Goodbye England’s Rose

Fini ha detto finalmente una cosa giusta: servono nuovi temi, nuove strategie per vincere, nuove agende politiche e nuove dinamiche. C’è chi la prende come un atto di marketing politico, sbagliando. E non capendo che è esattamente l’opposto. E’ il rifiuto del marketing politico.
Gianfranco Fini dice, tra le righe, che non servono vestiti nuovi ma “temi”. Quando parla di strategie nuove allude al fatto che i Valori in politica vadano declinati al tempo presente e che non basta, per fortuna, dire di essere di centrodestra per vincere. Berlusconi questo non capisce e non sta capendo: pensa che il progetto del centrodestra in Italia si possa ridurre al cavalcamento dell’onda antigovernativa che sta montando nel paese. Poi, una volta al Governo, le solite cose: le Tasse, l’America, la Libertà, il Comunismo.
Non basta più e Fini che è un ottimo politico, questo lo sa bene. Occorre un progetto, che c’è e va elaborato. Serve un’alternativa di governo, insomma, che non si fermi alla semplice voglia di cambiamento.
La politica dovrebbe essere proprio questo: la capacità di proporre progetti per il futuro. Che necessariamente cambiano, si modificano, nascono da spinte e temi nuovi e che tendenzialmente, nei partiti e nelle coalizioni, si formano in un quadro di valori e di priorità definito.
E’ vero: Fini di professione fa il politico. Non è un insulto, nè tantomeno un difetto. Non lo è perchè se accettiamo di avere una classe politica fatta di gente “prestata” alla politica, accettiamo implicitamente che la primazia non sia più degli organi elettivi. Con governi che rispondono a Confindustria o ai Sindacati e non più ai cittadini.
“In ogni caso ritengo che si possa dire che è sempre meglio avere un partito confuso, ma democratico piuttosto che un partito deciso, ma non democratico.”
Splendida chiusura di uno splendido documento. Bravo.
Leggete questo, leggetevi Tremonti al meeting di Cl e rimettetelo al suo posto, al ministero dell’Economia. Prima che sia troppo tardi. Altro che “tregua fiscale”, ci serve una guerra tremontiana.
“Una brillante operazione di marketing politico. L’applicazione di regole e metodi comunemente usati nel mercato del largo consumo per riconquistare fasce di utenti-elettori non soddisfatti. Era quello che Silvio Berlusconi aveva in mente con la registrazione del simbolo del Partito della Libertà, affidata a Michela Vittoria Brambilla. Accolto in maniera fredda dagli alleati, il progetto tornerà in auge dopo le primarie del Partito democratico. Allo stesso tempo, però, il suo dirompente ingresso sulla scena politica ha dimostrato come sia possibile – per ammissione stessa dei suoi artefici – gestire il varo di un partito con i più sofisticati criteri del branding applicato ai prodotti da supermercato come biscotti, detersivi o saponi.”
Il Sole 24 Ore.
Giù il cappello. Post bellissimo su Forza Italia, la Brambilla e la Democrazia. Ed è solo il primo.
“Se esiste una attualità politica che associa Michela Brambilla al Partito unitario è unicamente per colpa della classe dirigente del centrodestra italiano, impegnata a dimostrare una miopia politica che ha del taffazismo. Ma non era cosa di sinistra?”
Molto bene anche lui. L’analisi iniziale del post è la mia a e la condivido in tutto e per tutto. Il finale è un pò più critico verso la classe dirigente del centrodestra. Non a torto.
“Il partito carismatico va bene in una fase di eccezionalità, poi è giusto che il carisma si ponga al servizio della democrazia. Perchè il partito unitario non è un bene privato di un leader politico, ma scommessa per il futuro della prossima generazione politica.”
Perfetto anche lui.
“Non esistono le investiture dall’alto. Solo i cittadini possono scegliere i loro rappresentanti”
Michela Vittoria Brambilla
“Noi abbiamo bisogno di partiti strutturati, che discutono e votano i dirigenti, non dell’ennesima cooptata investita dal Capo”
“La Politica è cultura, è passione, è l’audacia della speranza”
Semplicemente perfetto. Mi ha tolto le parole di bocca.
Il Pdl? “Sarà una sottomarca di Forza Italia”. Marcello Dell’Utri, senatore azzurro e fondatore assieme a Silvio Berlusconi di Forza Italia, commenta con duro distacco la notizia che Michela Vittoria Brambilla sia già proprietaria del marchio del Partito delle Libertà. E i Circoli della Libertà?
“Una montatura, perchè nei fatti non esistono. I 3.500 Circoli del Buon Governo che ho fondato io, invece, sono attivissimi e non sono legati a un nome ma ad un’idea”. Continua la polemica contro Mvb, ma anche se perplesso il senatore una certezza ce l’ha: è sicuro che Forza Italia non sarà sostituita: “E’ un marchio valorizzato”.
