Archive for January, 2010
Un gigante
Oggi è il giorno di Tony Blair davanti alla commissione di inchiesta sull’Iraq. Non è un giorno facile per l’ex premier britannico: occhi puntati addosso, un paese che sembra accusarlo di aver mentito, una guerra che appare improvvisamente sbagliata. Poco male. Tony Blair va davanti alla commissione e sfodera il carisma di sempre.
A chi se lo aspettava timido e sulla difensiva dimostra come reagisce uno statista di fronte alle difficoltà: si assume le responsabilità, non fa passi indietro, non rinnega il senso ultimo di quella guerra. Quando gli obbiettano che Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa e non intratteneva rapporti con Al Qaeda, risponde sereno che la storia di Saddam, l’uso delle armi chimiche, i milioni di morti, i dieci anni di soprusi e le risoluzioni Onu violate erano motivi più che sufficienti per giustificare l’intervento.
Tutti si aspettavano una presa di distanza dall’amico George W Bush e dall’idea della guerra preventiva. Invece no, anche qui, una spanna sopra tutti: “Dopo l’11 settembre – ha spiegato – se tu eri un regime che aveva a che fare con le armi di sterminio dovevamo fermarti e questa era l’idea della Gran Bretagna, non degli Usa”. Quasi a rivendicare una primazia democratica sugli Stati Uniti, perchè il sostegno della democrazia e della libertà nel mondo non è cosa di cui vergognarsi.
Un gigante, Tony Blair. Perchè al di là delle divergenze politiche spicciole che dividono destra e sinistra, conservatori e laburisti, ha dimostrato una volta ancora che c’è qualcosa di indossolubile che lega l’America alla Gran Bretagna. Qualcosa più forte dell’attualità politica, dei governi che cambiano, delle tattiche e delle opportunità. Qualcosa per cui vale la pena anche rinunciare ad un po’ di consenso. Qualcosa per cui sfidare con fierezza una commissione d’inchiesta su una guerra giusta.
E Grazie
E Simone Bressan guiderà la Giovane Italia
Simone Bressan, 28 anni, impegnato nella scena politica locale prima come responsabile della comunicazione di Forza Italia e ora del Pdl, è il nuovo coordinatore provinciale della Giovane Italia, il movimento giovanile del Popolo della libertà, nato dall’unione dei due rispettivi gruppi di Alleanza Nazionale e di Forza Italia. A nominare Bressan è stato direttamente il coordinatore nazionale dei giovani Francesco Pasquali, che ha indicato le cariche locali alla guida del partito, segnalando come coordinatore regionale il pordenonese Matteo Rizzato. «La nascita di un movimento giovanile unitario del Popolo della libertà – ha commentato Bressan – è un passaggio molto importante per la creazione di quel grande partito di centrodestra immaginato da Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini al momento della fusione tra Forza Italia e Alleanza Nazionale. L’obiettivo ora è quello di coinvolgere quanti più giovani possibili».
Messaggero Veneto – 26 Gennaio 2010
Regionali, Bonino e Formigoni avanti

Con l’8,5% di elettori ancora indecisi su chi scegliere nel segreto dell’urna la partita è ancora apertissima, ma se si fosse votato ieri Emma Bonino sarebbe il nuovo Presidente della Regione Lazio. Secondo un sondaggio effettuato da Spincon per Notapolitica.it, infatti, il 47.8% dei laziali è orientato a votare il candidato del centrosinistra, mentre l’ex sindacalista Ugl si fermerebbe solo al 43,7%.
Bye Bye Barack!

