Nasce la nuova Udine…
…Massimo Blasoni stravince il congresso cittadino di Forza Italia e con Adriano Ioan e Sandro Colautti inizia la riconquista della città. Le foto a breve. Stasera si festeggia il neo coordinatore. E tanto.
…Massimo Blasoni stravince il congresso cittadino di Forza Italia e con Adriano Ioan e Sandro Colautti inizia la riconquista della città. Le foto a breve. Stasera si festeggia il neo coordinatore. E tanto.

Non servono molte parole. Bastano quelle, splendide, di un’amica per salutare una preziosa compagna di viaggio.
La ricorderò per quei due giorni passati insieme al meeting di Sestri Levante, con il resto della redazione. La ricorderò per l’energia contagiosa, l’allegria spontanea e quel meraviglioso sorriso.
Adesso se ne va. E noi non vogliamo dimenticarla. Ciao Luisa.

Sabato, ore 10.30, Hotel Executive, Udine: Congresso Cittadino di Forza Italia. Ci vediamo là.
C’è finalmente la Destra. E fa quello che riesce meglio a certa destra: stare con la sinistra.
C’era una volta Udine. Una città tranquilla, un’isola felice. Le passeggiate il sabato pomeriggio in centro, la domenica al cinema o alla partita. Per me non-cittadino Udine è sempre stato tutto questo e nulla più. La criminalità era una cosa da metropoli in degrado. E invece, poco a poco, il crimine si sta rosicchiando anche Udine.
Il 23 dicembre 1998 la cosiddetta Strage di Natale, con tre poliziotti morti, aveva incrinato le certezze di una comunità che non era abituata a tutto questo. Poi un lungo periodo di calma relativa e apparente, costellata da una serie sempre crescente di microcriminalità.
Nell’ultimo anno la sensazione, latente, è di una sicurezza che non c’è più e di una città che non riconosce più se stessa.
Oggi un gioielliere ucciso nel suo negozio. A Udine il paradiso finisce qui, è ora di iniziare a fare i conti con dei problemi che credevamo lontani.
Round up: Messaggero, Repubblica, Corriere, Tg Com, Quotidiano Nazionale
Capita raramente di non essere d’accordo, ma capita. E così, quando mi sento dire che l’Italia ha un mare di problemi sono sostanzialmente d’accordo. Sono le soluzioni che non mi tornano.
La soluzione principe, tanto a destra quanto a sinistra, si chiama antipolitica. Che mi ricorda tanto il 1994, questo si, quando la soluzione principe, da Martinazzoli a Occhetto, si chiamava anti-qualcosa. Anti-Berlusconi in quei giorni (e in molti giorni successivi), anti-politica in quelli odierni. I conti non tornano, almeno a me.
Piuttosto che di anti-politica dovremmo parlare di qualcos’altro, atteso che l’obbiettivo delle Brambilla e dei Grillo è quello di sedere in Parlamento, vedersi affidata una delega (una qualsiasi) e poter incidere nei processi (politici, ovviamente) di questo sgangherato paese.
Un paese in cui sono tutti commissari tecnici durante il mondiale di calcio, tutti economisti in tempi di finanziaria, tutti magistrati guardando lo speciale Cogne alla Vita in Diretta e tutti politici 365 giorni l’anno. Quello che i critici della “Forza Italia dei colonnelli” omettono di chiedersi è perchè questa classe politica faccia così schifo.
Non c’entra la “politica” perchè la politica non c’è mai stata, dal 1994 in poi. Non c’era quando un golpe giudiziario decideva chi doveva essere salvato e chi no; non c’era negli anni successivi del Berlusconismo issato a religione di stato (tra credenti e atei, ovviamente) e non c’è ora che ritorniamo a fenomeni di civismo spinto al limite più pericoloso; quello di slegare, una volta ancora, la classe dirigente dal consenso popolare.
Non c’è classe dirigente, in questo paese, perchè non c’è la possibilità che si formi. Perchè tutto funziona per nomine, perchè manca il cursus honorum. Perchè Angela Merkel prima di essere Angela Merkel ha ricoperto cariche all’interno del suo partito e vinto congressi, dibattuto tesi programmatiche e proposto idee. Perchè David Cameron prima di sfidare in campo aperto Tony Blair e Gordon Brown ha fatto il deputato e vinto delle primarie, aprendo varchi, modificando il linguaggio, credendo che fosse possibile rinnovare delle leadership. Perchè, se non bastasse, Sarkozy è stato sindaco del suo paese e oppositore interno nel suo stesso partito prima di essere quel concentrato di decisionismo e rinnovamento che è diventato. E perchè anche Alcide De Gasperi, il più grande del nostro tempo, prima di essere un padre della Patria è stato consigliere comunale.
