Too busy

Monday, November 9th, 2009

Leggere che il Presidente degli Stati Uniti d’America è “too busy” per andare a Berlino a celebrare il ventennale dalla Caduta del Muro fa veramente riflettere.

Ha ragione Michelle Malkin: “When David Haselhoff is doing a better job of representing America than its own commander-in-chief, you know you are in trouble.”

 

Obamusconi

Tuesday, October 13th, 2009

“Li tratteremo come un partito d’opposizione, poiché stanno conducendo una guerra contro e non possiamo far finta di pensare che questo sia il comportamento legittimo di un organo di informazione”

L’ha detto Anita Dunn, direttore della comunicazione della Casa Bianca. Adesso chiudete gli occhi e immaginate le reazioni a una frase simile detta da un Bonaiuti qualsiasi.

 

Pace, Fratello!

Friday, October 9th, 2009

[Foto via RightNation]

Il tour inizia il primo gennaio e continua il 2 e il 23 dello stesso mese. Si prosegue a Febbraio, il giorno di San Valentino e poi anche il 16. Marzo è un mese impegnativo: il primo, il 12, il 15, il 25 e il 26 (Avevano chiesto il bis). E anche Aprile sembra essere davvero tosto come mese: il primo (non era un pesce), il 4, l’8, il 19 e il 29. Maggio di riposo con sole tre date: il 9, il 12 e il 16. Anche Giugno è tranquillo, inizia il caldo e c’è poca voglia di lavorare: si va in scena solo il 14, il 18 e il 23. A Luglio si torna su livelli accettabili e si va sul palco il 3, il 4 no che è festa, il 7, poi l’8 addirittura due esibizioni (mattina e pomeriggio) e per finire il 10 e il 17. Bene anche Agosto con date il 5, l’11, il 20 e il 27 in pieno solleone estivo. Settembre è mese di vendemmia e ci sono date a grappoli: il 7, l’8, l’11 no altrimenti fraintendono, il 14, il 24 e il 29 per fare un regalo a Berlusconi che compie gli anni.

Non sono le date del tour di una famosa rockband ma i giorni in cui un’osannata rockstar ha deciso di bombardare il Pakistan. Per questo “straordinario impegno nel rafforzare la diplomazia” gli è stato assegnato il Nobel per la Pace 2009.  A noi viene da vomitare ma ci assicurano che Ahmadinejad, Chavez, Lula e qualche altro caudillo si sono già sinceramente congratulati. Il prossimo anno tocca ad uno di loro.

 

L’Anti-Obama

Thursday, October 8th, 2009

President Obama’s naïve and weak approach to international affairs threatens to usher in the biggest decline of American global power since the days of Jimmy Carter, and has created a distinct leadership vacuum. In contrast, the next British Prime Minister should seek a resurgence of British power, with a foreign policy that projects pride and confidence in Britain’s great and distinguished past, as well as a firm commitment to the transatlantic alliance. David Cameron must reject the folly of the Obama doctrine and follow the example of Winston Churchill, Margaret Thatcher and Ronald Reagan in advancing real international leadership.

Nile Gardiner, The Daily Telegraph

 

Il nuovo leader del mondo libero

Friday, September 25th, 2009

C’è rimasto solo Bibi.
Via Camillo.

 

C’era una volta l’America

Thursday, September 24th, 2009

C’era una volta l’America del “dissidenti di tutto il mondo,unitevi”. Una nazione che ci aveva conquistato con il suo carico ideale, la sua capacità di essere speciale, il suo sentirsi in missione per sconfiggere la tirannia e liberare i popoli oppressi. Con un buon tasso di retorica, d’accordo, e magari con un pizzico di demagogia. Ma era quello il paese di cui ci eravamo innamorati. Perché, al di là dalla temperie, del momento storico e della polemica politica quotidiana, l’America ha rappresentato per tutti noi l’idea di una libertà che era bella proprio perché universale, impossibile da rinchiudere nei confini di una nazione grande ben oltre la sua estensione geografica.

A capire tutto questo non c’è stato solo George W Bush e la sua, per alcuni bizzarra, teoria dell’esportazione della democrazia. Ci sono stati, prima di lui, Bill Clinton e John Fitzgerald Kennedy, Harry Truman e Ronald Reagan. Presidenti che riuscivano a parlare alla loro nazione e al resto del mondo, rilanciando l’idea di un’America pronta a impegnarsi per la sicurezza propria ma anche per la libertà altrui. Era, in fondo, il sogno americano. E per anni abbiamo vissuto in una perenne sindrome da “arrivano i nostri”. Ogni volta che c’è stato un problema, ogni volta che vedevamo compiersi un’ingiustizia, sapevamo (talvolta esagerando nella nostra fiducia) che gli americani sarebbero stati lì, dalla nostra parte.

