Archive for the ‘Politica’ Category

Preferisco

Thursday, September 18th, 2008

Le preferenze sono un tema su cui si concentra la battaglia elettorale per le prossime europee fin da adesso. Berlusconi l’ha appena dichiarato a “Porta a porta”: lui vuole lo sbarramento al 5% e niente preferenze, perché «con le preferenze si corre il rischio di tornare al finanziamento occulto». Dalla parte opposta, Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, risponde con un avvertimento: «L’Udc si presenterà alle elezioni europee con un simbolo che porterà la scritta “Sì alle preferenze”, perché l’Udc vuol trasformare le elezioni a favore della gente». Alla Camera, nei lavori per la riforma della legge elettorale, il relatore Giuseppe Calderisi (del Pdl) ha già annunciato la sua idea centrale: «Le preferenze indeboliscono i partiti». Lo scontro è aperto. Non c’è dubbio che le preferenze indeboliscono i partiti, il vantaggio è che rafforzano la democrazia. Si va a votare quando un Parlamento non funziona più e bisogna sostituirlo oppure ha finito il ciclo della sua legislatura.
Gli elettori devono poter dimostrare col voto se sono contenti dei parlamentari uscenti, e in tal caso li confermano, o se sono scontenti, e in tal caso li sostituiscono.
Il potere di scelta degli elettori deve poter esercitarsi sia sui partiti che sugli uomini. Un elettore può esser contento di un partito, ma non dei deputati o dei senatori di quel partito. In questo caso, con le preferenze, ne vota degli altri. È in questo modo che il Parlamento può dirsi scelto dagli elettori e che la democrazia è completa. Con l’abolizione delle preferenze si dimezza la democrazia perché si realizza una conseguenza paradossale: è il Parlamento uscente, non il popolo, che sceglie il Parlamento entrante.
Il Parlamento uscente, come ogni lettore di questo articolo sa, tramite i partiti e le loro segreterie, compila le liste dei candidati e nelle liste colloca ai primi posti coloro che vuole siano eletti: il Pd o il Pdl possono collocare al primo posto, in qualsiasi regione, un funzionario legato al segretario o al premier e il popolo di destra o di sinistra, semplicemente votando destra o sinistra, vota automaticamente quella scelta. Il governo che decade perché non ha più la fiducia del Parlamento, in genere non ce l’ha neanche del paese.

Ma il paese non ha la possibilità di manifestare questa sfiducia negli onorevoli: non ha più il potere di eleggere, ha solo il potere di ratificare la nomina fatta da altri. Non è un caso che l’abolizione delle preferenze, da noi, sia stata introdotta da un Parlamento che decadeva e sapeva che nella consultazione seguente non avrebbe più avuto la maggioranza. Abolendo le preferenze, impedì che il malcontento popolare tagliasse via i parlamentari più sgraditi.

Ma l’opposizione non s’è opposta a questa riforma, perché anche l’opposizione vede, nelle liste bloccate, un tornaconto: tutti i partiti, di destra e di sinistra, trovano qui l’occasione per rafforzare il proprio potere. È questo il fattore principale che ha creato la “casta”: impedendo al popolo di scegliere i politici, i politici, autoscegliendosi, si sono chiusi in casta. A rigore, non c’è più la condizione per cui i parlamentari possano dirsi eletti dal basso, adesso sono calati dall’alto.

Quand’erano eletti dal popolo, per mezzo secolo han goduto dell’immunità: la legge non osi toccare chi è stato scelto dal popolo, perché è come se toccasse il popolo. Il popolo è la fonte del potere. Abolendo le preferenze, la fonte del potere passa nei partiti. I parlamentari, deputati e senatori, sono un’emanazione delle segreterie dei partiti e perché la legge non dovrebbe toccare i segretari dei partiti, che esprimono interessi non del popolo, ma di gruppi? L’abolizione delle preferenze decurta la democrazia e pone un problema costituzionale.

di Ferdinando Camon, Messaggero Veneto.

Ecco, sinceramente, non avrei saputo dirlo meglio. Aldilà di ogni bizantinismo e di ogni arrampicata sugli specchi dei professionisti delle segreterie temporanee con il consenso altrui.

 

Come?

