Un gigante

Friday, January 29th, 2010

Oggi è il giorno di Tony Blair davanti alla commissione di inchiesta sull’Iraq. Non è un giorno facile per l’ex premier britannico: occhi puntati addosso, un paese che sembra accusarlo di aver mentito, una guerra che appare improvvisamente sbagliata. Poco male. Tony Blair va davanti alla commissione e sfodera il carisma di sempre.
A chi se lo aspettava timido e sulla difensiva dimostra come reagisce uno statista di fronte alle difficoltà: si assume le responsabilità, non fa passi indietro, non rinnega il senso ultimo di quella guerra. Quando gli obbiettano che Saddam Hussein non aveva armi di distruzione di massa e non intratteneva rapporti con Al Qaeda, risponde sereno che la storia di Saddam, l’uso delle armi chimiche, i milioni di morti, i dieci anni di soprusi e le risoluzioni Onu violate erano motivi più che sufficienti per giustificare l’intervento.

Tutti si aspettavano una presa di distanza dall’amico George W Bush e dall’idea della guerra preventiva. Invece no, anche qui, una spanna sopra tutti: “Dopo l’11 settembre – ha spiegato – se tu eri un regime che aveva a che fare con le armi di sterminio dovevamo fermarti e questa era l’idea della Gran Bretagna, non degli Usa”. Quasi a rivendicare una primazia democratica sugli Stati Uniti, perchè il sostegno della democrazia e della libertà nel mondo non è cosa di cui vergognarsi.

Un gigante, Tony Blair. Perchè al di là delle divergenze politiche spicciole che dividono destra e sinistra, conservatori e laburisti, ha dimostrato una volta ancora che c’è qualcosa di indossolubile che lega l’America alla Gran Bretagna. Qualcosa più forte dell’attualità politica, dei governi che cambiano, delle tattiche e delle opportunità. Qualcosa per cui vale la pena anche rinunciare ad un po’ di consenso. Qualcosa per cui sfidare con fierezza una commissione d’inchiesta su una guerra giusta.

 

Better days ahead

Monday, October 5th, 2009

“We know how deep the problems are, we know how difficult some of the solutions will be but we are ready, together with you, to take this country through some tough times but to better days ahead.”

David Cameron, discorso di apertura della Convention di Manchester

 

L’Union Jack e io suoi eroi

Saturday, July 11th, 2009

Otto soldati morti nelle ultime 24 ore, 184 il conto totale delle vittime dall’inizio della missione “Enduring Freedom” a cui vanno aggiunti i 179 soldati caduti in Iraq. La Gran Bretagna, oggi, si interroga sul senso di tutto questo e si chiede se ne valga davvero la pena.

David Miliband, e noi con lui, è ancora convinto di si. Assieme agli Stati Uniti,la Gran Bretagna è stata in prima linea, fin dall’inizio, in questa guerra al terrore e ai terroristi. Stiamo con Miliband quando dice che questi ragazzi stanno combattendo per un futuro migliore e più sicuro per il loro paese. Ci piace ricordare ai tanti scettici che anche oggi occupano le pagine dei giornali che lo straordinario amore di questa nazione per la democrazia non si legge soltanto tra le righe della storia ma si rinnova ogni giorno, combattendo in prima linea. Per il proprio paese e per la libertà nel mondo.

 

Che Cameron sarà?

Wednesday, July 8th, 2009

Se lo chiede il Financial Times, lasciando intendere che per Cameron è giunto il momento cruciale in cui spiegare ai britannici che governo immagina per il paese.

Qui abbiamo pochi dubbi: la crisi economica che inizialmente aveva favorito Gordon Brown finirà per mettere a nudo tutti i limiti del governo laburista di questi anni. Dice bene il FT quando afferma “The appalling state of the nation’s finances has seen the party rediscover a preference for cutting over spending“. La base del Partito è ancora convinta che serva un conservatorismo thatcheriano duro e puro, mentre i new conservatives cameroniano sarebbero propensi ad una rivisitazione in chiave “sociale”. Anche se il “sociale” anglosassone non è nemmeno lontamente paragonabile al “sociale” italiano.

 

Anche il Guardian

Wednesday, June 3rd, 2009

E’ veramente finita. Il Guardian chiede le dimissioni di Gordon Brown con un editoriale tanto perfetto quanto cinico. “It is time to cut him loose”: con queste parole si chiude l’editoriale (non firmato) del Guardian. Ed è il macigno sotto cui i laburisti seppelliranno Gordon Brown dopo le Elezioni Europee.