Miracle in Massachusetts, The Hot Joints
Happy Anniversary, Mr President! Ace of Spades
Liberty 1 – Tyranny 0, Pajamas Media
Winners, Losers and a Lesson from Tuesday, Big Government
“This one’s for you, Mary Jo”, Gateway Pundit
The Massachusetts Miracle, PowerLine
41st! Atlas Shrugs
Congratulations to Scott Brown, Conservatives4Palin
We win, They Lose, Right Wing News
C’era una volta Obama
Ci avevano spiegato che la rivoluzione obamiana si era manifestata soprattutto sul web. Qui era nata, cresciuta, aveva preso forza fino a diventare un’onda inarrestabile. Così, qualche mese dopo Obama, è stata Debora Serracchiani a incarnare il sogno italiano della politica fatta anche su Internet: scoperta su YouTube, rilanciata su Facebook e consacrata sui blog.
Deve aver dato fastidio a tal Antonio Misiani che siccome non sa usare Facebook ha deciso di bloccare l’accesso al social network a tutti i dipendenti della sede centrale del Pd nazionale. Perchè – secondo il nostro- non si tratta nè di “uno strumento politico”. Andate a spiegarlo al Presidente americano e al vostro europarlamentare di riferimento.
p.s: Sempre ottimo Civati
p.p.s: Pare che al Pd ci abbiano messo un secondo a ripensarci. Grazie al cielo
Quei ragazzacci che guardano agli States
Liberali del Pdl contro la Polverini
di Gian Maria De Francesco, Il Giornale – 15 Gennaio 2010
Sul blog “Tocqueville.it” cresce la protesta per la candidatura della sindacalista Ugl: “Con lei governatrice vincere non avrà senso”. L’aspirante presidente del Lazio: “Liberista mai”. Elettori sul piede di guerra
«Non vogliamo un’altra Dede Scozzafava!». I «ragazzacci» dei blog di area Pdl hanno le idee chiare: il candidato governatore del Lazio, Renata Polverini, è una «Rino». Terminologia american style, ma messaggio politico molto chiaro. Il segretario generale dell’Ugl è una «Republican-in name-only», una «repubblicana solo di nome», da cui l’acronimo Rino. Negli Usa essere definiti «Rino» non è certo un’attestazione di stima e il Partito repubblicano ha perso un seggio al Congresso perché aveva deciso di candidare nello Stato di New York Dede Scozzafava, troppo liberal per un partito fondamentalmente conservatore. Una volta «scaricata» dai Repubblicani, Scozzafava decise di appoggiare l’avversario democratico Bill Owens suscitando ulteriori polemiche da parte di chi già la considerava una serpe in seno.
Ed ecco perché l’aggregatore di blog di area centrodestra Tocqueville.it ha dedicato la homepage del sito a due post molto critici nei confronti di Polverini, troppo liberal per adattarsi a un grande partito conservatore come il Pdl. «Ma voi la votereste una così?», si è chiesto ironicamente il blogger conservatore Giova che non esita a definire la Polverini una sindacalista «socialista, xenofila, islamofila» invitando i laziali «ad ignorare la prossima tornata regionale ed a fare una bella gita fuori porta».
Ma gli «incazzati» per una candidatura poco destrorsa non sono solo gli ultraconservatori. Al coro di critiche si è aggiunto anche Jimmomo alias Federico Punzi, radicale di centrodestra, che ha bollato la Polverini come «degna rappresentante della sindacatocrazia italiana» auspicando una «sconfitta salutare per il Pdl». Ad interrogarsi, però, è anche l’ala «fusionista» della blogosfera, cioè quella più favorevole a un’integrazione delle varie anime del Popolo della Libertà. «Che senso ha, per la destra, vincere le elezioni per poi ritrovarsi con un governatore di sinistra (o che vuole attuare politiche di sinistra, che poi è la stessa cosa)?», si chiede The Right Nation, blog di Andrea Mancia che di Tocqueville.it è l’animatore. Hanno lo sguardo rivolto verso Washington questi ragazzi e auspicano un «moto di ribellione dal basso» come quello che, negli Stati Uniti, sta ringiovanendo le iniziative repubblicane contro la politica economica di Obama.
Certo, a sollecitare la discussione è stato proprio il Giornale attraverso la lettera di Giancarlo Lehner che ricorda come l’Ugl avrebbe «gonfiato» il numero degli iscritti e attraverso una vecchia intervista di Giancarlo Perna alla candidata che dichiarava: «Liberista, mai. Sono per un socialismo buono e una migliore distribuzione della ricchezza». Parole che hanno indispettito e non poco gli intellettuali internettiani di area Pdl. «Sempre più convinto che una vittoria di Emma Bonino nel Lazio sia più che auspicabile, per porre freno ad una candidata Pdl quanto meno dubbia», ha scritto Lakeside Capital.
Sfiduciato anche Simone Bressan di FreedomLand. «Non basterà Silvio Berlusconi a garantire sulla candidatura di questa sindacalista figlia di una politica di sinistra, amica più della Cgil che delle partite Iva e candidata sulla base degli ottimi risultati ottenuti alla guida di un sindacato di cui si ostina a non voler fornire i numeri veri», ha scritto. E a leggere i commenti ai post ci si preoccupa ancor di più: a votare turandosi il naso molti «ragazzacci» non sono disponibili.
Qualcuno lo farà perché dall’altra parte ci sono i comunisti. Ma, per piacere, «non vogliamo un’altra Dede Scozzafava!».
Abbasso le tasse

