Archive for the ‘United Kingdom’ Category

Another David

Friday, August 22nd, 2008

“He also has a keen sense of the importance of a British Prime Minister; something that will lead him — as it did Blair — into a more interventionist stance if elected and closer to Washington, still the locus of global power.”

James Forsyth, The Spectator.

Come sarà la politica estera del prossimo primo ministro britannico, David Cameron. Eccola qui.

 

Leadership

Tuesday, August 12th, 2008

“We should be working with our European partners and making clear that what Russia has been doing and is doing is completely unacceptable. What Russia has done is use massive and disproportionate force. It is acting as a dangerous bully. I think there’s a simple point here – the only language that bullies understand is when someone stands up to them. Think of the implications for the Baltic states, Are we going to allow Russia to behave in this way in relation to other countries? What Russia is doing is disproportinate and is despicable.”

David Cameron.

 

Anche Londra ridiscute l’aborto

Friday, June 13th, 2008

Cresce fra i Tory la componente pro life che vuole rivedere il tetto di accesso all’Igv, oggi a 24 settimane


“Nell’Inghilterra di oggi il posto più pericoloso in cui ti puoi trovare è il grembo di tua madre”. Non usa mezzi termini Edward Leigh, deputato conservatore al Parlamento di Sua Maestà, per cercare di convincere i suoi colleghi che la legislazione britannica sull’aborto necessita di una seria revisione.

Andiamo con ordine e facciamo un passo indietro. E’ il 1990 quando il Parlamento Inglese licenzia il controverso “Human Fertilisation and Embryology Bill”, la legge con cui viene regolato, tra gli altri, il diritto di una donna ad abortire. Ventiquattro settimane è il limite fissato dal documento e si tratta di un limite altissimo che pone più di qualche problema di coscienza. Qualcosa inizia a muoversi all’interno del movimento conservatore e si giunge fino alla proposta portata in aula pochi giorni fa che prevedeva una seria revisione della legge, con l’abbassamento del tanto discusso termine.
“Dodici settimane” è stata la prima proposta di Edward Leigh, animatore del dibattito sul tema. Un dimezzamento che è stato, però, considerato troppo drastico anche dai suoi stessi compagni di partito. I conservatori, anche quelli ostinatamente pro-life, si sono armati di una buona dose di realismo e hanno cercato di ottenere un compromesso che riuscisse quantomeno ad abbassare di due settimane il limite, portandolo a 22.
Niente da fare nemmeno così. Tutti gli emendamenti che puntavano ad una riduzione, anche ragionevole, del limite entro cui l’embrione è considerato semplicemente materia (ma ha senso parlare di embrioni dopo 6 mesi di gestazione?) sono stati bocciati da maggioranze più o meno ampie.

Il dibattito non si è, comunque, fermato e mentre il ministro per la salute, la laburista Dawn Primarolo, si dice convinta che il limite fissato nel 1990 non vada cambiato perché solo “dopo 24 settimane un bambino inizia ad avere qualche possibilità di vivere autonomamente”, il Partito Conservatore si interroga su una questione che riporta il dibattito interno sul piano dei valori.
Chi si aspettava un centrodestra britannico lanciato verso una forma di iper-modernismo che metteva in secondo piano i temi tradizionali del conservatorismo mondiale è rimasto, senza dubbio, deluso. Non solo il dibattito sul concetto di “vita” è attualissimo ma da un recente sondaggio svolto tra tutti i possibili candidati alle prossime elezioni per il Tory Party emerge che ben 9 su 10, con sfumature diverse, sono favorevoli ad una revisione della legge e ad un abbassamento sensibile del limite. Non solo: quasi il 60% dei futuri parlamentari conservatori ritiene troppo alto anche il limite di 22 settimane su cui si è votato di recente e preferirebbe abbassarlo ulteriormente.

In leggera controtendenza rispetto al partito è il leader del movimento, David Cameron. Da sempre sensibile al tema del sostegno alla famiglia, il giovane aspirante Primo Ministro, ha cercato di mettersi il più possibile al riparo dalle guerre di religione sui temi etici, temendo divisioni insanabili all’interno del suo stesso partito. Cameron deve, però, fare i conti con una realtà dei fatti e con una base che gli sta chiedendo conto, dopo averlo sostenuto sulle sue poco ortodosse proposte economiche e sociali, anche delle sue posizioni sui temi etici.