Wednesday, September 17th, 2008

Il Cavaliere, ribadendo la preferenza per liste bloccate, le ha definite “un meccanismo in grado di selezionare autorevoli esponenti politici.”

Vorrei solo ci spiegasse,una volta per tutte, come!

 

MeniaMania

Tuesday, September 16th, 2008

Tutto bene ieri all’assemblea che doveva sancire la fusione a freddo tra Forza Italia e An. Fusione un pò più a caldo del previsto con un intervento intenso e puntuale di Isidoro Gottardo e un altro, di grande spessore, del Presidente Tondo.

Mi ha letteralmente entusiasmato, però, Roberto Menia. Coordinatore Regionale di An, bollato spesso come “nostalgico”, ha riempito i cuori della platea parlando di cose così banali che nemmeno si usano più: democrazia, militanza, partecipazione, preferenze, selezione della classe dirigente.

Un discorso bello, perchè sentito e sincero. Il passaggio migliore sulla libertà. “Che libertà può avere un parlamento in cui tutti sono nominati?”. Già, caro Menia, ce lo chiediamo sempre anche noi.

Poi ha fatto il solito richiamo alla Nazione. A Dio, Patria, Famiglia e compagnia briscola. In molti si sono concentrati su quello, ma il cuore dell’intervento era altrove. E’ che, ogni tanto , fa comodo ascoltare quel che si vuol sentire e non quel che uno dice.

 

Ma anche

Tuesday, August 26th, 2008

“Italia con Bush ma anche con Putin”

Franco Frattini ( e non Walter Veltroni) su Libero di oggi.

 

Convergenze

Wednesday, August 20th, 2008

L’amico Paolo su Giornalettismo ci spiegava di come Galan e Formigoni fossero in avvicinamento costante. Timido ma costante.

L’articolo si concludeva con un azzardo: “la presenza di Galan al meeting di Cl”. L’azzardo è riuscito: domani Galan arriverà al meeting con tutta la famiglia.

Dopo inizieranno le grandi manovre per la costituzione del Pdl. Finito il tempo  delle correnti classiche (socialisti, democristiani, liberali, ecc) rischiamo di trovarci un Popolo della Libertà squassato dal nuovo partito dei Governatori. Galan e Formigoni in testa.

 

Incredibile

Monday, July 21st, 2008

Vorrebbero eleggere i magistrati. Ma non i coordinatori nazionali e regionali dei partiti, i parlamentari, gli europarlamentari e, in alcune regioni, nemmeno i consiglieri regionali. Quelli basta nominarli.

Un paese che ha dell’incredibile.

 

Lo scempio è completato

Thursday, July 17th, 2008

Se fosse vero, ma non ho grossi dubbi in merito, che Berlusconi vorrebbe far passare una legge elettorale per le europee con le liste bloccate come quella nazionale, allora sì, potrete dirlo con cognizione di causa: lo scempio è compiuto e questo paese non è più democratico.

Un sistema di governo in cui un cittadino non può scegliersi nemmeno un rappresentante in Parlamento, atteso che ogni spazio di partecipazione alle decisioni è stato compresso in nome della “governabilità”, mi ricorda tanto qualcos’altro.E non si chiama “democrazia”.

 

Mi Autoconvoco

Monday, July 14th, 2008

Stasera alle 20.45 a Padova gli autoconvocati veneti si ritrovano per chiedere un Pdl diverso da quell’oligarchia romanocentrica che rischia di diventare.

Io, da buon friulano, prendo la mia macchina e vado giù. A dire che sono d’accordo e che anche io sogno un Pdl diverso: più vicino al territorio, più vicino alla gente, più vicino a un partito vero. Con regole democratiche che premino i migliori e non i più “fedeli” alla linea.

Che tutto questo parta da Nord-Est è l’ennesimo segnale di come, per dirla con le parole di Riccardo Illy, la politica rischi di “perdere il nord”.

 

Bavarese

Friday, July 11th, 2008

Dove c’è terra, c’è guerra. Ed il Veneto è bello grande

Un Dario Mazzocchi in forma strepitosa sul Pdl Veneto, la secessione galaniana e altre amenità su cui anche il sottoscritto scriverà nel week-end.

