Archive for September, 2009

Il discorso più importante

Wednesday, September 30th, 2009

Lunedì 5 Ottobre inizia l’annuale convention dei conservatori inglesi. David Cameron ha scelto Manchester come città deputata ad ospitare l’evento e non è una scelta casuale. Si tratta di una roccaforte storica dei laburisti, dove i conservatori non ottengono seggi da lungo tempo e i 5 posti assegnati sono tutti appannaggio del partito di Gordon Brown, eccezion fatta per Manchester Withington dove, di un soffio, nel 2005 vinsero i Liberal Democratici.

Sarà l’ultimo discorso di David Cameron a una convention nazionale da leader dell’opposizione. Tra un anno potrebbe essere inquilino di Downing Street o semplicemente un altro dei conservatori che ci hanno provato. Tutti i fondamentali della politica dicono che Dave ha le carte in regola per battere Gordon Brown o chiunque si presenterà a sfidarlo tra poco più di otto mesi. La verità è che quest’elezione può essere persa solo con un gigantesco harakiri.

Per questo il discorso che David Cameron terrà giovedì prossimo è di fondamentale importanza. In questi anni alla guida del partito ci ha abituato a grandi performances: prima ha conquistato da perfetto underdog la guida dei Tories, poi ha dimostrato a più riprese di saper toccare le corde giuste dei cuori conservatori, riuscendo nel contempo a disegnare un partito diverso da quello che ha ceduto quasi di schianto davanti all’avanzata del New Labour blairiano.

I primi rumors parlano addirittura di un passaggio in cui Cameron chiederà ai britannici nuovi sacrifici, da tradursi in un aumento della pressione fiscale. E’ un tema che rischia di dividere i militanti conservatori, cosa che Dave non deve in alcun modo fare. In questa campagna, infatti, tutto possono permettersi i Tories tranne che perdere l’appoggio della base storica, quella che ha resistito nelle ultime tre legislature di opposizione e che ha rappresentato il motore in grado di innestare la valanga blu delle ultime amministrative.

 

La nostra risposta a Franceschini

Monday, September 28th, 2009

Secondo Dario Franceschini “la destra berlusconiana in questi anni ha rappresentato lo Stato come un nemico, come una entità ostile che ti complica la vita e ti deruba attraverso le tasse, che ti imprigiona nella burocrazia”. E noi siamo assolutamente d’accordo. Con la destra berlusconiana.

Siamo ancora fermamente e intimamente convinti che, come disse Ronald Reagan ormai 28 anni fa, “In questa crisi, il governo non è la soluzione al nostro problema. Il governo è il problema”. Per questo abbiamo aperto anche un gruppo su Facebook, così da poter spiegare a Dario Franceschini che la differenza tra destra e sinistra esiste ancora. Loro credono nello stato, noi no. E poi, lo diciamo onestamente, anche per ricordare al nostro centrodestra che essere di centrodestra significa anche e soprattutto preferire l’individuo allo Stato, e mai il contrario.

 

Ecco perchè

Monday, September 28th, 2009

Io vedo “lo Stato come un nemico, come una entità ostile che ti complica la vita e ti deruba attraverso le tasse, che ti imprigiona nella burocrazia”.

Ecco perchè negli ultimi anni ho votato il partito di Silvio Berlusconi e non quello di Dario Franceschini.

 

Berlusconi-Fini, lo scontro

Saturday, September 26th, 2009

E’ arrivato lo speciale di Tocqueville sul “duello” Berlusconi-Fini e sul futuro del centrodestra. C’è anche il mio post “Il Cuore si chiama Democrazia”.

Grazie a Jean per lo straordinario lavoro di ricerca che ha fatto. Buona Lettura.

 

Il nuovo leader del mondo libero

Friday, September 25th, 2009

C’è rimasto solo Bibi.
Via Camillo.

 

C’era una volta l’America

Thursday, September 24th, 2009

C’era una volta l’America del “dissidenti di tutto il mondo,unitevi”. Una nazione che ci aveva conquistato con il suo carico ideale, la sua capacità di essere speciale, il suo sentirsi in missione per sconfiggere la tirannia e liberare i popoli oppressi. Con un buon tasso di retorica, d’accordo, e magari con un pizzico di demagogia. Ma era quello il paese di cui ci eravamo innamorati. Perché, al di là dalla temperie, del momento storico e della polemica politica quotidiana, l’America ha rappresentato per tutti noi l’idea di una libertà che era bella proprio perché universale, impossibile da rinchiudere nei confini di una nazione grande ben oltre la sua estensione geografica.