Il giovane David non si è sottratto e alla votazione sull’abbassamento del limite è stato l’unico leader di partito ad esprimersi favorevolmente, mentre Nick Clegg dei Liberal Democratici e il premier Gordon Brown si sono detti fermamente contrari a rivedere la legge sull’aborto. Altro segnale importante è venuto dall’estrema compattezza con cui ha votato il cosiddetto “Governo Ombra” dei Tories e dal conseguente rafforzamento della componente “pro-life” all’interno del partito. Una componente che, guidata dalla deputata Nadine Dorries, è pronta a lanciare un’autentica campagna di informazione e di sensibilizzazione sul tema, tanto che da ambienti vicini all’headquarter conservatore sussurrano di una proposta di legge già pronta per essere presentata non appena David Cameron si insedierà a Downing Street.

Prima, però, bisogna vincere le elezioni. Per farlo, accanto ai tradizionali temi economici e della sicurezza, i Conservatori lanciano la loro offensiva sui valori. Dopo i tentennamenti iniziali anche Cameron sembra aver capito che la difesa della vita non può essere un tema a cui sottrarsi: la prossima campagna elettorale si giocherà anche su questo.

Simone Bressan

©LiberalQuotidiano

 

Altro che welfare modello…

Wednesday, June 11th, 2008

Povertà e ineguaglianza sociale sono gli unici indicatori che crescono costantemente sotto i governi laburisti di questi ultimi dieci anni. Aldilà di quel che raccontano i giornali italiani (e molti europei), il welfare britannico non va poi così bene.

Facile dare oggi la colpa a Gordon Brown quando il vero regista della politica sociale inglese è stato quel Tony Blair indicato da tutti come la “terza via” tra Stato assistenziale e iperliberismo.

Qui l’editoriale (molto bello) del Guardian che mette sull’attenti anche i Conservatori: senza una ricetta efficace contro le nuove povertà, ogni discorso su “compassionate”, “welfare to work” e compagnia briscola va a farsi benedire.

 

Onda blu (verde-blu)

Friday, May 30th, 2008

L’ultimo sondaggio YouGov (quelli che ci hanno sempre preso nelle ultime consultazioni) mette Davidino 24 punti avanti a Gordon Brown, con il 47% dei consensi contro il misero 23 del Labour Party.

Tradotto in seggi significherebbe un vantaggio clamoroso di 254 deputati. Roba da far tremare l’headquarter socialisteggiante.

 

Oh, my God!

Friday, May 9th, 2008

Nel giochino simpatico dei sondaggi post amministrative tutti attendevano con ansia che si pronunciasse YouGov, l’unico istituto che aveva previsto con precisione dove,quando, come e perchè Boris Johnson avrebbe vinto le amministrative a Londra.

Ecco,adesso che è arrivato rimaniamo un pò tutti sorpresi. Ventisei è il numero magico che segna il vantaggio dei Conservatori sui Laburisti. 49 a 23 è lo score impietoso. Siamo ben oltre ogni più rosea previsione e all’orizzonte non si vede più nessuno che dice che “Cameron è di sinistra”.

 

Vai Boris

Monday, April 21st, 2008

Sul sindaco di Udine scrivo qui. Ma, come ben immaginate, c’è un’altra città che mi sta molto a cuore e che a breve vota. E’ la capitale e non è Roma.

Londra, quindi. Il partito conservatore candida quel mattacchione di Boris Johnson e noi siamo persuasi dal fatto che si tratti del candidato giusto per battere Ken “the red” Livingstone.

I sondaggi dicevano che era così, fino a qualche giorno fa. Ultimamente, però, qualcosa è cambiato e il vantaggio di Boris si è ridotto fino ad annullarsi e a favorire il sorpasso dell’avversario.

L’ultima rilevazione da Livingstone 45%, Johnson 44% e il candidato LibDem Paddick al 9.

Il sistema elettorale un pò complesso (ma intelligentissimo) fà si che diventino fondamentali le “second preferences”. Qui, dicono i sondaggisti, il buon Boris dovrebbe essere avanti. Ma sono solo rumors.