 

Lo stile non si compra

Wednesday, July 9th, 2008

E non si impara a un casting Mediaset, cara ministro Carfagna. Fino a ieri sera autentica vittima di questa orda di barbari dipietristi-giustizialisti-fancazzisti-girotondisti.
Poi, quel comunicato, in cui non ha il coraggio di chiamare Sabina Guzzanti col suo nome e le attribuisce l’identità soltanto derivata di “figlia di Paolo Guzzanti”. Come se non esistesse al mondo una Sabina Guzzanti con una sua ragion d’essere.

Così non va, cara Carfagna. Non va proprio per niente. Perchè siamo d’accordo su tutto: l’attacco di ieri in piazza è stato disgustoso e vile, violento e scurrile. Ma nulla toglie alla gravità di quel comunicato, uscito dritto dall’ufficio stampa di un ministero. Che è una cosa molto più seria di una piazza, molto più seria di un palco da cui sbraitano gli agitatori di popolo agitati da Di Pietro, molto più seria di un’intercettazione telefonica di cui ormai nessuno nega l’esistenza.

Molto più seria anche del prossimo reality di Canale 5: “Ministri”, condotto da Maria de Filippi. Dove ti basta saltare, ballare, farti un anno con Mengacci, due col Bagaglino e finisci dritto dritto in un dicastero a tua scelta. Senza Portafoglio. Almeno quello.

 

Lontani dal Loft

Monday, June 30th, 2008

 

Udine è un pò la cartina di tornasole di quanto accade ai piani alti dell’italica politica. Del Popolo della Libertà preferisco (per ora) non dire nulla: troppo poco sappiamo per dire le tantissime cose che vorremo dire.

Quel che accade dalle parti del Pd è, però, sintomatico. Prendete un possibile congresso cittadino del Partito Democratico, metteteci due candidature e non la solita candidatura unica. Due belle candidature, due donne. Da un lato Debora Serracchiani ( e tutti sanno che mi piace molto), dall’altro Maria Letizia Burtulo. Ex Ds la prima, ex Margherita la seconda. E qui il dibattito si ferma, si annienta, ritorna e ridiventa gioco di correnti, di appartenenze, di ideologie.

Alla Serracchiani (per cui tifiamo) e alla Burtulo (che ci piace un pò meno) non è stato concesso l’onore di sfidarsi, di confrontarsi, di dibattere sui temi che interessano i cittadini e gli elettori. Il tutto è rimasto circoscritto alla tessera politica di appartenenza e il congresso si è, inevitabilmente, schiantato. Con gli ex margherita che disertano sicuri di perdere e gli ex ds che non se la sentono di fare una prova di forza.

Gran maturità la loro. Attenti soltanto a non cedere al ricatto di chi la democrazia, come la felicità, la vorrebbe organizzare ma non la vuole mai veder esercitata.

P.s. Voci di corridoio ci raccontano di una Serracchiani che conclude l’assemblea cittadina con le lacrime agli occhi. Ecco, tanta passione, da una parte o dall’altra, non va proprio sprecata.

 

Vicenza Reloaded

Wednesday, June 25th, 2008

E’ vero, anzi verissimo: non era quello il luogo per dirlo. E’ vero, anzi verissimo: chi sta al governo non deve sfruttare le occasioni istituzionali per fare politica. Ed è vero, anzi verissimo: probabilmente i toni e i modi non sono quelli giusti.

Ma è altrettanto vero, evidente, manifesto che oggi Silvio Berlusconi ha detto con chiarezza a Confersecenti quello che una grandissima e silenziosa maggioranza degli italiani pensa: alcuni giudici, per come si comportano, per come agiscono, per come si muovono all’interno del nostro sistema costituzionale rappresentano un grande, gravissimo problema per il compiuto funzionamento della nostra fragilissima democrazia.

Mentre parlava Berlusconi una parte del pubblico ha fischiato, un’ altra ha applaudito. Quando Silvio ha iniziato ad attaccare i giudici, però, spontaneamente, è partito un applauso. Uno di quelli che non controlli, uno di quelli che sfuggono alle logiche delle claque e delle messinscene per fotografi e cameramen. E’ partito dalla pancia degli esercenti. Che è un pò la pancia di Confindustria. Che è un pò la pancia del paese. Quella, per intenderci, che non si sente rappresentata dai vertici e che non ama quelli seduti in prima fila.

