e di editoriali. Non dev’essergli andata giù e hanno alzato il livello dello scontro.

Hanno pensato di sfidare lo Stato a colpi di pallottole e non ci sono riusciti. L’Italia delle persone per bene, questa volta, ha vinto e il problema più serio che questi signori hanno è che,per quanto veloce possano sparare, ci sarà sempre un Emanuele Petri pronto a fermarli.
Questa vittoria sulla barbarie del terrorismo politico è dedicata a lui. Questa vittoria è,in fondo, un pò di tutti noi.

 

Perchè Conservatori

Monday, February 12th, 2007

Perché definirci Conservatori in un paese in cui non c’è nulla da conservare è, con ogni evidenza, una bella domanda.
Lasciando da parte sofismi e necessità di dover per forza dare una definizione ad ogni cosa, partiamo da un punto fondamentale: la visione dell’Uomo.

Gianfranco Fini, nella presentazione del suo documento sul futuro del centrodestra italiano, muoveva da una constatazione tanto semplice quanto fondante: la sfida non è tra conservazione e innovazione, tra destra e sinistra per come le abbiamo finora intese ma tra materialismo e trascendenza.
Un conservatore da qui deve partire: dalla scoperta che il mistero della vita rende ogni persona diversa, con inclinazione, talenti, speranze e prospettive che non possono essere determinate aprioristicamente da qualcuno, sia esso un ente intermedio (Famiglia, Società) o l’ente per antonomasia, lo Stato.
Essere conservatori significa voler conservare, esaltare, assecondare questa specialità. Aldilà di ogni determinismo sociologico, aldilà di ogni metodologia esemplificativa che vorrebbe ridurre l’uomo a una macchina da guidare nel modo migliore, ad un progetto da sviluppare per nome e conto d’altri.

Essere conservatori significa, e lo dicono gli inglesi con la solita straordinaria semplicità ed efficacia, credere nelle persone. E’ il credo che sta alla base della più grande democrazia che la storia abbia conosciuto. “We the people”, l’incipit costituzionale più famoso del pianeta, riconosce il valore intrinseco che ogni conservatore pone come stella polare del proprio vivere politico: la persona,prima di tutto. La sua libertà, davanti ad ogni cosa.

Essere conservatori non significa essere oscurantisti, non significa in alcun modo voler fermare il progresso, voler riportare indietro le lancette dell’orologio. Sono conservatrici, e fieramente conservatrici, le più grandi rivoluzioni di questo secolo: era conservatrice la “Reagan Revolucion”, era conservatrice la scossa Thatcheriana a un Regno Unito che rischiava il declino, saranno fieramente conservatrici le direttrici su cui si muoverà la politica europea nei prossimi dieci anni. Da Cameron a Sarkozy, passando per il partito popolare spagnolo e per ciò che sarà del centrodestra in Italia, l’impressione è che il trend non si possa fermare: l’individuo ritorna al centro, lo stato, anche sotto le rassicuranti vesti del “welfare state” blairiano sembra soffrire di una crisi di fiducia prima che di identità.

Essere conservatori oggi significa credere essenzialmente che allo stato determinista che lega a sé le persone attraverso indiscriminate forme di sostegno, si possa sostituire una concezione del Governo che ponga di nuovo in evidenza due valori universalmente riconosciuti come “di destra”: responsabilità e meritocrazia.
Due facce dello stesso individualismo metodologico, della stessa tensione nobile ed ideale verso la creazione di uno stato agile, efficiente, rispettoso dei cittadini e,per questo, moderno.

Che rispetto ha, infatti, verso i propri consociati un modello di convivenza che, in ossequio a logiche di “salvaguardia sociale”, sacrifica l’efficienza sull’altare della spartizione del potere, la meritocrazia in favore dei contributi a pioggia, la dignità dei popoli oppressi per un malcelato filo-totalitarismo travestito da “pacifismo militante”?
Che senso ha uno stato che si fonda su principi che cozzano, rinnegano e fanno strali di quelle che sono le caratteristiche più intime dell’essere umano?

Essere conservatori e, ad esempio, non socialdemocratici significa soprattutto quattro cose, concretissime: favorire il libero mercato dove si può; utilizzare il potere statale dove necessario, per evitare disuguaglianze e promuovere medesime condizioni di accesso alle opportunità di lavoro e di crescita economica e culturale; premiare la meritocrazia; credere nella democrazia come il più efficace metodo di stabilizzazione e di promozione dei diritti umani.

Conservatori, non dogmatici, però. I Conservatori di ieri e di oggi si sono sempre trovati all’opposto rispetto alle tendenze totalitarie, fossero esse di destra o di sinistra. Il Conservatore si è sempre ispirato a grandi valori, li ha attualizzati, messi in pratica, ne ha colto le sfumature e i punti di rottura.
Le socialdemocrazie europee sono tutte passate,in qualche misura, attraverso le forche caudine della purificazione post comunista. Dal socialismo spagnolo, a quello tedesco, fino persino ad alcune parti del Laburismo inglese, nessuno è stato immune dall’aver guardato con simpatia a un regime totalitario ed oppressivo come quello sovietico.

Questo scheletro nell’armadio, grazie a Dio, non ce l’abbiamo. Abbiamo sempre creduto nell’individuo e nella promozione delle sue libertà. Proprio per questo siamo stati contro il Comunismo e il Fascismo di ogni tipo. Proprio per questo saremo sempre e comunque per una “società aperta”, con i suoi problemi, i suoi fenomeni di disagio sociale, gli errori che la natura umana porta con sé come un marchio indelebile. Ma non rinunceremo nemmeno per un secondo alla nostra capacità di determinarci, anche sbagliando, attraverso regole democratiche e condivise. In Italia, come in Iraq, in Darfur come in Afghanistan, a Cuba come in Iran. Perché la Libertà è una sola e risiede nell’essenza stessa del genere umano.

La conserveremo, con cura. La promuoveremo, con passione.