 

Altalena

Monday, February 4th, 2008

Per un secondo abbiamo avuto paura. Quel sondaggio IPSOS MORI che dava i Cons addirittura sotto di uno ci aveva fatto pensare male.

Poi, per fortuna, si è dimostrato un episodio isolato.  E siamo tornati a più cinque, anche se sotto la fatidica quota 40%.

 

Effettivamente

Monday, January 7th, 2008

Ecco,sapere che dovremmo vincere con più di undici punti di vantaggio per portare a casa Downing Street un pò di ansia me la mette.

 

Resistere!

Wednesday, January 2nd, 2008

 

Deve stare fermo lì,a quota 40%. Senza balzi in avanti, senza ricadute all’indietro. Se David Cameron tiene la cifra magica ancora un mesetto o due, allora forse ci siamo. E’ qualcosa di più di un semplice effetto Blackpool, con quella convention che più bella non si poteva proprio.

Il nuovo anno, dice (o spera) Brown, non ci porterà nuove elezioni ma l’impressione è che il premier inglese sia in caduta liberissima. Molto di più di quanto fosse John Major nel post-Maggie e molto di più di quanto i freddi numeri dei sondaggi raccontino. Anche perchè l’inizio dell’era Brown era coinciso con un grande momento di popolarità per il Labour e con tre mesi infernali per Cameron che sembravano aver spianato la strada all’ex cancelliere dello Scacchiere. Poi il tracollo, per molti (me compreso) inspiegabile.

Gordon Brown si è incartato e non ne è uscito più, mettendo in luce il suo lato peggiore e il suo difetto più evidente, la mancanza assoluta di leadership.

David Cameron ha recitato la parte perfettamente: ha atteso silenzioso, poi ha scatenato un battage mediatico da campagna elettorale (tenete conto, potrebbe rivelarsi un errore) e ha ribaltato sondaggi e previsioni. Adesso il problema è un altro: quanto di questo vantaggio è figlio del momento positivo e quanto è consolidato il trend? Ovvero: se si votasse adesso Cameron vincerebbe il voto totale. Ma a livello di collegi come stiamo messi? E, soprattutto: come staremo messi fra un anno o più?

La cifra che i sondaggisti ritengono un vero e proprio salva-elezioni è 40. Se Cameron resiste al 40% allora si, Downing Street sarebbe più vicina. E le elezioni anticipate anche.

 

Novantaquattro

Tuesday, December 4th, 2007

Il 94% dei conservatori è soddisfatto dalla leadership di David Cameron. E non è liberista, è ambientalista, è poco filo americano e tante altre cose che non sto qui a ripetere. Tanto interessano solo a un misero 6%.

 

Oh my God!

Tuesday, November 27th, 2007

Senza parole.

 

Guardian/ICM: più 5%

Wednesday, October 31st, 2007

La cosa carina di questo sondaggio è che i LibDem, senza un leader, prendono di più che con un leader (sir Campbell) al comando. Per il resto, solite cose: Cameron 40%, Brown 35%.

 

Sondaggi vari

Tuesday, October 30th, 2007

Pochi mesi fa Brown sembrava uno statista di livello mondiale. Come Blair, più di Blair. Vento in poppa ed elezioni lì, solo da indire, per rivincere un’altra volta, questa non da comprimario ma da protagonista.

Poi c’è stata la convention di Blackpool, la paura mostrata apertamente in quel continuo tentennare tra il sì e il no alle elezioni anticipate e il senso, latente, di una leadership che si sgretolava.

Oggi per gli inglesi Brown è indecisive and ineffective  e la sua popolarità in calo costante. Cameron se la passa molto meglio. Ha visto il baratro e non ha avuto paura, ha tenuto duro e avuto il coraggio (o la sfacciataggine) di rilanciare. E il numero su cui ha puntato era quello giusto. L’ultimo sondaggio dice addirittura più 8%. Ogni commento è superfluo.

 

Perplesso

Saturday, October 27th, 2007

“We should replace the doctrine of liberal interventionism, famously propounded by former Prime Minister Tony Blair in a speech in Chicago in 1999, with the doctrine of liberal conservatism – conservatism not in its narrow party political meaning, but in the sense of a sceptical attitude towards the ability of states to create utopias.”

Quando Cameron fa così io rimango perplesso e mica poco. Ridateci quello che andava in Darfur a fare il falco neocon, please.