Kuwait City, Kabul, Baghdad, Kosovo: c’erano spesso interessi economici e geopolitici in gioco ma a noi è piaciuto pensare che ci fosse anche un dato ideale a portare migliaia di marines in giro per il mondo a garantire la libertà e la democrazia. Così, quando abbiamo visto gli iracheni e gli afghani votare per scegliersi una costituzione e un governo, abbiamo pensato che sì, la libertà si poteva esportare. Perché non stavamo esportando un modello precostituito ma la semplice opportunità di scegliersi un modello.

La tensione antitotalitaria di quegli anni sembra essersi sciolta come neve al sole, da quando Barack Obama ha preso possesso dello Studio Ovale. Più che il comandante in capo del mondo libero, il 44esimo presidente americano, sembra un capo di stato che ha appena perso la guerra e gira il mondo e le sedi internazionali chiedendo scusa per tutto quel che è stato e che non sarà mai più.

Esattamente un anno fa, George W Bush andava alle Nazioni Unite a dire che Siria ed Iran continuavano ad essere dei pericolosi regimi, partner internazionali dei terroristi . Rivendicava con coraggio il merito di aver destituito i talebani e Saddam Hussein con operazioni che non sono state per nulla unilaterali come vorrebbero farci credere (più di trenta le democrazie coinvolte nelle due operazioni) e che, al di là del rafforzamento degli interessi americani e alleati nell’area, hanno certamente portato all’affrancamento di almeno 50 milioni di persone che da sudditi si sono trasformati in cittadini.
A 12 mesi di distanza dall’ultimo discorso di Bush all’Onu, il nuovo presidente americano incassa gli applausi di numerosi leader sinceramente antidemocratici e consegna alla storia il nuovo multilateralismo spinto che dovrebbe caratterizzare le prossime mosse dell’amministrazione a stelle e strisce.

Non ci spaventa il pensiero che gli Stati Uniti vogliano coinvolgere altri paesi nella lotta alle tirannie: è stato così in passato e per fortuna sarà così anche in futuro. Ci terrorizza, invece, l’ammissione che questa grande nazione ha fatto di fronte al mondo intero, certificando la paura di fare quello che le riesce meglio: osare, schierarsi, scegliere. Anche a costo di indispettire qualcuno, anche a costo di rimanere isolata, anche a costo di disegnare utopie. Quando parlavano i recenti presidenti americani, i tiranni si arrabbiavano, non applaudivano e tutti noi ci sentivamo più vicini ai dissidenti che ai regimi. Ieri, per la prima volta, non è stato così.
L’impressione è che nel tentativo di consegnare alla storia George Bush, Barack Obama stia archiviando l’idea stessa di America.

 

Uno qualsiasi

Tuesday, September 22nd, 2009

Parla dell’Afghanistan e sembra Di Pietro, va all’Onu e parla come Al Gore. Io sono americano dentro. E vorrei  tanto un altro presidente, uno qualsiasi.

 

Change?

Friday, August 28th, 2009

Il Job Approval del Messia Barack Obama è 51.8 Approve, 41.8 Disapprove, con uno spread di 10 punti tra favorevoli e contrari. Dopo lo stesso periodo di governo, al primo mandato, il Job Approval di quell’incompetente di George W Bush era 56.3 Approve, 33.7 Disapprove, con uno spread di 22 punti percentuali.

That’s Change!

 

In Denial

Tuesday, August 11th, 2009

 

Falling Out

Tuesday, August 11th, 2009

Love, we know, is never having to say you’re sorry. When falling out of love, hopefully, a reversible process, saying one is sorry is not enough; change is required. Why do so many of our heroes ultimately have clay feet?

Ed Koch, Falling Out of Love with Barack Obama.

 

Dieci cose che non vi diranno

Tuesday, August 4th, 2009

Quando i media italiani vi parleranno della riforma sanitaria americana, si dimenticheranno sicuramente di dirvi una decina di cose.

Le trovate qui.

[h/t NewsBusters]

 

Continuiamo a preferire W

Tuesday, July 28th, 2009

Obama spegne le news anti-Castro, magari manderà anche due righe di scuse al dittatore cubano per il disturbo.

Siamo perfettamente in minoranza, ma continuiamo a preferire George W, quello del “dissidenti di tutto il mondo unitevi”.

 

Reforma

Friday, July 24th, 2009

 

Cook 2012

Tuesday, July 21st, 2009

Non servono le primarie. Il candidato è lui.

 

Lanci

Saturday, July 18th, 2009

Via Camillo