 

Here comes the Sun. Again

Monday, June 1st, 2009

La prima volta è stata quella del sostegno a Boris Johnson nella corsa a sindaco di Londra. Poi una serie di articoli che lasciavano intendere come fosse finita la storia d’amore tra il principale tabloid britannico e il new Labour di Blair e Brown.

Oggi la parola definitiva, in un editoriale che schiera il giornale al fianco dei Conservatori di David Cameron: “Our advice to Sun readers? If you want your vote to count in Europe, vote Tory.”

Here comes the Sun. Again.

 

Il giorno più nero per Gordon

Sunday, May 31st, 2009

Per la prima volta in 22 anni i Laburisti finiscono dietro ai Liberaldemocratici in un sondaggio sulle intenzioni di voto degli inglesi. Gordon Brown vive in queste ore delle giornate che definire difficili è un eufemiso troppo forte anche per la compassata stampa parlamentare britannica.

Tutti glielo stavano dicendo da giorni. Hanno provato a spiegargli che così avanti non si poteva proprio andare, che occorreva una sterzata, un’inversione di rotta, financo un gesto scriteriato. Ma lui niente.

Gordon Brown è fatto così: metodico, regolare, mai un guizzo, mai un gesto fuori dagli schemi. La vita politica gli scivola addosso e lui rimane convinto che in qualche modo, da qualche parte, una soluzione si troverà. Così mentre David Cameron si divincola come un tarantolato per dimostrare al mondo intero che i suoi Conservatori usciranno puliti dallo scandalo rimborsi, Gordon tace, governa, prosegue nella sua lenta via crucis verso le elezioni europee.

E i sondaggi continuano a dirgli, prima sussurandolo poi gridandolo con l’onta del terzo posto dietro David Cameron e Nick Clegg, che avanti di questo passo Gordon Brown rischia di annientare per lunghissimo tempo il Partito Laburista più famoso del mondo. Ormai il piano inclinato è chiaro: se non ci saranno grossi scandali da qui alle europee, Gordon Brown porterà il suo partito a non essere, per la prima volta nella storia, una delle prime due forze in campo.

Ogni scelta fatta dopo il sondaggio di oggi apparirebbe agli elettori come l’amissione postuma della madre di tutti gli errori: quello di aver creduto che da questa crisi di identità e di proposte il Labour Party sarebbe uscito semplicemente mettendo un grigio tecnocrate a capo del governo di Sua Maestà.

Non è andata così e il primo ad aver sbagliato i conti è stato Gordon Brown. Tony Blair, cinico e spietato come sempre, è sceso dal Titanic un secondo prima che arrivasse l’iceberg.

 

Passare indenni questo mese

Friday, May 22nd, 2009

David Cameron ha una missione: far sì che il Partito Conservatore esca indenne dal prossimo mese di campagna elettorale permanente. Ci saranno, fra 15 giorni, le europee. E i risultati faranno discutere perchè ormai tutti sono certi di due cose: crollerà l’affluenza e monterà un voto di protesta che finirà per favorire BNP e UKIP, partiti che definire estremi è un eufemismo.

I Conservatori,in verità coinvolti nello scandalo rimborsi ma un po’ meno degli altri, hanno il grosso vantaggio di stare all’opposizione e di poter giocarsi la carta del cambiamento su tutta la linea. Diverso il discorso per Brown che dovrà scongiurare il rischio, concretissimo, di essere ricordato come il premier dello scandalo-rimborsi.

Ma i Tories sanno bene che troppe volte in questi ultimi tre anni hanno considerato i Laburisti politicamente finiti e,per un motivo o per l’altro, se li sono ritrovati redivivi un attimo dopo. Adesso David ha il colpo del ko. Se tra un mese i sondaggi daranno ancora i conservatori a quota 40, c’è il serio rischio di una valanga blu a Westminster.

 

Ventidue

Sunday, May 10th, 2009

Non credo fosse mai successo. Più 22% nell’ultimo sondaggio è un risultato troppo bello per essere vero. E, infatti, non ci crediamo moltissimo. Non tanto per il dato eccezionale dei Conservatori di David Cameron al 45%, quanto più per quello, troppo basso, dei Laburisti sotto il 25%. Evidente che ci piacerebbe tanto, ma proprio tanto, ammettere di aver sbagliato e confermarvi tra qualche settimana questi bellissimi numeri che arrivano da oltremanica.

