Shame on you, Washington Post

Monday, November 3rd, 2008

Questa volta non ci credo. Non perchè sono preconcetto o di parte ma per la banale ragione, caro  Washington Posto, che lo stesso giro che hai fatto tu l’abbiamo fatto pure noi. Non trovo il link, ma c’è un pezzo del Wp di qualche giorno fa che racconta di headquarters repubblicani deserti e di gente ormai demotivata.

Cazzate. Siamo stati ad Arlington, Sterling, Woodbridge, Gainesville, Manassas e qualche altro che adesso scordo e dovunque abbiamo visto uffici pieni di gente (tanti giovani, by the way) lavorare al telefono, sui pc, imbustare lettere, piegare volantini, ecc.

Che questa campagna si possa perdere è nelle cose. Che i media debbano inventarsi le notizie, anche. Quel che non ci sta è farsi prendere in giro in questo modo.

 

Le due October Surprise, giusto in tempo

Saturday, November 1st, 2008

Ieri qui era Halloween e noi abbiamo deciso di partire alla ricerca del cuore repubblicano della Virginia. Ci aspettano le visite ai quartieri generali di Washington-Arlington, Fairfax, Woodbridge e Sterling.

Ad Arlington c’è l’ufficio che fa da punto di riferimento per tutto il midwest. La zona è un centro direzionale molto grande. Parcheggiamo dove non si può, scattiamo due foto (non si può) e in meno di cinque secondi un poliziotto democratico ci dice che non possiamo stare lì e che dobbiamo andarcene. Proviamo a spiegarci ma niente da fare.

Andrea dice che è normale, io sono un uomo distrutto. Veniamo qui per fare il surge in Virginia e questi ci cacciano. In questo momento la Virginia scivola pericolosamente verso Obama.

Non c’è più tempo da perdere, ci dirigiamo verso un centro commerciale a cercare di stimolare il repubblicanesimo che è in noi. Tra Starbucks e Victoria’s Secret, un bandierone americano appeso in un salone alto almeno 30 metri ci ispira.

I gadget di Obama sparsi ovunque ci fanno capire che la situazione è disperata. Siamo i Petraeus di questo piccolo stato, avamposto di civiltà. “Ha vinto anche Dole, qui” afferma sconsolato il socio. E allora no, non possiamo non fare la nostra parte.

Più andiamo a Sud più la Virginia è bella, si anima di colori e ricorda tanto l’America che avevamo sognato davanti al Pc.

Arriviamo a Fairfax

Il comitato elettorale qui è in una specie di villetta a schiera, chiuso tra una famiglia e un agenzia immobiliare. Il clima è molto più disteso. Sono gentilissimi e ci danno i biglietti per il comizio di McCain del giorno dopo. Foto con un volontario, scorta di stickers e via verso Woodbridge.

La nostra macchina, ora, è una vera macchina da guerra.

Lasciatemel dire ancora una volta: ogni tanto sembra un pezzo di paradiso, i colori della Virginia sono meravigliosi e tutto sembra davvero disegnato da uno scenografo.

University Road porta dritto all’università di George Mason, balzata alle cronache sportive perchè nel 2006 approdò alle final four di basket NCAA. Un’autentica sorpresa per un college così piccolo e tutto sommato periferico nel panorama del college basket americano. Qui ci dobbiamo ritornare.

Ancora Virginia

Il quartier generale di Woodbridge è una casetta sulla strada, immersa nel verde della Prince William County. Arriviamo che c’è un piccolo evento in corso dedicato a Sarah Palin. Magliette rosa, tazze, mousepad, tutto dedicato alla Governatrice dell’Alaska. Sul palco una vecchina vestita bene con cui ci chiedono se vogliamo fare una foto. Sono tutti gentilissimi e noi accettiamo, senza sapere con chi stiamo per immortalarci.

Con Andrea sono sguardi languidi e amore a prima vista. Spiego alla signora che quel bell’uomo che ha vicino è sposato con una donna molto gelosa pronta a scatenare la guerra nucleare.