Non abbiamo bisogno di strappi, di scosse, di terremoti. Abbiamo bisogno di progetti, di idee che durino nel tempo e diano il senso, tangibile, di un cambiamento vero. Altrimenti questo paese è destinato a vivere sempre con una classe mediocre che lo governa e con un’opposizione altrettanto mediocre che invoca cambiamenti, riforme, rivoluzioni più o meno liberali. E’ così da cinquant’anni e sarà così per i prossimi cinquanta se non fermiamo l’onda montante dell’antipolitica e ritorniamo, seriamente, a progettare il futuro.
Non ci sono brambillismi o grillismi dietro a grandi modelli come Ronald Reagan; c’è solo la forza delle idee e della politica intesa come amore per la polis, come tensione ideale verso il miglioramento di quella città sulla collina che il Presidente immaginava come il suo paese ma che è,in fondo, l’idea di Patria che tutti abbiamo.
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p.s: si, sono un giovane già vecchio che sogna di fare il politicante, prevengo la critica. Fare politica mi piace, ci trovo un senso altissimo di amore per il proprio paese e non lo rinnegherei per niente al mondo. Credo che fare politica per davvero sia duro, faticoso, talvolta persino controproducente ma che alla fine valga la pena schierarsi per quelle quattro cose in cui crediamo.
p.p.s: io non condivido la critica alla Forza Italia dei colonnelli e credo che F.I. abbia un’ottima classe dirigente: Pisanu, Frattini, Tremonti, Formigoni, Galan, Sacconi, Martino, Boniver, Scajola, Quagliariello, Pera. E sicuramente ho dimenticato i moltissimi coordinatori regionali (Giro, Biancofiore, Gottardo, Ghedini, Alfano, per dirne alcuni), i tantissimi sindaci e amministratori locali. Tutta gente che ha dimostrato di saper vincere le elezioni e le sfide di governo. E poi ci sono 400mila iscritti, un partito stabilmente sopra il 25% nei sondaggi e che non merita tutto il male che gli si riversa, troppo spesso, addosso.

“Too close to call” era stato il tormentone della seconda elezione di George W Bush alla Casa Bianca, con Mentana che ossessivamente ripeteva “l’Ohio è too close to call“. Togliete Ohio, metteteci il Friuli Venezia Giulia e potreste avere una radiografia della situazione attuale.
Riccardo Illy si ricandiderà, così assicurano dalle parti di Trieste. Edi Snaidero lo sfiderà, assicura l’entourage arancione da Majano. Due imprenditori contro, un friulano e un triestino, uno a destra e l’altro a sinistra. C’è tutto per una partita sul filo di lana.
E puntualmente arriva il sondaggio SWG: Illy 41%, Snaidero 36%. Con due avvertenze: il 15% di indecisi e un dato di coalizione ribaltato. La Cdl supera il 53%, il centrosinistra (fu Intesa Democratica) che non arriva al 45. Illy sa una cosa, e la sa meglio di chiunque altro: se riesce a stoppare l’emoraggia dovuta all’effetto Prodi, stante così le cose, le elezioni le vince lui. Perchè è il Presidente uscente, perchè piace un pò a tutti, perchè tra gli indecisi e i “non politici” va fortissimo.
Snaidero è un’incognita, almeno politicamente. L’immagine è quella dell’imprenditore friulano, legatissimo alla famiglia, alla sua terra, alla sua gente. Il tema, però, è un altro: reggerà la sfida politica? Gestire un’impresa è cosa difficilissima, fare politica per chi non ne mastica ancor di più.
Tolti gli indecisi, tra gli schierati Snaidero sta 4 punti sotto la sua coalizione, mentre Illy porta al centrosinistra 8 punti di valore aggiunto. Non è poco, tutt’altro. Per quanto sieda sulla macchina migliore tra le due, Snaidero parte due file dietro ad Illy. Mettiamola così: ha la vettura più affidabile e più veloce ma si trova contro il miglior pilota in circolazione. Vincere non sarà facile, il rischio concreto è quello, alle prime scaramucce, di mandare fuori giri il motore.