Piccola nota a margine: c’è ancora qualcuno, dotato di un minimo di buonsenso, convinto che David Cameron non sia un leader adatto per questo partito?

YouGov-8 maggio
Conservatori 43%

Laburisti 27%
LibDem 18%
Altri 12%

Bpix-9 maggio
Conservatori 45%

Laburisti 23%
LibDem 17%
Altri 15%

 

David&Maggie

Thursday, May 7th, 2009

Come ben immaginate, le polemiche sul confronto tra David Cameron e Margareth Thatcher non mi hanno mai particolarmente entusiasmato. Chiarire se David Cameron sia o meno thatcheriano (e atteso che lo sia, capire quanto lo è) non è tema delle prossime elezioni e la lezione più evidente che arriva dalle ultime tre batoste elettorali inflitte ai Tories dal Labour Party di Tony Blair è che sventolare asetticamente la figura di Maggie sperando basti per vincere è un clamoroso errore. Tattico e strategico.

In questi ultimi anni il Partito Conservatore è cresciuto, ha elaborato idee e metodi nuovi e, secondo alcuni (me per primo), ha definitivamente archiviato l’era Thatcher. Non vi è (e come potrei mai) un giudizio negativo in questo. Tutt’altro: il modo migliore per tradire la straordinaria esperienza di governo di una donna così speciale è farla diventare una sorta di feticcio da esibire, sullo stile delle magliette del Che che si vedono ai raduni di sessantottini fuori tempo massimo.

Se la Thatcher corresse per una competizione elettorale oggi, probabilmente, farebbe cose per nulla diverse da quelle che sta facendo David Cameron. Pretendere di giudicare il leader conservatore sulla scorta di quel che la Thatcher ha fatto in quasi tre mandati di governo è sbagliato e ingeneroso. Lasciatelo lavorare e vincere in santa pace le prossime elezioni, poi ne riparliamo.

 

Prima della BBC

Wednesday, May 6th, 2009

ll partito conservatore ci dà la possibilità di vedere in anteprima il video che verrà trasmesso dai principali canali tv britannici questa sera.

E’ il primo spot per la campagna elettorale per le europee e per le elezioni locali del prossimo 4 giugno. Vote for Change rimane uno slogan stratosferico.

Segnalo la risposta sulla legittimazione di Gordon Brown come Primo Ministro e sulle elezioni “right now”.

 

Change Required

Wednesday, April 29th, 2009

 

Brown presenta il Budget e i Conservatori volano

Monday, April 27th, 2009

Ai Conservatori il nuovo budget presentato alla Camera dei Comuni da Brown deve piacere moltissimo, perchè li spinge nuovamente sopra la soglia psicologica del 45% e ricaccia il Labour Party a meno 18.

Ultimo sondaggio YouGov- 24 Aprile

Conservatori 45%
Laburisti 27%
LibDem 17%
Altri 11%

 

Sempre a farci riconoscere

Thursday, April 23rd, 2009

I conservatori inglesi sono persone a modo. Educate, con uno sense of humor tutto loro e convinti che la Politica sia una cosa seria.

Così seria da meritare un decalogo su come selezionare i candidati per le prossime elezioni europee. E talmente seria da far sì che attorno a quel decalogo si scatenasse un dibattito su cosa era giusto e cosa no. Preferire gli uscenti, favorire le donne, incentivare gli europeisti.

Poi,un giorno, scoprono la bellezza dell’Italia. Si accorgono di come tra i futuri candidati del PdL alle europee ci siano veline, soubrettes, partecipanti al Grande Fratello ed esclamano: “it has not been an entirely meritocratic process.”

Sono fighi,veramente.

 

Uk Monitor- Sondaggio ComRes

Wednesday, March 4th, 2009

L’ultimo sondaggio ComRes dà ai Conservatori un vantaggio di 16 punti sui rivali laburisti. I LiberalDemocratici stanno ancora sotto il 20% nonostante ComRes sia storicamente un sondaggista particolarmente favorevole al terzo partito britannico. Incolliamo qui sotto l’elaborazione grafica fatta su tutti i sondaggi raccolti dall’inizio del 2009 in poi, con annesse le linee di tendenza.

ComRes 03 Marzo 2009

Conservatori            44%
Laburisti                  28%
LiberalDemocratici   17%