Anche con me la signora è gentile e affettuosa. Credo mi abbia preso per suo nipote. E dopo 15 minuti che siamo lì a fare foto non capiamo ancora con chi diavolo abbiamo a che fare.

Alla fine Andrea rompe gli indugi, si avvicina a un signore e gli chiede chi fosse l’arzilla nonnetta. “La mamma di John McCain!”. In questo momento i vostri due inviati in Virginia sono le persone più gasate del pianeta terra. Usciamo e chiamiamo Francesco e Krilla per raccontargli l’evento. Poi via verso Sterling.

Proud Member of Team Sarah!

Il quartier generale di Sterling è all’interno di un centro commerciale, al secondo piano. Ci lavorano tantissimi giovani e la mente corre veloce allo stato penoso della politica italiana, alla mancanza di forze fresche, di voglia di partecipare e a come, invece, qui ci siano cinquanta ragazzi attaccati al telefono e pronti a saltare fuori di lì e battere in lungo e in largo la contea per distribuire materiale.

Ci accoglie un ragazzo con nonni italiani, vicino Como. E’ ipergentile e ci dice che i biglietti per il rally della Palin si possono acquistare solo online. noi, però, non abbiamo una stampante per stamparli. Nessun problema, una ragazza ci prende e ci stampa i i biglietti.

Una voce da dentro inizia a sussurrarci “Stand up, Stand up and fight”. Pensiamo ai colori della Virginia, alla bandiera americana nel centro commerciale, ai giovani che la notte di halloween sarebbero rimasti lì a lavorare. Chiediamo alla ragazza cosa facciano i volontari e ci dice essenzialmente due cose “Telefonare e portare in macchina la gente a votare”. Non possiamo telefonare, con il nostro inglese poco fluently ma portare la gente al voto questo si.
Ci registriamo come volontari e il 4 novembre saremo al servizio della causa repubblicana.

Cari amici, il surge è iniziato. Rimettete la Virginia GOP SOLID.

 

Never give up, Mac!

Friday, October 31st, 2008

La percezione è che tutte le variabili di questa campagna elettorale dicano “Obama Presidente”. La realtà, spesso, è diversa ma per ora non possiamo che ascoltare le sensazioni che sentiamo.

Obama è certamente avanti (al momento) nel dato nazionale e in moltissimi degli stati in bilico. Dovessi buttare due cents adesso li metterei su di lui. Ma nonostante tutto c’è qualcosa che non torna.

E’ vero che tutto, davvero tutto, ha spinto Barack in questa campagna elettorale ma è anche vero che zio Mac è ancora lì, a una manciata di punti dal rivale. Con una congiuntura economica negativa che lo penalizza, la politica estera completamente sparita dalla campagna, l’amministrazione uscente del suo stesso partito ai minimi storici e l’isteria generale per “change and hope”, McCain sta giocando più che onestamente la sua partita di Maverick dell’Arizona pronto per cambiare Washington. Orgoglioso e originale, anche quando ha iniziato ad usare lo slogan “change is coming” come a dire che la parola cambiamento non è un esclusiva democratica.

Così originale da stupirci nello scegliere di mandare, l’ultimo giorno di campagna elettorale, Sarah Palin in Iowa. Quasi a dire che la partita non è chiusa, quasi a significare che, pensate quel che vi pare, lui se la gioca fino in fondo.

Non c’è stata October Surprise in questa campagna elettorale. A meno che la sorpresa vera non si nasconda dentro sondaggi che nessuno sta capendo. Nessuno tranne John  McCain. Ma questa, al momento, è fantascienza.

 

Freedom Photos [-5 to Armageddon]

Friday, October 31st, 2008

La Costituzione degli Stati Uniti, appesa in camera

…e i Presidenti. L’ultimo lo decidono fra qualche giorno

Si fa campagna anche per congressi, distretti, e tutto il resto

…sullo sfondo il Campidoglio (si vede poco)

Da Washington DC, direzione Virginia

Il Campidoglio e Zio Mac

Il monumento a George Washington.

Il futuro Presidente, immortalato in mezzo a due sostenitori.