“Non ci vedo nulla di male nel fondare un nuovo partito – aggiunge – . Se ne fanno da 0,02 per cento. Ma è solo valore aggiunto.”
Secondo il senatore “è impossibile far finire Forza Italia” anche se ammette che “Berlusconi può fare tutto, Da Forza Italia a Forza Enotria, i voti sono suoi”.
Il progetto del Partito della Libertà per Dell’Utri, in fondo, come quello dei Circoli della Libertà, è nato dall’idea di trovare nuovi spazi di consenso: nuova offerta per consumatori diversi, spiega, “come nel caso dei supermarcati”. “E’ coerente – prosegue il senatore – con un attento studio di marketing politico”. Ed ecco, dopo l’idea dei Circoli, un altro elemento di affinità tra lui e Michela: la presidentessa dei Circoli della Libertà ha scelto per curare il deposito del suo marchio uno studio in via Senato a Milano che ha la sede proprio nel palazzo accanto al Circolo del senatore dell’Utri. La coincidenza lo fa sorridere: “In effetti – ha commentato – si tratta di una delle società più importanti a Milano in questo settore”.
Il Senatore, come piace a noi.

Nella foto i circoli della Libertà e la loro, rapidissima, diffusione sul territorio. Grazie a Gianmario per la segnalazione della moltiplicazione dei pani e dei pesci.
“Studiavo filosofia, ero alla continua ricerca del significato delle cose. Non potevo che essere attratta dall’esoterismo. Vudù, Condomblé, Makumba. È incredibile assistere a un rito Vudù, vedere persone che raggiungono la perdita di coscienza e mettono in bocca carboni ardenti”
Michela Vittoria Brambilla
ROMANO PRODI: In un giorno di pioggia in campagna, con bambini e con le persone che penso vedrete successivamente, perchè sono tutte qui, si faceva il cosiddetto «gioco del piattino» (…) Uscirono Bolsena, Viterbo e Gradoli. Naturalmente, nessuno ci ha badato; poi, in un atlante, abbiamo visto che esiste il paese di Gradoli. Abbiamo chiesto se qualcuno ne sapeva qualcosa e, visto che nessuno ne sapeva niente, ho ritenuto mio dovere, anche a costo di sembrare ridicolo, come mi sento in questo momento, di riferire la cosa
CORALLO: (…) Di solito, quando il piattino comincia a muoversi, la domanda che si fa è: chi è l’interlocutore, lo spirito con il quale ci si intrattiene.
ROMANO PRODI: Alla fine è accaduto anche questo, ma all’inizio no. C’è stato chi ha detto: interroghiamo Don Sturzo o La Pira, ma le prime risposte, in un primo momento, erano soltanto sì o no.
CORALLO: L’interlocutore era dunque ignoto.
ROMANO PRODI: All’inizio sì, poi vi furono anche interlocutori vari tra i quali, per quel che mi ricordo, Don Sturzo (…)
Romano Prodi, audizione alla Commissione Moro
“Del successo dei Circoli si parla moltissimo, sarebbero migliaia in Italia, centinaia per regione. Sul sito se ne rintraccia qualche foto: gruppi di quattro-sei persone davanti al simbolo con la banda tricolore. Nella realtà non si trovano così facilmente. Giorni fa un giornalista della redazione torinese di Repubblica è andato a cercare l’unico dotato di un indirizzo e del nome di un coordinatore. La sede è quella di An, al telefono non risponde nessuno. Neppure Laura Colombo, assistente di Brambilla e suo braccio destro nell’organizzazione, risponde al telefono. Bisogna ricorrere al web, siamo alla politica virtuale. Nel sito del circolo di Varese ci si può già iscrivere al partito, si scarica il modulo on line. Si pagano dieci euro con vaglia intestato alla “Segreteria del Partito della libertà”, viale Belforte 144, ogni un ulteriore contributo volontario è gradito. Valgono anche i fax. Al telefono squilli a vuoto.”
La Repubblica, 22/08/2007
E’ un sito, niente di più. Ma si può votare e lo stanno facendo in tanti. E allora, perchè non giocare? Andate, votate, esprimetevi. Non servirà a nulla, Snaidero si candiderà e vincerà le elezioni perchè è un ottimo candidato ma perchè, in fondo, non provare per una volta a dire come la pensiamo? Così, per vedere l’effetto che fa.
E dopo aver creduto, per un secondo, che le nostre opinioni contino qualcosa, attendiamo fiduciosi che Mr B. ci delizi con la sua ultima trovata, ci passi sopra la testa per l’ennesima volta, se ne freghi della militanza, delle tessere, delle riunioni con gli iscritti, della voglia di politica che c’è nel paese e nel centrodestra. Stanno giocando, lasciate che si divertano. Io voto Veltroni.