Archive for March, 2009

Cosa non fare sul web: unirsi al coro

Tuesday, March 31st, 2009

Non servivano potentissimi occhiali per vedere come, nei giorni scorsi, Tocqueville sia stata animata da un dibattito vero sul futuro del Popolo della Libertà. Chi entusiasta della svolta berlusconiana, chi scettico sui modi, chi sui tempi, chi stregato da Gianfranco Fini. Chi convinto che stiamo parlando solo di un gigantesco maquillage partitico.

Non servivano potentissimi occhiali, dicevamo. Bastava non avere gli occhi ricoperti da strati corposi di ideologia, demagogia un tanto al chilo e un pizzico, sottile, di invidia. Sarebbe bastato, per avere un quadro chiaro della situazione, guardare l’home page e notare come le posizioni rappresentate fossero le più diverse. Ma a voler essere maligni, pensando che la “selezione” della redazione puntasse a far trasparire un equilibrio che non c’era, uno avrebbe potuto leggersi l’intera sezione “Politica” e, subito, avrebbe capito tutto.

Però capita che uno non c’ha voglia, è stanco, ha di meglio da fare. Ed è del tutto lecito non approfondire, non guardare oltre, non cercare nemmeno di vincere i propri pregiudizi. Ognuno delle sue opinioni e del suo tempo fa quello che vuole.

Quando poi,però, scrive articoli come questo, deve aspettarsi che chi lo riteneva credibile e intelligente nonostante le posizioni spesso diverse, oggi cambi idea e si renda conto che ha davanti solo qualcuno, l’ennesimo, che cerca di piegare la realtà alle sue convinzioni.

Non è un comportamento da giornalista serio e nemmeno da blogger di spessore quale Mario Adinolfi è.
Si tratta,piuttosto, di un comportamento molto diffuso nel giornalismo nostrano e Adinolfi si è unito a un coro, questo sì, decisamente stonato.

 

Le risposte un’altra volta

Sunday, March 29th, 2009

Al di là della capacità di parlare al suo popolo, cosa comunque nota, Berlusconi oggi ha fatto un discorso che di politico in senso stretto aveva molto poco. Sembra quasi, a voler essere maligni, che Berlusconi e Fini si siano sapientemente divisi i compiti: l’agitatore di popolo lo fa il Presidente del Consiglio, al Presidente della Camera la mission dei grandi ragionamenti politici e strategici. Non male, il tandem potrebbe anche funzionare. Ma staremo a vedere.

Il discorso di Fini ha posto più di qualche dubbio alla base del neonato Popolo della Libertà: testamento biologico, immigrati, referendum sulla legge elettorale. Il gran finale berlusconiano è stato,invece, evasivo: ha parlato alla pancia dei delegati presenti in sala ma ha eluso gran parte dei quesiti introdotti da Fini. Così come non ha dato risposte, almeno a giudizio di chi scrive, sulla strategia del nuovo centrodestra italiano.

Belli, bellissimi, gli slogan di Silvio I, ma certamente sono più forma che sostanza e sembrano di nuovo ad una gigantesca discesa in campo piuttosto che al pensiero di un leader che ha in mente un’eredita da lasciare e un percorso da tracciare per il futuro.

“Le risposte gliele dà un’altra volta” ha sibilato caustico Roberto Menia riferendosi all’evasività di Berlusconi nei confronti dei temi posti sul tavolo dall’ex leader di Alleanza Nazionale. Menia certamente esagera nel suo cronico pessimismo verso il nuovo partito ma vista da dentro abbiamo avuto come l’impressione che l’ortodossia aennina poco si sposi con la spettacolarità berlusconiana. Almeno per ora.

Il secondo step dev’essere quello di riempire di contenuti uno splendido contenitore. Bisogna capire se Berlusconi ne ha voglia.

 

Il giorno di Gianfranco

Saturday, March 28th, 2009

Doveva essere il gran giorno di Gianfranco Fini. E così è stato. Un discorso come sempre stilisticamente perfetto e da statista vero. Fatto di slanci ideali e riferimenti concreti, in un ragionato equilibrio tra protagonismo e capacità di stare in squadra.

Molti, moltissimi gli applausi e davvero tanti i passaggi politicamente importanti. Il primo, quasi subito, per sostenere il referendum e chiarire subito che in un grande partito bisogna avere il coraggio di “parlarsi”, di “discutere”, di confrontarsi. No al pensiero-unico quindi, soprattutto su alcuni temi.