Macchina bianca, sportiva. Bella bionda. E Repubblicana. A Washington: è un segnale. Change is coming

Massachussets Avenue

Illy mi perseguita anche al supermercato

io e la nostra morigerata macchina rossa…

Via dal District of Columbia…

 

Sarebbe una vaccata

Monday, October 27th, 2008

Se John McCain vuole suicidarsi e spegnere quell’ultima, labile, fiammella di speranza che ci tiene in vita deve mettersi a litigare con Sarah Palin.

Se Sarah Palin vuole buttare alle ortiche la possibilità di diventare la donna di riferimento per il Partito Repubblicano nei prossimi dieci anni deve mettersi a litigare con John McCain.

Comunque la si veda, sta storia che i due starebbero divorziando, sarebbe una cagata pazzesca. Per loro e per il Partito Repubblicano.

 

Modelli friulani per John McCain: Renzo Tondo

Friday, October 24th, 2008

“nell’attribuire a Illy un vantaggio da 2 a 8 punti percentuali su Tondo [...] il sondaggio esprime una tendenza su cui merita spendere qualche riflessione.” Il Piccolo, 24 Marzo 2008

“in 15 anni di attività a vari livelli (dal Comune al Parlamento) Illy ha cementato attorno a sé un consenso personale che buca le appartenenze politiche, con un “tasso” di trasversalità probabilmente senza pari in Italia: è un suo punto di forza non scalfibile, esattamente quello su cui è un suicidio attaccarlo, esattamente quello su cui gli avversari lo attaccano a testa bassa.” Il Piccolo, 24 Marzo 2008

” Renzo Tondo, persona serena, equilibrata e cortese come poche, si vede costretto a recitare un ruolo che non è il suo, in una sorta di assalto personale all’arma bianca. E a fronte di un governatore uscente che fa leva anche su temi normalmente “di destra” [...], Tondo si ritaglia uno spazio su temi tipicamente “di sinistra” in cui far emergere la sua spiccata umanità [...]. Ma con ciò conquista poco o nulla a sinistra, e si rende poco riconoscibile a destra Il Piccolo, 24 Marzo 2008

“dall’analisi emerge che Riccardo Illy pesca anche fra gli elettori orientati a centro-destra, con una percentuale dell’11 per cento,[...]. Fra chi si dichiara, invece, centrista il 54 per cento si dice intenzionato a scegliere il presidente uscente, [...]. Nel centro-sinistra, la sua coalizione, il 97 per cento è pronto a votarlo (era il 96), così come il 61 per cento fra chi si dichiara «non collocato» politicamente“. Messaggero Veneto, 28 Marzo 2008

“il 70 per cento ritiene che le migliori chances le abbia Illy [...], mentre il 30 per cento crede che vincerà Tondo [...].” Messaggero Veneto, 28 Marzo 2008

“A un’indagine più approfondita, emergono chiari i motivi di tanta stima per Riccardo Illy: il 61% dei cittadini lo ritiene capace di risolvere i problemi del FVG, il 62,8% lo considera affidabile e per il 66,1% rappresenta il nuovo in politica. È il ritratto di un presidente innovativo (70,1%), competente (72,3%) e carismatico (76,5%)” Messaggero Veneto, 28 Marzo 2008

“Illy vince anche nei sondaggi commissionati dai nostri avversari. A giudicare dai loro dati, il presidente è un valore aggiunto, mentre Tondo è un peso per il centro-destra». Bruno Malattia, Cittadini per il Presidente, 28 Marzo 2008

“Illy è dato al 52,4% e Tondo insegue al 47,6%, con uno scarto che sale a 4,8 punti.” Messaggero Veneto, 27 Marzo 2008

“il governatore uscente viene stimato tra il 51 e il 54 per cento, Tondo tra il 46 e il 49 per cento” Messaggero Veneto, 22 Marzo 2008

“trovo incoraggiante il vantaggio del candidato presidente” Alessandro Tesini, Partito Democratico, 22 Marzo 2008

“Oltre che nella roccaforte di Gorizia (57 a 43), Illy stacca Tondo a Trieste e a Udine (52 a 48 in entrambi i casi), mentre lo sfidante è in testa a Tolmezzo (55 a 45) e a Pordenone (51 a 49). Stando al numero di elettori delle singole circoscrizioni è soprattutto il voto di Udine a far pendere la bilancia dalla parte di Illy.” Il Piccolo, 21 Marzo 2008

“Il candidato appoggiato dal centrosinistra, stando alle risposte degli intervistati, può contare sul 59% dei giudizi positivi (molta e abbastanza fiducia) contro il 41% dello sfidante di centrodestra.”  Il Piccolo,21 Marzo 2008

 

Who??