Prima e dopo. Chi diceva che il mondo non sarebbe stato più lo stesso non era un pazzo apocalittico ma leggeva perfettamente dentro quell’evento. C’è stato un mondo precedente all’undici settembre e un mondo che è venuto dopo. Un mondo fatto di sfide rinnovate, di battaglie da iniziare, di libertà da difendere e da conquistare.
Un mondo dove, improvvisamente, ci siamo sentiti tutti meno sicuri, tutti in pericolo. Un mondo che ci ha imposto, giorno dopo giorno, scelte difficili e dirimenti, come un gigantesco muro di Berlino permanente: o di qua o di là.
Non è facile questo nuovo mondo post 11 settembre, tutt’altro. E’ un mondo difficile e complicato in cui tante, troppe incognite rimangono ancora da decifrare. Un mondo dove non sappiamo cosa ci sarà dietro l’angolo, cosa ci riserverà il futuro. Viviamo uno stato di allerta perenne, il terrore che possa accadere di nuovo.
Una cosa sola, sappiamo, con certezza. Ci hanno spesso accusato di aver diviso il mondo in buoni e cattivi, in bene e male, in giusto e sbagliato. Probabilmente anche noi abbiamo delle colpe, questo è evidente e nessuno lo negherebbe, quel che è certo è che non siamo stati noi a voler dividere il mondo.
Quel che è sicuro a sei anni di distanza è che quando il male ha deciso di seminare morte e terrore noi eravamo dall’altra parte, a difendere la vita e la libertà.
Semplicemente meraviglioso. Mangiare vicino a uno che di Forza Italia è stato praticamente l’ideologo è un privilegio non da poco. Ed è stato davvero splendido sentirlo parlare con una lucidità unica della situazione politica italiana, dei partiti, dell’Europa, della Cina.
Quando parli con Don Gianni hai chiaro cosa sia un intellettuale. I docenti universitari, quelli bravi, fanno belle e dotte analisi. Gli intellettuali sono capaci di lampi nel buio, di varchi originali, di elaborazioni a cui potevano pensarci solo loro.
Per capire cos’è stato, quest’anno, Gubbio vi consiglio due pezzi: uno di don Gianni e uno di Alessandro Gianmoena.
“Quando Prodi chiude gli occhi in quel modo non è addormentato, è un suo modo di seguire i ragionamenti con più attenzione”
Giulio Santagata
Gubbio è stata decisamente carina. Domani vi racconto tutto, un poco alla volta.
Adesso ritorno a festeggiare. Gli anni sono diventati 26.
In realtà siete dei lettori meravigliosi. Specialmente quelli che mi scrivono le mail o mi contattano via messenger. E siete davvero carini a dirmi che “quello parla male di te”. Ma non dovete preoccuparvi, non è niente di così importante da meritare risposta. Certa gente si squalifica da sola. Ricordatevi sempre il detto latino: de minimis non curat praetor. E noi ci occupiamo solo di cose serie.

Sono bastati due mesi estivi di sondaggi negativi per fare esultare gli anticameroniani di tutto il mondo. State sereni, non servirà.
Come previsto Gordon Brown ha sfruttato al meglio la nomina a Primo Ministro ed è riuscito a stare davanti al nostro David per un pò. Con un attenuante: tutto questo è avvenuto in mancanza di vere e proprie “battaglie”, sia parlamentari che mediatiche. Brown ha avuto ottimo gioco ad accelerare e Cameron ha semplicemente mantenuto il suo ritmo, come era ovvio che fosse durante un avvicendamento di questa portata.
Appena le cose si sono un pò sistemate, il leader conservatore (abile stratega nonostante tutto quel che dicano) ha impresso un ritmo diverso: è iniziata la battaglia sulla sicurezza, inizierà quella sulla spesa pubblica e, con ogni probabilità, sarà l’inizio di una lunghissima campagna elettorale. Così, mentre acuti osservatori nostrani dipingono Cameron come già spacciato, i nuovi sondaggi settembrini lo danno in ascesa: recupera tra gli 8 e i 10 punti a seconda dell’istituto che effettua le interviste e dà l’impressione di essere dove deve stare.
Al centro della scena, in attesa di arrivare a Dowing Street.