E no, deciso, al partito dei cooptati. Anche se sottilmente, a modo suo, a voluto far intendere che la democrazia è decidente solo quando riesce ad essere anche partecipata e rappresentativa.

Poi l’avvertimento alla Lega sugli immigrati- “prima che stranieri sono uomini”- e il richiamo esplicito alla carta del PPE. La sfida vera, però, è stata quella sul testamento biologico e l’ex leader di An non ha avuto timori reverenziali a definire l’attuale testo uscito dal Senato “da stato etico”. Non era facile affrontare la platea su questi temi, ma ha avuto l’oggettivo coraggio di farlo e il grande merito di porre una questione di metodo interna al nuovo partito.

Alla fine il grande protagonista di ieri e di domani, Silvio Berlusconi, ha sentito il bisogno di salire sul palco con lui e di farsi immortalare nell’ennesimo abbraccio fraterno tra alleati. Un motivo profondo, in quel gesto così plateale, ci deve pur essere.

 

Liveblogging Congresso PDL/ Day 1

Friday, March 27th, 2009

19.10: Ricordo di Bettino Craxi. Amen.

19.09: Ricorda i piccoli partiti, dall’MPA ai Popolari Liberali, ai Socialisti, la Destra Libertaria fino ai Riformatori Liberi.

19.08: Grande Riconoscimento a Gianfranco Fini, con l’ammissione che le idee non si sdoganano.

19.05: Il ricordo del 1994, con un bel tributo a Gianfranco Fini, Alleanza Nazionale e dirigenza Msi.

19.03: Siamo tutti qui con Andrea, Chris, Jean, Francesco, Krilla e un sacco di bella gente in sala stampa.
Silvio sta finendo di parlare ora. Discorso asciutto, pulito e che in realtà è solo una piccola anticipazione di quelli che, nei prossimi giorni, pronunceranno lui e Gianfranco Fini.

 

Vincere guardando avanti

Friday, March 27th, 2009

Prodotto di un predellino o di una manifestazione oceanica contro la Finanziaria Prodi, ormai poco importa. Forza Italia e Alleanza Nazionale hanno salutato i propri iscritti e si sono date appuntamento oggi, alla Nuova Fiera di Roma, per il vernissage ufficiale di quello che diventerà il primo partito italiano per dimensioni e per centralità politica.

Parlare al futuro di un partito che ha già vinto le elezioni politiche, quattro elezioni regionali e un numero altissimo di amministrazioni locali pare oggettivamente fuori luogo. Tuttavia, occorre rispettare un minimo di forma e riconoscere che oggi a Roma, ufficialmente, il Popolo della Libertà nasce.

Nasce sotto lo stellone fortunato e carismatico di Silvio Berlusconi, che lo ha voluto più di ogni altro come casa ideale di tutti i liberali, moderati e conservatori della penisola. Ma nasce anche dal pensiero di Pino Tatarella, di Gianfranco Fini e dei tanti che dentro An hanno a lungo teorizzato l’idea di un “Country Party” in grado di unire il centrodestra italiano.

Nasce senza gli ex democristiani dell’Udc, ma ce ne faremo una ragione. Nel merito e nel metodo questo partito non appartiene agli schemi vecchi della politica italiana e,forse, con un gesto coraggioso e pazzo Berlusconi consegna alla storia la “sua” Seconda Repubblica per aprire l’ultima fase dell’era berlusconiana e consegnare al paese la sua straordinaria eredità politica.

Un partito che vincerà soltanto se saprà scrollarsi di dosso le nostalgie democristiane e socialiste, le velleità pseudo liberali, i rigurgiti antistorici di certa destra sociale. Sarà vincente se saprà chiedersi dove vuole andare e non da dove viene. Perché, qui, il problema non è capire con che background culturale e politico arriviamo a Roma ma come trasformare questa intuizione in un grande motore di cambiamento.

 

La pasionaria udinese che ha conquistato il Pd

Wednesday, March 25th, 2009

30 giugno 2008, su questo blog scrivo che Debora Serracchiani mi piace molto, che conclude un’assemblea cittadina del Pd con le lacrime agli occhi e che tanta passione politica non va sprecata.

Quasi un anno dopo, questa udinese dai modi garbati e dalla faccia pulita, resuscita quel poco di orgoglio rimasto nascosto in fondo al barile che il Partito Democratico sta raschiando con tanta pervicacia.