Friday, October 24th, 2008

L’endorsement di oggi, del portavoce di tal Busch, è il vero game changer della campagna elettorale.

Credo si tratti di Wilhelm Busch, morto nel 1908 ma il cui portavoce è ancora vivo e vegeto. E tifa Obama. Attendiamo la risposta di John McCain che dovrebbe schierare nientepopòdimenoche l’addetto stampa di D’Annunzio.

fonte: Corriere.it

 

Si va in America

Tuesday, October 21st, 2008

Cari amici,

Ormai manca pochissimo. Mercoledì 29 questo blog e il suo proprietario si trasferiscono negli Stati Uniti per raccontarvi dal vivo e da vicino gli ultimi giorni di questa campagna elettorale e le prime reazioni ai risultati delle elezioni.

Il compagno di viaggio è il migliore che la sorte potesse darmi in dono e con lui sbarcheremo a Washington per poi muoverci in macchina un pò a caso.

Attendiamo consigli, indicazioni, maledizioni e quant’altro. Se volete qualcosa dagli States mandatemi una mail con la richiesta e cercherò di esaudire ogni vostro desiderio. :-)

 

The Powell of Love

Monday, October 20th, 2008

Non gli avevano creduto quando all’Onu agitava flaconcini con le prove provate che Saddam Hussein possedeva armi di distruzione di massa.

Adesso resta da capire se crederanno alla sua esibizione di ieri in cui agitava le prove provate che un altro Hussein, Obama Barack, è “ready” per la Casa Bianca.

 

The End

Friday, October 17th, 2008

E’ finita. E’ giusto ammetterlo. Sono partigiano, ma sono onesto. Anche il Washington Post si è schierato. E lo ha fatto con decisione e con forza: BARACK OBAMA FOR PRESIDENT.

Ormai è giusto riconoscere la vittoria di chi ha ormai già vinto.

Come nel 2004.

 

Tocca a Sarah

Tuesday, September 30th, 2008

La sola vera possibilità che ha John McCain di ribaltare ancora una volta il tavolo si chiama Sarah Palin. Per lei e per la sua capacità di parlare all’America conservatrice più profonda passano le chance del candidato repubblicano di colmare il distacco che lo separa da Barack Obama.

Un distacco che si è fatto ampio negli ultimi 4-5 giorni, complice la crisi finanziaria e la maggiore, vera o presunta, capacità di Obama in campo economico. Durante il primo dibattito,poi, McCain è apparso fin troppo “soft”: ottimo per un candidato che vuole apparire bipartisan a tutti i costi, non certo il massimo per uno che deve recuperare posizioni e punti sull’avversario. McCain non ha affondato il colpo, non ha inchiodato Obama alle sue mille contraddizioni, non lo ha umiliato, e in parte poteva, sui temi di politica estera e, cosa peggiore in questo periodo, ha balbettato in campo economico.

Mai come oggi, dopo otto anni di presidenza Bush e battaglie al calor bianco con l’opposizione liberal, l’elettorato repubblicano ha bisogno di qualcuno in cui identificarsi, di un simbolo del conservatorismo a cui attaccarsi, una sorta di bandierina da sventolare per sentirsi ancora parte di quella “right nation” che spinse per ben due volte W alla Casa Bianca.

McCain è un candidato che dà l’impressione di poter essere un ottimo presidente, ma non accende (per il momento) gli animi: non ha l’idealismo immaginifico di George Bush nè la carica umana di Ronald Reagan. E’ un candidato percepito come un corpo estraneo dal partito e questo, che potrebbe dargli un’aurea bipartisan, in realtà lo deprime in termini di mobilitazione popolare.

