Archive for June, 2008

Lontani dal Loft

Monday, June 30th, 2008

 

Udine è un pò la cartina di tornasole di quanto accade ai piani alti dell’italica politica. Del Popolo della Libertà preferisco (per ora) non dire nulla: troppo poco sappiamo per dire le tantissime cose che vorremo dire.

Quel che accade dalle parti del Pd è, però, sintomatico. Prendete un possibile congresso cittadino del Partito Democratico, metteteci due candidature e non la solita candidatura unica. Due belle candidature, due donne. Da un lato Debora Serracchiani ( e tutti sanno che mi piace molto), dall’altro Maria Letizia Burtulo. Ex Ds la prima, ex Margherita la seconda. E qui il dibattito si ferma, si annienta, ritorna e ridiventa gioco di correnti, di appartenenze, di ideologie.

Alla Serracchiani (per cui tifiamo) e alla Burtulo (che ci piace un pò meno) non è stato concesso l’onore di sfidarsi, di confrontarsi, di dibattere sui temi che interessano i cittadini e gli elettori. Il tutto è rimasto circoscritto alla tessera politica di appartenenza e il congresso si è, inevitabilmente, schiantato. Con gli ex margherita che disertano sicuri di perdere e gli ex ds che non se la sentono di fare una prova di forza.

Gran maturità la loro. Attenti soltanto a non cedere al ricatto di chi la democrazia, come la felicità, la vorrebbe organizzare ma non la vuole mai veder esercitata.

P.s. Voci di corridoio ci raccontano di una Serracchiani che conclude l’assemblea cittadina con le lacrime agli occhi. Ecco, tanta passione, da una parte o dall’altra, non va proprio sprecata.

 

Un grande Uomo in un paese piccolo

Thursday, June 26th, 2008

Un secondo dopo che la palla calciata da Fabregas aveva gonfiato la rete dietro Buffon hanno iniziato a sparagli addosso. Lui non si è mai scomposto e ha risposto sempre da signore.

Oggi lo hanno esonerato. E gli è costato molto poco, perchè quel signore lì ha fatto togliere dal contratto la clausola che prevedeva una buonauscita in caso di rescissione.

L’Italia è un paese alla perenne ricerca di un capro espiatorio. Questa volta è toccato a lui ma, almeno, uno tra i pochi a poterselo permettere, se ne andrà in giro a testa alta.

Grazie Roberto, un grandissimo.

 

Vicenza Reloaded

Wednesday, June 25th, 2008

E’ vero, anzi verissimo: non era quello il luogo per dirlo. E’ vero, anzi verissimo: chi sta al governo non deve sfruttare le occasioni istituzionali per fare politica. Ed è vero, anzi verissimo: probabilmente i toni e i modi non sono quelli giusti.

Ma è altrettanto vero, evidente, manifesto che oggi Silvio Berlusconi ha detto con chiarezza a Confersecenti quello che una grandissima e silenziosa maggioranza degli italiani pensa: alcuni giudici, per come si comportano, per come agiscono, per come si muovono all’interno del nostro sistema costituzionale rappresentano un grande, gravissimo problema per il compiuto funzionamento della nostra fragilissima democrazia.

Mentre parlava Berlusconi una parte del pubblico ha fischiato, un’ altra ha applaudito. Quando Silvio ha iniziato ad attaccare i giudici, però, spontaneamente, è partito un applauso. Uno di quelli che non controlli, uno di quelli che sfuggono alle logiche delle claque e delle messinscene per fotografi e cameramen. E’ partito dalla pancia degli esercenti. Che è un pò la pancia di Confindustria. Che è un pò la pancia del paese. Quella, per intenderci, che non si sente rappresentata dai vertici e che non ama quelli seduti in prima fila.

 

Dal Vangelo secondo Galan

Tuesday, June 24th, 2008

Su Verdini: “L’uso della forza, l’autoritarismo senza autorevolezza sono intollerabili. Nel mio partito questo non potrà succedere”

Sulla classe dirigente: “Il punto è che a Roma non capiscono, non c’è niente da fare”

Giancarlo Galan, Il Gazzettino, 24 Giugno 2008

 

Bravo Mario!

