Archive for December, 2009

No Comment

Tuesday, December 29th, 2009

Pochi politici – un solo parlamentare – qualche intellettuale e tantissima gente comune: forse era tutto prevedibile, ma e’ certo che sono destinati a fare notizia e a sollevare polemiche anche i funerali di Carlo Sgorlon svoltosi oggi a Udine. C’erano le istituzioni rappresentate dal presidente della Regione, Renzo Tondo, e dall’assessore alla cultura, Roberto Molinaro, dal sindaco di Udine, Furio Honsell, e dall’assessore alla cultura, Luigi Reitani, c’era l’assessore alla cultura della provincia di Udine, Elena Lizzi (in rappresentanza del presidente impegnato all’estero) e due consiglieri regionali, Giorgio Baiutti (gia’ sindaco di Cassacco) e Massimo Blasoni. Poi nessun altro.Si sono notate soprattutto le assenze dei parlamentari – presente solo il senatore Mario Pittoni (Lega Nord) – e degli intellettuali (si sono notati Tullio Avoledo e Arrigo Poz) che, forse, avrebbero potuto essere anche un po’ piu’ numerosi. Per tutti hanno parlato la flautista Luisa Sello (amica di famiglia) che ha ricordato Sgorlon con una autentica poesia e il regista Marcello De Stefano che ha ricordato un dialogo con Dacia Maraini sull’autore del ‘Trono di legno’ per dire che ”la fede e la forza dello spirito lo hanno salvato essendo stato in vita dimenticato dall’intellighenzia ‘trasgressiva”’. Assenti anche il vescovo Andrea Bruno Mazzocato e gli ‘emeriti’ Pietro Brollo e Alfredo Battisti cher si sono pero’ fatti rappresentare da mons. Luigi Gherbezza il quale, per ricordare Sgorlon, ha letto e commentato l’ultima pagine del ‘Filo di seta’ quando Sgorlon racconta la morte del beato Odorico da Pordenone al suo rientro dall’avventuroso viaggio nel Catai.

Ansa

 

Ciao, Carlo

Monday, December 28th, 2009

Lui si è sempre ritenuto un uomo fortunato, perchè faceva lo scrittore e aveva una provincia, quella friulana, da raccontare. La provincia, in fondo in fondo, non è mai riuscita ad amarlo a tutto tondo. Perchè Carlo Sgorlon era uomo e scrittore spigoloso, forse narcisista, senza dubbio con l’ossessione di non essere amato. E non aveva tutti i torti.

E’ stato post-ideologico quando le ideologie andavano di moda ed è stato conservatore in un’epoca di progressismo militante. Ha raccontato il Friuli meglio di chiunque altro, scavando nelle anime dei friulani e dicendo quel che i friulani non volevano sentirsi dire. Cioè che l’anima, quella vera, quella contadina, la stavano lentamente perdendo.

Lo hanno definito di destra, di sinistra, di centro, apolitico, apartitico, a seconda delle convenienze del momento. In realtà, come capita spesso, uno come Sgorlon non lo puoi etichettare, rinchiudere o assegnare a categorie buone per wikipedia ma non certo per il genio spesso incompreso di questo anarchico friulano di fine novecento. Perchè al di là di ogni possibile distinzione di una cosa siamo sicuri: Carlo Sgorlon era friulano . Nel bene di una terra che gli ha ispirato le cose più belle e nel male di una provincia che non lo ha mai apprezzato fino in fondo per il grande narratore che è stato.

 

Auguri

Thursday, December 24th, 2009

Tanti Auguri di cuore, a tutti voi.

 

L’ultimo azzardo del Doge

Thursday, December 17th, 2009

Galan non sarà il candidato del Popolo della Libertà alle prossime regionali. Hanno deciso di regalare il Veneto – e una buona parte dei voti del Nord – alla Lega e così tutto il centrodestra punterà su Zaia, ottimo presidente della Provincia di Treviso e ottimo Ministro dell’Agricoltura. Sarà anche un ottimo Presidente della Regione Veneto, ma non sentivamo il bisogno di questo affronto.