A capire tutto questo non c’è stato solo George W Bush e la sua, per alcuni bizzarra, teoria dell’esportazione della democrazia. Ci sono stati, prima di lui, Bill Clinton e John Fitzgerald Kennedy, Harry Truman e Ronald Reagan. Presidenti che riuscivano a parlare alla loro nazione e al resto del mondo, rilanciando l’idea di un’America pronta a impegnarsi per la sicurezza propria ma anche per la libertà altrui. Era, in fondo, il sogno americano. E per anni abbiamo vissuto in una perenne sindrome da “arrivano i nostri”. Ogni volta che c’è stato un problema, ogni volta che vedevamo compiersi un’ingiustizia, sapevamo (talvolta esagerando nella nostra fiducia) che gli americani sarebbero stati lì, dalla nostra parte.

Kuwait City, Kabul, Baghdad, Kosovo: c’erano spesso interessi economici e geopolitici in gioco ma a noi è piaciuto pensare che ci fosse anche un dato ideale a portare migliaia di marines in giro per il mondo a garantire la libertà e la democrazia. Così, quando abbiamo visto gli iracheni e gli afghani votare per scegliersi una costituzione e un governo, abbiamo pensato che sì, la libertà si poteva esportare. Perché non stavamo esportando un modello precostituito ma la semplice opportunità di scegliersi un modello.

La tensione antitotalitaria di quegli anni sembra essersi sciolta come neve al sole, da quando Barack Obama ha preso possesso dello Studio Ovale. Più che il comandante in capo del mondo libero, il 44esimo presidente americano, sembra un capo di stato che ha appena perso la guerra e gira il mondo e le sedi internazionali chiedendo scusa per tutto quel che è stato e che non sarà mai più.

Esattamente un anno fa, George W Bush andava alle Nazioni Unite a dire che Siria ed Iran continuavano ad essere dei pericolosi regimi, partner internazionali dei terroristi . Rivendicava con coraggio il merito di aver destituito i talebani e Saddam Hussein con operazioni che non sono state per nulla unilaterali come vorrebbero farci credere (più di trenta le democrazie coinvolte nelle due operazioni) e che, al di là del rafforzamento degli interessi americani e alleati nell’area, hanno certamente portato all’affrancamento di almeno 50 milioni di persone che da sudditi si sono trasformati in cittadini.
A 12 mesi di distanza dall’ultimo discorso di Bush all’Onu, il nuovo presidente americano incassa gli applausi di numerosi leader sinceramente antidemocratici e consegna alla storia il nuovo multilateralismo spinto che dovrebbe caratterizzare le prossime mosse dell’amministrazione a stelle e strisce.

Non ci spaventa il pensiero che gli Stati Uniti vogliano coinvolgere altri paesi nella lotta alle tirannie: è stato così in passato e per fortuna sarà così anche in futuro. Ci terrorizza, invece, l’ammissione che questa grande nazione ha fatto di fronte al mondo intero, certificando la paura di fare quello che le riesce meglio: osare, schierarsi, scegliere. Anche a costo di indispettire qualcuno, anche a costo di rimanere isolata, anche a costo di disegnare utopie. Quando parlavano i recenti presidenti americani, i tiranni si arrabbiavano, non applaudivano e tutti noi ci sentivamo più vicini ai dissidenti che ai regimi. Ieri, per la prima volta, non è stato così.
L’impressione è che nel tentativo di consegnare alla storia George Bush, Barack Obama stia archiviando l’idea stessa di America.

 

Sondaggio Friuli Venezia Giulia, 20 Settembre

Wednesday, September 23rd, 2009

Come sempre, un caro amico ci passa i dati di alcuni sondaggi che i partiti svolgono nella nostra regione per capire che aria tira. Si votasse domani, per le elezioni politiche in Friuli Venezia Giulia finirebbe così:

POPOLO DELLA LIBERTA’ 35,0%
LEGA NORD 16,4%

UDC 7,0%

PARTITO DEMOCRATICO 25,9%
SINISTRA E LIBERTA’ 1,6%
RIFONDAZIONE COMUNISTA 1,9%
ITALIA DEI VALORI 6,4%

RADICALI 1,2%

MPA/LA DESTRA 1,1%

La coalizione che in Regione fa capo a Renzo Tondo sarebbe accreditata quindi di un ottimo 58,4% a cui aggiungere i voti de La Destra e MPA che porterebbero il totale a 59,5%. L’alternativa che mette insieme tutta l’opposizione non arriva al 36%, dieci punti sotto le ultime regionali e ben 23 punti dietro il centrodestra. A pesare, in Regione, la mancanza di una leadership forte che potrebbe emergere dopo le primarie di Ottobre e trovare in Debora Serracchiani una naturale interprete.

 

Un giardino per Sanaa

Wednesday, September 23rd, 2009

Bella iniziativa del mio amico Alberto Locatelli che chiede al comune di Azzano Decimo di intitolare alla memoria di Sanaa Dafani il giardino pubblico che si trova di fronte alla casa dove la giovane marocchina ha abitato per anni.