 

Dal Vangelo secondo Galan

Tuesday, June 24th, 2008

Su Verdini: “L’uso della forza, l’autoritarismo senza autorevolezza sono intollerabili. Nel mio partito questo non potrà succedere”

Sulla classe dirigente: “Il punto è che a Roma non capiscono, non c’è niente da fare”

Giancarlo Galan, Il Gazzettino, 24 Giugno 2008

 

Bravo Mario!

Friday, June 20th, 2008

“E allora, se vogliono permanere e fare giochini di potere interno (l’assemblea costituente del Pd sabato sarà chiamata ad acclamare il solito organismo interno spartito nel caminetto), che se li facciano senza di noi, questi dirigenti asserragliati nel bunker.

Io domani ad ascoltare Veltroni che cambia l’ennesima linea politica alla caccia della permanenza in sella, non ci vado. Andrò dopo, ad ascoltare cos’hanno da dire i delegati. E poi, se ci saranno regole democratiche, a contestare e votare contro l’ennesimo gruppetto di oligarchi nominati e non eletti.”

Mario Adinolfi.

Parole sante, che avrebbero potuto (e dovuto) uscire anche da tanta parte dei tanti giovani del centrodestra. Perchè una vittoria elettorale non può cancellare il tema politico vero del prossimo quinquennio, la vera sfida culturale e politica insieme, che è quella della democrazia e della partecipazione.

Con una legge elettorale a liste bloccate, con partiti senza congressi, senza primarie, senza strumenti meritocratici di scelta ci stanno facendo vivere un gigantesco Truman Show, dove crediamo di contare qualcosa perchè mettiamo una croce su una scheda ma in realtà diventiamo soltanto i grigi esecutori di decisioni prese da altri, in altre sedi, con altri criteri che con la Democrazia non hanno nulla a che fare. Abbiamo subappaltato la cosa più bella che avevamo, quella passione civile che ci fa stare ore a discutere sul “che fare” e quella voglia matta e irrazionale di cambiare le cose. Riprendiamoci il sogno di un paese diverso, prima che sia troppo tardi.

 

Outing

Tuesday, June 17th, 2008

Quel processo è arrivato al passo finale, mancano due udienze alla sentenza. Si capisce la fretta, il conflitto d’interessi, l’urgenza privata, l’emergenza nazionale che ne deriva, la vergogna di una nuova legge ad personam.

Con ogni evidenza, per l’uomo che guida il governo non è sufficiente vincere le elezioni, e nemmeno stravincerle: non gli basta avere una grande maggioranza alle Camere, parlamentari tutti scelti di persona e imposti agli elettori, una forte legittimazione popolare, mano libera nel dispiegare legittimamente la sua politica. No. Ancora una volta a Berlusconi serve qualcosa di illegittimo, che trasformi la politica in puro strumento di potere, il Parlamento in dotazione personale, le istituzioni in materia deformabile, come le leggi, come i poteri della magistratura.

È una coazione a ripetere, rivelatrice di una cultura politica spaventata, di una leadership fuggiasca anche quando è sul trono, di un sentimento istituzionale che abita la Repubblica da estraneo, come se fosse un usurpatore, e non riesce a farsi Stato, vivendo il suo stesso trionfo come abusivo. Col risultato di vedere il Capo dell’esecutivo chiedere aiuto al potere legislativo per bloccare il giudiziario. Qualcosa a cui l’Occidente non è abituato, un abuso di potere che soltanto in Italia non scandalizza, e che soltanto l’establishment italiano può accettare banalizzandolo, per la nota e redditizia complicità dei dominati con l’ordine dominante, che è a fondamento di ogni autoritarismo popolare e di ogni democrazia demagogica, come ci avviamo purtroppo a diventare.

Ezio Mauro, La Repubblica

Se non fosse che mi fa malissimo ammetterlo, dovrei dire che sì, è quello che ho pensato anche io ieri sera. Tolti i toni apocalittici sulle intercettazioni e quello scempio democratico che è la gogna mediatica, sul resto Ezio Mauro tutti i torti non ce li ha.

E me fa male dirlo.