Un affronto consumato con modalità ormai diventate tipiche nel nostro partito: zero consultazione degli iscritti, zero democrazia interna, zero ascolto del territorio. Andò così anche nel 2003 quando i maggiorenti di Forza Italia ebbero la geniale intuizione di candidare a Presidente del Friuli Venezia Giulia l’ottima Alessandra Guerra. Sacrificarono Renzo Tondo e ogni possibilità di battere Illy. Poi, grazie al cielo, Tondo è tornato, ha battuto Illy e ha risistemato le cose.

Galan viene da 15 anni di governo (e che governo!) di una delle regioni più avanzate del nostro Paese. Ha dimostrato tutto quello che c’è da dimostrare e meritava qualcosa di più di un benservito di questo tipo.

Ora al Doge rimane l’ultimo azzardo: tentare la corsa solitaria. Potrebbe portarsi dietro alleati scomodi come Udc e Pd. Ma volete mettere il gusto di battere Roma e il romanocentrismo che ha costretto i veneti a vendere la loro autonomia?

 

Superiorità Friulane

Tuesday, December 15th, 2009

Il nuovo sito internet dell’Udinese Calcio è disponibile anche in friulano. Spettacolare.

 

Rammentiamo

Saturday, December 5th, 2009

La portavoce dell’associazione familiari delle vittime di via dei Georgofili, Giovanna Maggiani Chelli, era a Torino. “Rammentiamo al collaboratore di giustizia di turno, che la piccola Nencioni che lui ha ammazzato il 27 maggio 1993, e aveva solo 50 giorni, si chiamava Caterina e non Nadia, la quale aveva al momento della strage 8 anni, sempre pochi per morire”.

“Se Gaspare Spatuzza dicesse la verità fino in fondo sul suo “pentimento”, senza invocare tante crisi mistiche, saremmo molto più contenti, tanto noi crediamo che si sia “pentito”, come del resto tutti quelli che nella mafia si “pentono”, per non restare a 41 bis e all’ergastolo”.

La Maggiani Chelli ricorda poi il procuratore Chelazzi: “Si starà rivoltando: dal ‘94 al 2003 avrebbe meritato almeno metà dell’interesse che c’è adesso per la strage”.

La Repubblica

 

Ricordo

Friday, December 4th, 2009

Ricordo a tutti quanti che io sono amico di un signore che oggi è stato accusato di tutto e del contrario di tutto da tal Gaspare Spatuzza.
Io ero, sono e sarò amico di Marcello Dell’Utri. Qualsiasi cosa dica di lui un mafioso pentito, accusato di sei stragi e quaranta omicidi.

 

Nuovo sondaggio Spincon

Thursday, December 3rd, 2009

Dopo le polemiche di questi giorni, cosa pensano gli italiani di Gianfranco Fini? Partecipa al nuovo Osservatorio Politico di Spincon per Notapolitica.

 

Eravamo quelli là

Wednesday, December 2nd, 2009

Due dicembre 2006, ore 17.16: Silvio Berlusconi sale sul palco di una piazza San Giovanni piena di bandiere di Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord. Una piazza riempita da un numero impressionante di persone e da un tasso altrettanto impressionante di entusiasmo. E’ il Popolo della Libertà, diranno i posteri. Al di là delle enfasi del momento, era il centrodestra unito che scendeva in piazza e non era poco.

C’erano tutte le anime di quella che è stata Forza Italia, c’erano le correnti di An, c’era la Lega col suo carico di folklore e di messaggi spicci. C’era quello che per anni avevamo inseguito, il sogno fusionista di un grande partito di centrodestra capace di catalizzare, sintetizzare, dare voce alla maggioranza silenziosa degli italiani. Poi c’erano Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, sul palco, uniti. Con il Cav che spiegava alla piazza come “le questioni personali non c’entrano, siamo tutti insieme una grande leadership” e l’altro che rincarava la dose: “nessuna invidia può dividere quel che la piazza ha unito” .

Tre anni dopo siamo qui a leccarci le ferite di un centrodestra che non ha saputo, oggettivamente, andare oltre quegli slogan. Ritornati al governo del paese, più per i demeriti di una sinistra allo sbando che per meriti nostri, non siamo riusciti ad imprimere  l’accelerata necessaria all’Italia per uscire dalle secche. C’è stata (e c’è) la crisi, ma c’è stato (e c’è) un governo che non ha avuto il coraggio di osare per le cose in cui crede il suo elettorato: l’abbassamento delle tasse, l’allegerimento della burocrazia, il taglio della spesa pubblica.