Obama ha lo stesso problema all’interno del suo partito, ha intere frange democrat (i clintoniani su tutti) che gli vorrebbero e gli starebberro giocando contro. Tuttavia ha il grandissimo pregio di essere giovane, di colore, e di sembrare Kennedy con qualche anno di ritardo. Questo fa si che ci sia una “left nation” pronta a mobilitarsi dietro di lui, capace di essere quella macchina da guerra che è stata per Clinton lo scorso decennio. 

A zio Mac, come detto, resta la carta Palin. Se Old John cercasse di inventarsi agitatore di popolo ne uscirebbe una figura ridicola. Per questo la carta Palin, nel mazzo dei possibili vicepresidenti, era la migliore che potesse giocarsi.  Adesso sta a lei sfruttare al meglio il dibattito di mercoledì sera, fregarsene di Joe Biden, della politica estera, del politichese di Washington e delle sedute di “political correctness” a cui l’hanno sottoposta. Deve attaccare, aggredire, stimolare, risvegliare la pancia degli americani. Deve riuscire a spiegare che, una volta ancora, deve esserci un repubblicano alla Casa Bianca. E deve essere convincente anche sul tipo di repubblicano che serve: un maverick, più che un moderato, un uomo dell’Arizona profonda piuttosto che un esperto senatore. A lei il compito più difficile, riportare ai repubblicani l’orgoglio di essere conservatori.

In fondo, McCain l’ha scelta perchè è un pitbull. Ora deve azzannare.

 

Tocqueville goes Washington

Thursday, September 25th, 2008

C’è tutto quello che vi serve: le news, i sondaggi, l’opinione dei bloggers, le mappe interattive.

Andateci e mandateci gente.

 

Aspettando i dibattiti

Tuesday, September 23rd, 2008

Una sola certezza: saranno decisivi. Anzi no.

Il dubbio, amletico, è proprio questo: quanto contano i dibattiti? Su che elettori hanno effetto e,cosa più importante, quanto spostano in termini numerici?
Stando all’esperienza del duello Bush-Kerry dovrebbero contare pochissimo. Kerry, a detta dei principali media, li vinse tutti e tre, salvo poi perdere, e di molto, le elezioni.

Continua su CasaBianca2008.

 

Una Storia Americana

Friday, September 19th, 2008

Una storia americana. Speciale, come solo le storie americane sanno essere. Quella che vogliamo raccontarvi, con gli occhi di due giovani italiani, è la corsa, elettrizzante, di due uomini verso il trono del mondo libero.

John McCain da una parte, Barack Obama dall’altra. Diversi in tutto meno che in una cosa: hanno entrambi, a modo loro, qualcosa di speciale da dire. Il reduce del vietnam contro il primo afroamericano in corsa per la Casa Bianca, il sogno del nuovo Kennedy contro il maverick dell’Arizona: non c’è sfacettatura di questa Presidential Race che non ci sembri romanzata al punto tale da poterla incardinare in una scenografia di Hollywood o in un romanzo di Dostojevskij.

Raccontarla dai nostri blog sarebbe stato bello, ma forse un tantino scontato. Così abbiamo pensato di aprire un contenitore ad hoc. Che potesse ospitare i nostri interventi, ma anche quello che ci piace di più trovato in giro per la rete. Si è imbarcato con me in questa avventura l’amico Cristiano.

Alla fine del viaggio, e sarà poi un nuovo inizio,ci trasferiremo oltreoceano per seguire le ultime battute della corsa più bella (e più pazza) del mondo e raccontarvi le prime reazioni. Non consideralo come un sito qualsiasi, è solo il diario, personale e di parte, di due ragazzi con un sogno nel cassetto. Un sogno americano, come la storia che abbiamo la presunzione di raccontarvi.

Il sito lo trovate qui. Benvenuti a bordo.

 

Come?

Wednesday, September 17th, 2008

Il Cavaliere, ribadendo la preferenza per liste bloccate, le ha definite “un meccanismo in grado di selezionare autorevoli esponenti politici.”

Vorrei solo ci spiegasse,una volta per tutte, come!