Dice cose che in Inghilterra, in America, in Germania, in Francia, sarebbero la normalità. Parla di un partito moderno, capace di scrollarsi di dosso anche Di Pietro. Racconta di scelte fatte a maggioranza, senza la paura di lasciar fuori qualcuno, disegna un Pd coraggioso che ha la pretesa ambiziosa di essere  a vocazione maggioritaria, ma non come somma algebrica di tutti i non-berluscones ma come tensione verso un movimento capace di parlare alla maggioranza degli italiani.

Le riesce tutto dannatamente bene, così bene che Franceschini non ha il coraggio di fermarla e che la base, quella che dovrebbe contare davvero, la interrompe più di trenta volte. Per applaudire.

Ha bocciato D’Alema, promosso Veltroni, sospeso il giudizio su Franceschini. E l’impressione è che abbia letto non la pancia, ma il cuore delle migliaia dei circoli del Pd riuniti in assemblea. Avesse voluto stimolare le paure, cavalcare le isterie, sfruttare il momento avrebbe attaccato Berlusconi, la destra, il rischio del regime, in un refrain magari efficace ma che certo non è nelle sue corde.

Ha, invece, puntato il dito contro il suo stesso partito, detto cose sconvenienti ma talmente intelligenti da essere difficilmente criticabili anche da chi, fino a un secondo prima, aveva sostenuto la linea opposta.

Ha stupito, cosa non da poco in un centrosinistra narcotizzato dalla superiorità comunicativa berlusconiana e dall’incapacità totale della sua classe dirigente di dire cose di sinistra senza cadere nel banale.

Lei banale non lo è di certo e quel che le auguriamo, sinceramente, è un futuro ricco di giornate come queste. Un pezzo di Friuli, oggi, è felice con lei.

 

Ripartire da se stessi*

Tuesday, March 24th, 2009

Un bellissimo pezzo in esclusiva per FreedomLand – ed è per me un grandissimo onore- dell’amico David Mazzarelli di Ultima Thule su Inghilterra, America e Conservatori. Da leggere e conservare.

John O’Sullivan sull’ultimo numero della National Review ci porta insieme nel viaggio che alcuni esponenti del GOp stanno facendo di recente – e sempre più spesso – verso Londra.
Lo stesso David Brooks confessa come i cosiddetti “riformatori” all’interno del partito repubblicano siano affascinati dal nuovo corso del British Conservative Party di David Cameron, guardando a questo nuovo esperimento inglese con curiosità entomologica.

Il partito che fu di Margeret Thatcher è reduce da un decennio di cocenti sconfitte e, David Cameron (e i suoi Cameroons), hanno dato una vistosa spolverata, non solo all’immagine, ma anche ai contenuti, dei nuovi Tories, ottenendo, di fatto, una sorta di curiosità quasi sperimentale nel panorama del panorama della “destra” occidentale.

Michael Gerson del Washington Post visitò Londra nel Marzo 2008 ospite di conservativehome.com. Gerson tornò con un’opinione critica rispetto alla debolezza dei Tories in politica estera e nelle “life issues”, ma in tutto il resto il suo responso era entusiasta: trovò nella politica sociale si Cameron la “reincarnazione del conservatorismo compassionevole”, una versione moderata del primo Bush che il GOP avrebbe dovuto imitare per salvare sè stesso.

L’agosto scorso Fred Barnes del Weekly Standars visitò anch’esso Londra ospite del medesimo portale di Tim Montgomerie. Conobbe George Osborne (ministro ombra delle finanze) e il guru dei media Steve Hilton. Come Gerson, Barnes elaborò una critica bilanciata sul cameronismo: forte sulle riforme sociali, timido in economia e politica estera, vago su molto altro. In ogni caso concluse che la nuova immagine e, soprattutto, la nuova storia che Cameron stava raccontando ai conservative era valida e giustificava certi sacrifici ideologici.

Il modello inglese dei nuovi Tories potrebbe davvero essere dunque un esempio per riportare alla Casa Bianca il Partito Repubblicano? Molti opinionisti e politici americani lo pensano, ma prima di farci prendere da facili entusiasmi dobbiamo fare due considerazioni. La prima è che il successo di Cameron alle elezioni (probabile) non è comunque ancora avvenuto e non sappiamo ancora in che percentuale i sudditi di sua maestà risponderanno positivamente al nuovo corso della destra inglese. Non solo: queste nuove issues un pò “Red Tory” saranno poi efficaci nell’azione di governo?
La seconda questione da tenere presente è che l’elettorato conservatore d’oltre Manica è diverso dalla pancia del GOP, paradossalmente più radicale in certi temi e meno disposta ai compromessi, tutti europei, di cui giocoforza anche il Regno Unito sente le sirene.