Se il dato amministrativo non è dei migliori, quello politico è pure peggio. E’ nato il Pdl ma non è mai cresciuto. Il partito ha replicato al suo interno i difetti tipici del nostro paese: tutto ruota intorno a Berlusconi, tutti divisi tra i filo-premier e quelli che, sotto sotto, non lo reggono più. Lungi dal volerci schierare in questa battaglia che è solo e soltanto di potere e poco o nulla di contenuti non possiamo non far notare che, dal coordinatore del più piccolo comune italiano fino al presidente, tutti sono nominati, nessuno è eletto. Un movimento che si chiude a riccio sulla sua sedicente classe dirigente, che ha perso ogni contatto con il mondo reale, che mortifica ogni giorno di più la militanza e il merito democratico è un partito destinato a morire lacerato dalle guerriglie interne per questa o quella poltrona.

La diatriba Fini – Berlusconi e il continuo punzecchiarsi dei colonnelli altro non sono che la cartina tornasole di un modello leaderistico che non funziona in assenza di legittimazione. Fini, e con lui i tanti peones pidiellini, parlano da mesi di leadership da rinnovare e ancora non siamo in grado di dire a nome di chi parlino, che percentuale di partito rappresentino, dove stia la maggioranza. Noi quel giorno ci abbiamo creduto: abbiamo sperato in un partito “americano”, in grado di darsi regole democratiche condivise, primarie per scegliere i candidati, una classe parlamentare eletta e, magari, una classe dirigente in grado di interpretare davvero il cambiamento. Invece ci siamo ritrovati tra le mani un giocattolo già rotto e già vecchio: parlamentari nominati da questo o quel presunto leader, una schiera indistinta di signorsì e un tasso di democrazia interna vicinissimo allo zero. A questo, si aggiunga l’agonia di un’alleanza, quella tra Fini e Berlusconi, ormai alla frutta.

Eppure noi siamo convinti che un centrodestra in questo paese sia necessario: antistatalista, liberale, conservatore e autenticamente ancorato ai valori democratici. Noi siamo ancora quelli là.  Ad essere cambiati, in questi tre anni, sono Berlusconi e Fini, che finiranno per trasformare un progetto politico ambizioso in una lite condominiale.

 

Sondaggio Spincon per NotaPolitica – 30 Novembre

Tuesday, December 1st, 2009

Sale a 13 punti il vantaggio di Silvio Berlusconi sul rivale Pierluigi Bersani: è il risultato di una ricerca effettuata dall’istituto di sondaggi online SpinCon per Notapolitica.it. Se gli italiani potessero eleggere direttamente il Presidente del Consiglio, il 47,3% sceglierebbe Berlusconi, il 34,1% Bersani e l’11,5% Casini. Sarebbero ancora indecisi circa 7 italiani su 100. Berlusconi conferma sostanzialmente il dato di inizio novembre, facendo registrare un +0,5% rispetto al testa a testa precedente. In crescita Pierferdinando Casini (+1,5%) che sembra rubare voti al segretario del Pd Bersani, in calo quasi di un punto. Scendono (-0,9%) gli indecisi.

Tra i partiti, il centrodestra conferma il buono stato di salute con il Pdl al 37,7% (+0,2), la Lega al 9,6 (+0,1), La Destra 1,6 (-0,3) e l’Mpa all’1,1% e un dato complessivo di coalizione che arriva al 50%. Ritorna a quota 28% il Pd in leggerissima salita rispetto alla scorsa settimana, mentre cedono qualche punto i Comunisti (1,6%, – 0,1), Sinistra e Libertà (1,7%, -0,4) e i Radicali (1,4% , -0,1). Più 0,1% per i Verdi e stabili Grillo (0,6%) e Italia dei Valori (6,1%) .

Segnali positivi arrivano dal nuovo polo di centro. La partnership Casini-Rutelli sembra portare frutti positivi per entrambi, con l’Udc che arriva al 7,5% (+0,5%) e l’Alleanza per l’Italia che guadagna lo 0,2% e fa registrare un solido 2,3%. La somma dei due movimenti è vicinissima alla soglia psicologica del 10%, risultato assolutamente alla portata soprattutto se in vista ci fosse un riavvicinamento con l’Mpa di Lombardo.

Simone Bressan e Andrea Mancia