“Non dimenticheremo Sanaa – ha detto il promotore dell’iniziativa, Alberto Locatelli – Non accetteremo mai gli estremisti e gli intolleranti. Allo stesso tempo, vogliamo venire incontro a quelle migliaia di ragazze e ragazzi immigrati che, come Sanaa, anche magari scontrandosi con ambienti familiari ostili, vogliono realmente integrarsi nella nostra comunita’ e diventare italiani non soltanto nel passaporto, ma soprattutto nella mentalita’ e nel rispetto delle nostre leggi”

La proposta sarà esaminata nel prossimo Consiglio comunale e ci auguriamo tutti trovi ampio consenso. Per non dimenticare.

 

Uno qualsiasi

Tuesday, September 22nd, 2009

Parla dell’Afghanistan e sembra Di Pietro, va all’Onu e parla come Al Gore. Io sono americano dentro. E vorrei  tanto un altro presidente, uno qualsiasi.

 

Per tutto il resto c’è HonsellCard

Monday, September 21st, 2009

Visitare tutti i musei cittadini? 25 euro, con la MUSEO CARD

Portare tutta la famiglia a visitare i musei cittadini? 49 euro, con la FAMIGLIA CARD

Portare tutti i tuoi dipendenti a visistare i musei cittadini? 1000 euro con AZIENDA CARD

Spendere 10.000 euro per pubblicizzare una card che comprano in 9 (nove, neanche i tuoi parenti più stretti!)?
Non ha prezzo. Per tutto il resto c’è HonsellCard.

 

Orgoglio

Monday, September 21st, 2009

Questo bambino, il suo papà e altri cinque splendidi uomini, ci hanno reso orgogliosi di essere italiani.

 

Stabat Pater (Hina) – FLK

Saturday, September 19th, 2009

A Sanaa.

 

Come Saddam

Friday, September 18th, 2009

E così venne il gran giorni di Di Pietro vestito da marine americano: “Presto ci sarà l’implosione di Berlusconi, che cadrà con il dito alzato, facendo finta di niente fino all’ultimo minuto, esattamente come Saddam Hussein”.

Giova ricordare all’amico manettaro che quando Saddam cadeva, noi stavamo con chi lo tirava giù, lui stava con chi lo difendeva.

E giova ancora ricordargli che l’opposizione, nell’Iraq di Saddam, non si poteva permettere il lusso di dire queste idiozie.

 

Perdere due volte

Friday, September 18th, 2009

Se dopo il terribile attentato di ieri, arriviamo a farci imporre l’agenda di politica di estera da un branco di sanguinari assassini, allora quei ragazzi li abbiamo persi due volte.

Parlare oggi di missione da cambiare, esaurita e di rientro a casa lascia in bocca l’amaro di un Paese che non è mai capace di prendere una posizione chiara e coraggiosa su questi temi. Quei ragazzi, come ha detto ieri a Ballarò Gianfranco Paglia, erano lì perchè ci credevano. Credevano in questa missione di pace e credevano nella possibilità di rendere sicuro quel Paese e, con esso, di garantire la sicurezza della propria Patria.

Cedere al ricatto, dimostrarsi sensibili alle provocazioni degli attentatori non è un comportamento degno. Non lo è per il Governo e non lo è nei confronti dei nostri militari laggiù.  Capiamo le logiche della Politica, e ci adeguiamo. Ma non è questo il momento di assumere decisioni guardando i sondaggi. E’ il momento del coraggio, e servono uomini (e governanti) coraggiosi.

 

Not Free

Thursday, September 17th, 2009

Sei militari morti, sei italiani, sei eroi. E’ il giorno in cui non dobbiamo avere paura di essere retorici. Perchè il vile attentato di questa mattina è il colpo di coda della follia totalitaria, sferrato non a caso contro quelli che contro la follia totalitaria si stanno battendo. Freedom in not free, dicono gli americani quando devono celebrare i loro veterani. Dovremo imparare a farlo anche noi, con lo stesso orgoglio e lo stesso spirito patriottico.

Abbiamo sacrificato in Afghanistan 21 dei figli migliori di questo paese. E dobbiamo andarne fieri. Di loro, del loro coraggio, dello slancio ideale con cui sono andati fin laggiù a tenere alta la bandiera di un paese che troppe volte si dimentica il valore altissimo di quello che stanno facendo questi ragazzi.

L a morte e l’estremo sacrificio ci colpiscono come un pugno nello stomaco, ricordandoci quanto sia difficile accettare tutto questo per garantire la libertà ad una nazione che sta a migliaia di chilometri di distanza. E’ stato così, tanti anni fa, anche per il popolo italiano. Liberato e affrancato dal gioco nazista grazie ad un esercito arrivato da oltreoceano e a migliaia di uomini coraggiosi pronti a dare la loro vita per la nostra libertà.

I nostri militari in Afghanistan, così come i marines che sbarcavano ad Anzio, stanno dalla parte giusta della storia.  Hanno dimostrato più volte di essere uomini speciali. Adesso tocca a noi dimostrare di essere un popolo all’altezza di questi ragazzi.