Recentemente un 14enne di nome Jonathan Krohn, precoce scrittore ed efficace oratore, ha scaldato i cuori di più di una platea conservatrice. Non con candore (come si dice in questi casi) ma indubbiamente con una certa lucidità ha indicato i punti da cui il GOP dovrebbe ripartire per vincere di nuovo: “respect for the constitution, respect for life, less government and personal responsability”.
Prima dunque di prendere spunto da un nuovo modello solo apparentemente vicino, i repubblicani avrebbero il dovere di ripartire innanzitutto da sè stessi, comprendendo come, tutte le volte che si sono allontanati dal proprio credo abbiano perso (vedi McCain).

Costituzione innanzitutto (e quello che ne consegue), rispetto per la vita, governo più leggero e responsabilità sociale: insomma, meno stato, più valori e mercato. A volte, la ricetta di sempre, ha bisogno di essere ricordata a tutti, perfino da un ragazzino.

*di David Mazzarelli- UltimaThule

 

UK Monitor: Icm +12%, ComRes +11%

Monday, March 23rd, 2009

Rimane stabile,tra i 10 e i 12 punti percentuali il vantaggio dei conservatori di David Cameron sui rivali laburisti.

 

Defending Far East

Sunday, March 22nd, 2009

Dopo tutte le idiozie lette in questi giorni sui giornali, questo blog è in trincea per la difesa ad oltranza di Far East Film Festival.
Parliamo della necessità (lodevole) di promuovere fuori dai confini la nostra bellissima Udine e quando abbiamo un evento culturale vero, conosciuto e affermato nel mondo, non troviamo di meglio da fare che criticarlo.

Io lo difendo, anche se so perfettamente di essere minoritario all’interno del mio schieramento politico che su temi come questi non riesce a ragionare senza togliersi di dosso quel pizzico di provincialismo che tanto male gli ha fatto in questi anni.

 

I love Roberto Menia

Sunday, March 22nd, 2009

Io sono un uomo felice. Perchè ci sarà il Popolo della Libertà, una grande forza popolare e conservatrice (Speriamo) per il nostro Paese.

E sono felice perchè ci sono uomini come Roberto Menia, che hanno il coraggio di dire che non lo vogliono più un centrodestra di nominati. E noi siamo con lui, anche se tante volte l’abbiamo pensata diversamente su alcuni temi crediamo che su questo, per noi fondamentale, combatteremo la stessa battaglia.

 

Eccellenza 2.0

Friday, March 20th, 2009

Trionfale comunicato stampa della Giunta Honsell, pochi giorni fa, che annuncia come il sito internet udinecultura.it abbia raggiunto nell’ultimo mese le – udite udite! – 7 mila visite! Addirittura, canta vittoria l’ufficio stampa del Comune di Udine, 250 visite al giorno! Un successone!

Vorremmo, sommessamente, far notare all’eccellente Sindaco come 250 visite al giorno non sono poi tantissime, atteso che questo blog (friulanissimo), che molto umilmente è uno dei milioni di blog presenti nella rete e non certo un sito istituzionale, ha fatto registrare nel mese di Febbraio 41.001 visite, con 263.522 pagine viste e come nei primi 18 giorni di Marzo si attesti attorno a 24.000 visite e 188.000 pagine viste (certificate AwStats).

Tocqueville, portale internet costruito da volontari e senza richiedere mezza lira a nessuno, fa segnare giornalmente 20.000 visitatori unici e circa 50.000 pagine viste, con punte di 100.000 visite nei giorni caldi delle elezioni nazionali e regionali.

Forse, prima di lanciare a mezzo stampa,  trionfali comunicati sui presunti risultati raggiunti, Honsell farebbe bene a darsi un’occhiatina in giro per capire di cosa sta parlando.

Duecentocinquanta visite per il sito di un Comune che si fregia di essere “la città del Tiepolo” sono un risultato davvero deludente. Soprattutto se su google cercate “Tiepolo” e Udinecultura.it non appare prima della terza pagina, poco sotto il sito del Comune di Vicenza e molto dietro il sito dell’Azienda di Promozione Turistica di Venezia.

Ecco a voi servita l’Eccellenza 2.0 della nostra internettiana amministrazione comunale.

 

Alè Udin

Friday, March 20th, 2009

 

Vinci per noi…

Thursday, March 19th, 2009

 

La storia

Thursday, March 19th, 2009

L’Udinese, con sudore scrive la storia

 

Comunque vada, devi sapere che…

Thursday, March 19th, 2009