Friday, June 20th, 2008

“E allora, se vogliono permanere e fare giochini di potere interno (l’assemblea costituente del Pd sabato sarà chiamata ad acclamare il solito organismo interno spartito nel caminetto), che se li facciano senza di noi, questi dirigenti asserragliati nel bunker.

Io domani ad ascoltare Veltroni che cambia l’ennesima linea politica alla caccia della permanenza in sella, non ci vado. Andrò dopo, ad ascoltare cos’hanno da dire i delegati. E poi, se ci saranno regole democratiche, a contestare e votare contro l’ennesimo gruppetto di oligarchi nominati e non eletti.”

Mario Adinolfi.

Parole sante, che avrebbero potuto (e dovuto) uscire anche da tanta parte dei tanti giovani del centrodestra. Perchè una vittoria elettorale non può cancellare il tema politico vero del prossimo quinquennio, la vera sfida culturale e politica insieme, che è quella della democrazia e della partecipazione.

Con una legge elettorale a liste bloccate, con partiti senza congressi, senza primarie, senza strumenti meritocratici di scelta ci stanno facendo vivere un gigantesco Truman Show, dove crediamo di contare qualcosa perchè mettiamo una croce su una scheda ma in realtà diventiamo soltanto i grigi esecutori di decisioni prese da altri, in altre sedi, con altri criteri che con la Democrazia non hanno nulla a che fare. Abbiamo subappaltato la cosa più bella che avevamo, quella passione civile che ci fa stare ore a discutere sul “che fare” e quella voglia matta e irrazionale di cambiare le cose. Riprendiamoci il sogno di un paese diverso, prima che sia troppo tardi.

 

Outing/2: tanto per essere chiari

Thursday, June 19th, 2008

Questo post ha provocato più di qualche reazione da parte degli amici. Francamente me lo aspettavo, e lo accetto di buon grado. Perchè le critiche sono sempre benvenute quando arrivano da persone molto intelligenti.

Allora, chiariamo alcune cose: io sono favorevole a riformare il nostro sistema giudiziario e ad abolire quella cosa assurda che va sotto il nome di “obbligatorietà dell’azione penale”. E sono anche favorevole a prevedere l’immunità per le alte cariche dello Stato. E sono pure favorevole alla limitazione drastica delle intercettazioni.

Non posso concepire, però, che un uomo intelligente come il Presidente Berlusconi non capisca cosa innesca un provvedimento (urgente…) che cerchi di riformare alcuni aspetti dell’assetto giudiziario del nostro paese ottenendo come primo e più evidente risultato la sospensione del suo processo (a due udienze dal termine). E siccome non posso pensare che sia diventato stupido in meno di un mese, devo iniziare a ragionare sui termini della questione. E devo, lo devo alla mia coscienza di uomo libero, iniziare a pensare che, forse, io e il Presidente abbiamo una concezione diversa della res publica.

Detto tutto questo, plaudirò, e lo farò convintamente, quando vedrò un Disegno di Legge (e non un emendamento ad un decreto) che prenda seriamente in considerazione l’idea di riformare il nostro sistema giudiziario. Lo apprezzerò se abolirà l’obbligatorietà fittizia dell’azione penale, se preserverà le alte cariche dello Stato (elette) dagli attacchi politici di alcuni (solo alcuni) giudici partigiani, se prevederà un modello autenticamente garantista e procedimenti con tempistiche da paese civile e non da terzo mondo.

Sarà una bellissima riforma, soprattutto se riusciremo a farla nell’interesse del Paese tutto, senza pensare che una norma, piuttosto che un’altra, può favorire o penalizzare qualcuno. Togliendoci, noi per primi, quel riflesso condizionato che ci fa fare certe sciocchezze e ci fa perdere il contatto col paese reale.

Quello che chiede meno tasse e più libertà, quello che chiede più sicurezza, quello a cui dei processi del Premier non gliene frega un bel niente. E odia quando i telegiornali ne parlano per ore senza dire nulla.

Quel che temo,però, è che inizi ad odiare anche quella Politica che (a favore o contro) se ne occupa con troppa, morbosa, puntualità.