Non è un caso che il centrodestra italiano e il suo unico vero leader smentiscano per l’ennesima volta ogni possibile voce sul taglio della pressione fiscale nel nostro paese. Non serve che stia qui ad annoiarvi su quanto sono alte le tasse in Italie, su quanto assurdo sia il nostro sistema di imposizione fiscale, su quando ridicola appaia agli occhi delle persone di buonsenso la nostra burocrazia. Vorrei soltanto farvi notare che, oggi, il Pdl sta spostando lentamente il suo baricentro politico da posizioni antistataliste e liberali a proposte degne di un partito di sinistra riformista nemmeno troppo moderno. Lo dimostrano le scelte di politica interna e lo confermano i candidati scelti per le regionali di primavera.
E’ il momento di dire con chiarezza – con molta chiarezza- che non siamo d’accordo e che ci aspettiamo adesso, da subito, un piano concreto che punti alla riduzione e alla semplificazione dell’imposizione fiscale e della burocrazia di questo paese. E’ quello, e non la giustizia, il punto da cui partire. Anche perchè è quello, e non la giustizia, l’unico motivo per cui abbiamo votato PdL alle ultime elezioni.
La rivolta

Chiamatelo Tea Party all’italiana o rivolta della libertà, il tema politico della candidatura di Renata Polverini alla Regione Lazio è che a buona parte del centrodestra non piace. E questa volta sembra essere un pensiero decisamente trasversale: il radicale Jimmomo, il liberista Lakeside, il conservatore Giova sembrano tutti allinearsi in un fontre contrario alla candidata preferita da Gianfranco Fini. Tutti impazziti? Forse no. Forse semplicemente questo partito, abituato a calare dall’alto qualsiasi scelta, rischia di scontrarsi con una realtà per una volta più complessa del rassicurante sorriso di Silvio Berlusconi. E non basterà Silvio Berlusconi a garantire sulla candidatura di questa sindacalista figlia di una politica di sinistra, amica più della Cgil che delle partite Iva e candidata sulla base degli ottimi risultati ottenuti alla guida di un sindacato di cui si ostina a non voler fornire i numeri veri.
Update/1: Jean, Mai votato comunista
Cose loro

Adesso è chiaro che due righe su Craxi le devo scrivere pure io, altrimenti non sarei per niente à la page e anche un tantino fuori moda. Il mio pensiero è molto simile a quello di Luca Sofri, Francesco Costa e Andrea Romano. E con questa dovrei avervi risolto l’angusto dilemma sul “da che parte stai”.
Passiamo per un secondo oltre perchè sta cosa mi lavora dentro da qualche giorno e chiediamoci una buona volta chi diavolo era Bettino Craxi. Secondo la figlia Stefania è stato “un grande leader della sinistra italiana ed europea” e la storia del Craxi politico è piena di episodi che lasciano intendere come questa definizione non faccia una piega.
Socialista- e chi si occupa di cose americane si rende perfettamente conto cosa possa pensare io di chi si definisce “socialista” ; teorico del centro-sinistra in patria e amico delle sinistre europee e mondiali all’estero. Per tacere del sostegno scellerato alla causa palestinese e del (per me) imperdonabile appoggio all’Argentina nella Guerra della Falklands. E sorvolo, per carità di patria, sull salvataggio di Gheddafi, sui rapporti ambigui con l’America di Ronald Reagan e sul sostegno al dittatore somalo Siad Barre (quello che a una partita di calcio fece sparare a caso sugli spalti perchè gli sembrava che qualcuno lo stesse contestando).
Se la vicenda giudiziaria di Bettino Craxi merita attenzione per quello che ha rappresentato e per il vulnus di un paese vittima contemporaneamente di un sistema politico corrotto e di un’offensiva giustizialista senza precedenti, la storia politica dell’ex leader del Psi – almeno da destra – va condannata con coraggio. E davvero non capisco perchè gli unici strenui difensori di Craxi stiano tutti nel Pdl (ahimè con ruoli troppo importanti) e si stiano occupando con tanta pervicacia di un regolamento di conti tutto interno alla sinistra italiana.
Non c’entro
In Puglia stanno a sinistra (forse), nel Lazio a destra (sicuramente), in Veneto stanno a sinistra (forse) così come in Piemonte mentre in Lombardia staranno a destra.
Con tutto il rispetto per le opinioni di tutti a me pare che l’Udc stia ovunque ma non al centro.