 

La Patrie

Tuesday, June 17th, 2008

Mi dimentico sempre di dirvi che tra le cose che mi rendono più orgoglioso c’è la mia collaborazione con la Patrie dal Friul, mensile completamente in lingua friulana.

Il numero di questo mese offre lo speciale “Cosa vogliamo“, con le richieste dei friulanisti ai politici appena eletti…per un Friuli più Friulano.

Qui trovate il mio pezzo sulla città di Udine e qui le richieste al neosindaco messe nero su bianco assieme alla bravissima Federica Angeli.

Mandi!

 

Outing

Tuesday, June 17th, 2008

Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d’interessi, l’urgenza privata, l’emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam.

Con ogni evidenza, per l’uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura.

È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell’esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l’Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l’establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l’ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare.

Ezio Mauro, La Repubblica

Se non fosse che mi fa malissimo ammetterlo, dovrei dire che sì, è quello che ho pensato anche io ieri sera. Tolti i toni apocalittici sulle intercettazioni e quello scempio democratico che è la gogna mediatica, sul resto Ezio Mauro tutti i torti non ce li ha.

E me fa male dirlo.

 

La nuova Marilyn

Monday, June 16th, 2008

Mia nipote, in tutto il suo splendore. Qui.

Attori non protagonisti (ma comunque ottimi): Zio Francesco e Papà Andrea.

 

Una bambolina che fa no,no,no,no

Friday, June 13th, 2008

 

Anche Londra ridiscute l’aborto

Friday, June 13th, 2008

Cresce fra i Tory la componente pro life che vuole rivedere il tetto di accesso all’Igv, oggi a 24 settimane


“Nell’Inghilterra di oggi il posto più pericoloso in cui ti puoi trovare è il grembo di tua madre”. Non usa mezzi termini Edward Leigh, deputato conservatore al Parlamento di Sua Maestà, per cercare di convincere i suoi colleghi che la legislazione britannica sull’aborto necessita di una seria revisione.

Andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. E’ il 1990 quando il Parlamento Inglese licenzia il controverso “Human Fertilisation and Embryology Bill”, la legge con cui viene regolato, tra gli altri, il diritto di una donna ad abortire. Ventiquattro settimane è il limite fissato dal documento e si tratta di un limite altissimo che pone più di qualche problema di coscienza. Qualcosa inizia a muoversi all’interno del movimento conservatore e si giunge fino alla proposta portata in aula pochi giorni fa che prevedeva una seria revisione della legge, con l’abbassamento del tanto discusso termine.
“Dodici settimane” è stata la prima proposta di Edward Leigh, animatore del dibattito sul tema. Un dimezzamento che è stato, però, considerato troppo drastico anche dai suoi stessi compagni di partito. I conservatori, anche quelli ostinatamente pro-life, si sono armati di una buona dose di realismo e hanno cercato di ottenere un compromesso che riuscisse quantomeno ad abbassare di due settimane il limite, portandolo a 22.
Niente da fare nemmeno così. Tutti gli emendamenti che puntavano ad una riduzione, anche ragionevole, del limite entro cui l’embrione è considerato semplicemente materia (ma ha senso parlare di embrioni dopo 6 mesi di gestazione?) sono stati bocciati da maggioranze più o meno ampie.

Il dibattito non si è, comunque, fermato e mentre il ministro per la salute, la laburista Dawn Primarolo, si dice convinta che il limite fissato nel 1990 non vada cambiato perché solo “dopo 24 settimane un bambino inizia ad avere qualche possibilità di vivere autonomamente”, il Partito Conservatore si interroga su una questione che riporta il dibattito interno sul piano dei valori.
Chi si aspettava un centrodestra britannico lanciato verso una forma di iper-modernismo che metteva in secondo piano i temi tradizionali del conservatorismo mondiale è rimasto, senza dubbio, deluso. Non solo il dibattito sul concetto di “vita” è attualissimo ma da un recente sondaggio svolto tra tutti i possibili candidati alle prossime elezioni per il Tory Party emerge che ben 9 su 10, con sfumature diverse, sono favorevoli ad una revisione della legge e ad un abbassamento sensibile del limite. Non solo: quasi il 60% dei futuri parlamentari conservatori ritiene troppo alto anche il limite di 22 settimane su cui si è votato di recente e preferirebbe abbassarlo ulteriormente.

In leggera controtendenza rispetto al partito è il leader del movimento, David Cameron. Da sempre sensibile al tema del sostegno alla famiglia, il giovane aspirante Primo Ministro, ha cercato di mettersi il più possibile al riparo dalle guerre di religione sui temi etici, temendo divisioni insanabili all’interno del suo stesso partito. Cameron deve, però, fare i conti con una realtà dei fatti e con una base che gli sta chiedendo conto, dopo averlo sostenuto sulle sue poco ortodosse proposte economiche e sociali, anche delle sue posizioni sui temi etici.

Il giovane David non si è sottratto e alla votazione sull’abbassamento del limite è stato l’unico leader di partito ad esprimersi favorevolmente, mentre Nick Clegg dei Liberal Democratici e il premier Gordon Brown si sono detti fermamente contrari a rivedere la legge sull’aborto. Altro segnale importante è venuto dall’estrema compattezza con cui ha votato il cosiddetto “Governo Ombra” dei Tories e dal conseguente rafforzamento della componente “pro-life” all’interno del partito. Una componente che, guidata dalla deputata Nadine Dorries, è pronta a lanciare un’autentica campagna di informazione e di sensibilizzazione sul tema, tanto che da ambienti vicini all’headquarter conservatore sussurrano di una proposta di legge già pronta per essere presentata non appena David Cameron si insedierà a Downing Street.

Prima, però, bisogna vincere le elezioni. Per farlo, accanto ai tradizionali temi economici e della sicurezza, i Conservatori lanciano la loro offensiva sui valori. Dopo i tentennamenti iniziali anche Cameron sembra aver capito che la difesa della vita non può essere un tema a cui sottrarsi: la prossima campagna elettorale si giocherà anche su questo.

Simone Bressan

©LiberalQuotidiano

 

Dieci minuti dieci

Thursday, June 12th, 2008

“Dieci minuti in cui l’Italia aveva alzato la testa dalla palude dell’appeasement prodiano. Per poi riabbassarla mestamente, in nome di una realpolitik fuori dal tempo e dalla storia.”

Strepitoso Andrea Mancia, su Liberal di oggi.

 

Altro che welfare modello…

Wednesday, June 11th, 2008

Povertà e ineguaglianza sociale sono gli unici indicatori che crescono costantemente sotto i governi laburisti di questi ultimi dieci anni. Aldilà di quel che raccontano i giornali italiani (e molti europei), il welfare britannico non va poi così bene.

Facile dare oggi la colpa a Gordon Brown quando il vero regista della politica sociale inglese è stato quel Tony Blair indicato da tutti come la “terza via” tra Stato assistenziale e iperliberismo.

Qui l’editoriale (molto bello) del Guardian che mette sull’attenti anche i Conservatori: senza una ricetta efficace contro le nuove povertà, ogni discorso su “compassionate”, “welfare to work” e compagnia briscola va a farsi benedire.

 

Grazie, Presidente!

Wednesday, June 11th, 2008

Insomma, è l’ultima visita di George W Bush nel nostro paese, il prossimo sarà uno tra John McCain e Barack Obama. Nonostante i suoi mille difetti, più che altro di forma, nella sostanza questo presidente ci è piaciuto tantissimo.

Molto più di Bill Clinton. Molto più dei tanti incensati dalla stampa e dai mainstream media europei. Molto più di quanto ci piacerà il prossimo.

E’ stato un amico sincero dell’Italia ma, ciò che conta maggiormente, uno che non ha avuto paura di dire e fare cose che altri non avevano avuto il coraggio di dire e  fare.

Di lui ci resterà negli occhi quel “let freedom reign” scarabocchiato su un foglietto, per festeggiare la libertà e la democrazia che sbarcavano in Iraq.

Che Dio lo benedica. E ce ne mandi un altro.

 

Forse sono soltanto pazzo

Tuesday, June 10th, 2008

Per me Donadoni era e rimane un grandissimo allenatore.